I danni arrecati agli alberi con i Capitozzi e il loro declino

In questo articolo vi parlerò di un problema molto serio e che deve stare a cuore a tutti noi, in quanto estremamente importante. Da sempre purtroppo nell’immaginario comune la concezione è quella di intendere la potatura come una pratica necessaria per gli alberi e che debba necessariamente implicare una riduzione pesante della chioma, per motivare una esigenza/fabbisogno di “sicurezza”, in quanto nella percezione umana se un albero è basso e contenuto è sempre e sicuramente più sicuro di uno alto con la chioma bella espansa. Quindi in “nome della sicurezza”, concetto ideato dall’uomo, la pratica più diffusa sia perché la più rapida e la più economica ma solo in apparenza, è quella della capitozzatura.

Tale pratica implica potature incisive che asportano buona parte della chioma, eseguendo il taglio di rimozione del ramo solitamente al di sotto della sua porzione terminale, dove è dotato di gemme disposte in modo naturale, in quanto equidistanti tra loro e sviluppate mediante uno schema architetturale tipico di ogni specie, generando così una infinità di monconi privi di qualsiasi germoglio. Questa pratica se perpetuata nel tempo debilita sempre più l’albero dal punto di vista fisiologico e vegetativo, ed oltre ad essere una pratica arboricolturale totalmente scorretta e contestabile per i danni arrecati, va ad annientare il valore estetico ornamentale dell’albero, deturpando irreversibilmente e in continuazione la naturale architettura della chioma, tipica di ogni specie vegetale. Dovete sapere che in seguito ai tagli di capitozzo, dalla superficie di taglio verranno sviluppati rami epicormici, originati dall’attivazione di gemme dormienti avventizie, i quali avranno un’inserzione oltre che innaturale, anche stretta e debole. Per questo motivo nel periodo primaverile capita spesso e volentieri di osservare la caduta al suolo di piccoli rametti di alberi capitozzati selvaggiamente alcuni mesi prima, ad esempio del Tiglio, in giornate dove il vento soffia anche moderatamente e ciò perché come detto poco fa il loro numero è sovradimensionato rispetto alla superficie in cui sono inseriti e la loro inserzione è molto debole.

Un altro aspetto da non sottovalutare mai, essendo a livello strutturale il punto nevralgico del discorso, è quello che la superficie del taglio di capitozzo, negli anni tenderà a essere soggetta all’attacco e all’infezione da parte di funghi cariogeni, che ne comprometteranno la densità e di conseguenza anche la stabilità dei rami epicormici sviluppati anni prima che col passare del tempo diventeranno veri e propri rami aumentando progressivamente oltre che di dimensione anche di peso, che saranno quindi inseriti su una porzione di legno cariato, ovvero in termini comuni definito marcescente, aumentando così in modo considerevole negli anni il rischio di cedimenti, rotture o sbrancamenti, con le conseguenze che possono portare, soprattutto in ambito urbano dove il rischio di impatto con cose e persone è notevolmente alto. Purtroppo molto spesso ci scontriamo contro un retaggio culturale che arriva da molto lontano, dove la potatura a testa di salice dei Gelsi è stata presa da sempre come esempio di potatura corretta, ma in quel caso i Gelsi venivano potati in quel modo per facilitare le operazioni di rimozione dei rami dell’anno, che servivano per alimentare i bachi da seta e quindi era una potatura esclusivamente “di comodità” per il ciclo produttivo a cui era destinata. Queste potature sconsiderate oltre ad annientare la valenza estetica dell’albero ne riducono al minimo anche la valenza ambientale, con veri e propri danni a carico di tutta la collettività, in quanto le loro funzioni vengono meno, tra cui le principali: l’assorbimento di di anidride carbonica con relativa produzione di ossigeno e l’intercettazione delle polveri sottili PM 10 e PM 2,5, dannosissime per le vie respiratorie e quindi per la nostra salute. Un aspetto che non viene mai considerato, è la spirale di declino fisiologico, biochimico e energetico a cui viene sottoposto l’albero con interventi periodici di capitozzatura. Considerate che l’albero in primavera per germogliare utilizza come fonte di energia il glucosio accumulato negli organi di riserva, inteso come fotosintetato ovvero il prodotto della fotosintesi accumulato nella fase vegetativa che va dalla tarda estate all’autunno dell’anno precedente. Queste sostanze energetiche vengono accumulate e redistribuite in quantità differenti all’interno della pianta, la maggior parte nel tronco, nei rami e nelle radici sopra i 2mm, mentre in minima parte nelle radici con diametro inferiore a 2 mm e nelle foglie. Tali sostanze di riserva vengono usate dall’albero oltre che per crescere anche per riprodursi in quanto è un processo estremamente dispendioso e reagire a traumi come ad esempio la rottura di un ramo o compartimentare ferite (in gergo si definisce cicatrizzare). Quindi nel momento in cui si effettuano capitozzi, andiamo a asportare sostanze di riserva in quantità tanto maggiore quanto maggiore è la dimensione dei rami che verranno rimossi.

Queste riserve sono indispensabili per l’albero ed esso percependo che la chioma è stata deturpata, reagirà nell’intento di ripristinarla, con un dispendio di energie elevatissimo, che andrà ad attingere alle riserve accumulate come poc’anzi descritto. Capitozzi ripetuti, depauperano così le riserve dell’albero, sottraendole così anche ai processi di reazione ai decadimenti in corso, come ad esempio carie e cavità. Nel momento in cui un albero ha un decadimento in corso, cerca di attuare una crescita compensativa, compensando il legno degradato con altro legno così da rendere la struttura albero più stabile, ma anche questi processi sono molto dispendiosi a livello energetico. Quindi come ben capite il capitozzo genera una spirale di decadimento e sofferenza che va oltre all’aspetto estetico, ma che nella maggior parte dei casi non si comprende e non si prende mai in considerazione. Quindi prima di commissionare il capitozzo dei vostri alberi pensateci bene e parlatene con colui che li poterà, perché una gestione errata potrà comprometterli in modo irreversibile.

 

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