Credito d’imposta locazione immobili

L’ art. 28 del Decreto rilancio (DL n. 24/2020) ha introdotto un credito d’imposta sugli affitti degli immobili ad uso non abitativo. I beneficiari di tale agevolazione sono i titolari di attività d’impresa, i lavoratori autonomi, gli enti non commerciali e quelli religiosi. A loro è riconosciuto un credito d’imposta sui canoni di locazione di marzo, aprile e maggio 2020, a condizione che nel 2019 abbiano registrato ricavi o compensi inferiori a 5 milioni di euro. A dire il vero, già il precedente Decreto cura Italia aveva previsto un credito sulle locazioni, ma riguardava soltanto le locazioni di immobili di categoria C/1 ed escludeva dalla platea dei beneficiari lavoratori autonomi ed enti non commerciali. Il decreto rilancio ha colmato le lacune evidenti del precedente art. 65 del cura Italia, sia dal punto di vista soggettivo che da quello oggettivo. Dal punto di vista soggettivo è stata allargata la platea dei beneficiari con l’inserimento dei lavoratori autonomi, degli enti non commerciali e di quelli religiosi. Dal punto di vista oggettivo, è stato meglio definito l’ambito di applicazione. Infatti, i contratti che danno diritto al credito d’imposta sono i seguenti: contratti di locazione e di leasing immobiliare; contratti di servizi a prestazioni complesse o di affitto d’azienda Tali contratti devono avere ad oggetto un immobile ad uso non abitativo, che sia destinato allo svolgimento dell’attività industriale, commerciale, artigianale, agricola, turistica o che sia destinato all’esercizio abituale e professionale dell’attività di lavoro autonomo.

Per quanto concerne il leasing immobiliare, il riferimento è esclusivamente al contratto di leasing operativo (o di godimento). Infatti, tale tipologia di contratto ha la stessa funzione economica del contratto di locazione tipico. Al contrario, non rientrano nell’ambito di applicazione del credito i canoni relativi a contratti di leasing finanziario (traslativo) poiché in tale tipologia contrattuale è il conduttore che sostiene i rischi relativi al bene e, pertanto, è assimilabile al contratto di compravendita con annesso finanziamento. Con riferimento invece agli immobili destinati dai professionisti all’esercizio abituale e professionale della loro attività di lavoro autonomo, rientrano nell’agevolazione anche gli immobili adibiti promiscuamente all’esercizio della propria professione e all’uso personale o familiare. La condizione è che il professionista non disponga nel medesimo comune di altro immobile adibito esclusivamente all’esercizio dell’arte o professione; infatti, in tale ultima ipotesi, il credito d’imposta verrebbe riconosciuto esclusivamente sui canoni pagati per l’immobile adibito alla propria professione in maniera esclusiva, con totale esclusione dell’altro immobile adibito ad uso promiscuo lavoro/vita familiare. L’importo dell’agevolazione “è commisurato all’importo versato nel periodo d’imposta 2020 con riferimento a ciascuno dei mesi di marzo, aprile e maggio e per le strutture turistiche ricettive con attività solo stagionale con riferimento a ciascuno dei mesi di aprile, maggio e giugno”.

La condizione è che l’attività abbia subito una riduzione del fatturato/corrispettivi pari almeno al 50% rispetto allo stesso mese del 2019 ed è ovviamente commisurata all’ammontare delle mensilità pagate nei mesi di marzo, aprile e maggio (aprile, maggio e giugno per le strutture turistico/ricettive). Per i contratti di locazione e di leasing il credito è calcolato applicando la percentuale del 60% sulla mensilità pagata, se invece parliamo di contratti di affitto d’azienda o a prestazioni complesse la percentuale scende al 30%. Ad esempio, una società commerciale paga un canone di 900 euro mensili per un immobile di categoria D/8, supponendo che rispetti i requisiti dei limiti massimi di fatturato e abbia registrato una riduzione del fatturato di almeno il 50% nei mesi di marzo, aprile e maggio 2020, ha diritto ai seguenti crediti d’imposta: € 540 per la mensilità di marzo (€ 900 x 60%); € 540 per la mensilità di aprile (€ 900 x 60%); € 540 per la mensilità di maggio (€ 900 x 60%). Tali importi potranno essere utilizzati in compensazione nel modello F24, per il pagamento di altri debiti d’imposta, oppure direttamente nell’ambito della dichiarazione dei redditi del prossimo anno (dichiarazione 2021).

La compensazione può essere effettuata inserendo il credito in F24 con il codice tributo 6920 denominato “credito d’imposta canoni di locazione, leasing, concessione o affitto d’azienda – art. 28 dl 34/2020” e presentandolo tramite i servizi telematici messi a disposizione dall’Agenzia delle Entrate. Conduttore e locatore potranno anche accordarsi per lo “sconto in fattura”. In tale caso, il conduttore usufruisce direttamente di uno sconto pari all’ammontare del credito d’imposta e sarà il locatore a recuperare tali somme in F24 o in dichiarazione dei redditi 2021.

 

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