Leggere per orientarsi nel cielo stellato dell’adolescenza

Insegnare ai ragazzi le parole giuste per costruire e mappare noi stessi rappresenta oggi una delle sfide più dure che la Scuola sia mai stata chiamata ad affrontare. In questi nostri giorni di concitazione frenetica e condizionamento tecnologico, l’analfabetismo emotivo ha assunto proporzioni drammatiche: gli adolescenti, non solo ignorano il significato autentico dei sentimenti umani, ma addirittura, più spesso, non hanno alcuna padronanza delle parole necessarie a circoscriverli e qualificarli. Accade ad esempio che si faccia un uso arbitrario e fuorviante della parola «felicità» (confondendo lo stato d’animo con la gioia, l’allegria, l’euforia). Oppure accade che si usi impropriamente la parola «depressione» e che termini come «tristezza» e «malessere», oltre ad essere ricondotti al medesimo campo semantico, assurgano al ruolo di sinonimi. Nei miei anni d’insegnamento, ho potuto constatare come la lettura costituisca l’antidoto più efficace contro questa deriva, che non è soltanto linguistica ma ha a che fare, evidentemente, con le possibilità di successo offerte a tutte le ragazze e i ragazzi impegnati nel quotidiano verso una piena e consapevole definizione della propria personalità. Se è vero che l’analfabetismo emotivo, infatti, descrive una forma di povertà non sempre riconoscibile, è vero anche che le carenze che ad esso si associano, in termini di realizzazione sociale e culturale, rappresentano un potenziale ostacolo nel processo di messa a fuoco delle priorità e delle ambizioni personali e che l’esito di questo concatenamento è spesso, inevitabilmente, negativo. La lettura può contribuire ad aggirare l’ostacolo perché le storie impegnano chi legge a intraprendere un’esperienza di simulazione di sentimenti e stati d’animo, talvolta non ancora noti ai più giovani, ma che pure rappresentano passaggi imprescindibili nella formazione dell’individuo. L’immersione profonda e solitaria in un mondo fatto di sole parole fa sì che i ragazzi che leggono familiarizzino con quelle parole e imparino a servirsene anche fuori dell’esperienza.

Dovendo orientarsi dentro universi emotivi complessi, i ragazzi imparano a cogliere forme e sfumature dell’interiorità di cui l’analfabeta emotivo spesso non ha alcuna percezione. Guardando il cielo a occhio nudo, di notte, ci lasciamo incantare dai puntini di luce che lo costellano, ma forse a quasi nessuno di quei puntini siamo in grado di dare un nome. Se invece lo stesso cielo lo guardassimo con un telescopio, sarebbe più facile cogliere il disporsi delle costellazioni e delle nebulose, tanto che con ogni probabilità saremmo motivati a chiamare per nome le stelle, i pianeti e gli aggregati di materia che più ci colpiscono per la loro forma bizzarra o che, semplicemente, riusciamo a vedere con maggiore chiarezza. Ecco, la lettura rappresenta il telescopio di cui possiamo dotare i nostri ragazzi per offrire loro il vantaggio di mappare la propria interiorità e instradarsi, così, con consapevolezza e coraggio, nel cielo stellato dell’adolescenza.

 

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