Quattro chiacchiere con Emma Lee Bennett

” La missione di uno scrittore è dare l’esempio, insegnare, accrescere la conoscenza dei lettori”

 

L’ ospite di questo numero di Sardegna Società è Emma Lee Bennett. In questa chiacchierata a “tu per tu” con lei si parlerà del suo libro pubblicato con Edizioni “La Zattera” B&W Souls. Fa da sfondo una New York contemporanea che vede anche gli altri protagonisti muoversi nella metropoli che non dorme mai.

 

B&W Souls è un romanzo forte, uno spaccato di vita nella Grande Mela, che ci trascina tramite Laila e Alexander, in un vortice di emozioni. Qual è stata la genesi di un romanzo tanto avvincente? L’idea del romanzo è nata a causa della presenza di personaggi maschili ormai inflazionati: protagonisti dall’aspetto attraente e dal carattere duro, spesso violenti e aggressivi, che di fronte alla figura femminile di turno perdono la testa e rinsaviscono, non risultando credibili. Uomini di questo tipo sono problematici, al limite del disturbo psicologico e di certo non guariscono. Quindi mi sono chiesta: come reagiranno i lettori di fronte a un uomo instabile? Un uomo dalla personalità spigolosa, antipatico, arrogante, disturbato e fragile a causa di un passato di abusi; un uomo, misogino per definizione medica, che diventa violento e odia il mondo. Alexander Archer è nato così: per sfida verso quegli stereotipi poco credibili che oggigiorno il palinsesto letterario del romance vuole propinarci. Non è stato facile perché ho dovuto studiare la patologia di Alex con l’aiuto di psicologi. Ma ho raggiunto il risultato che volevo: è realistico, vero, credibile, ma soprattutto sono riuscita a farlo amare dal pubblico perché, nonostante il suo carattere odioso e l’irreversibile problema psicologico, cela un animo ricco di valori e il desiderio di normalità. Di conseguenza, l’altra sfida: come reagiranno i lettori di fronte a una donna dolce, accondiscendente e disponibile, nonostante il passato indelebile che avrebbe potuto spezzarla per sempre? Una donna mite, quasi noiosa per la sua apparente stabilità. Laila è nata in questo modo: per dimostrare che le donne più monotone e malleabili nascondono una interiorità pronta a esplodere, una forza indicibile e tanto straordinaria da accettare un uomo malato. Forse sono le uniche che lo farebbero. Le lettrici l’hanno amata subito, si sono sentite immerse nel suo mondo fatto di emozioni soppresse, sacrifici per la famiglia, sofferenza per i mali subiti. Si sono immedesimate in lei, si sono sentite come lei perché Laila è come tutte noi.

 

La scelta di New York è stata immanente alla trama, o le vicende dei protagonisti potevano essere ambientate in qualsivoglia metropoli del globo terracqueo? In teoria avrei potuto ambientare il romanzo in qualunque città, ma sono certa che l’effetto finale non sarebbe stato lo stesso. Sono meticolosa anche in queste decisioni e New York era la scelta tentacolare e infida, pericolosa e inaspettata; ma anche sorprendente e meravigliosa, emozionante e sempre nuova come la parte più candida di Laila vista da Alex. In conclusione, una città che rispecchia ogni aspetto della personalità dei protagonisti.

 

Come hai gestito, se c’è stato, il classico blocco dello scrittore, e quando invece ti sei resa conto che il dattiloscritto, con la sua storia, era ormai terminato? Il mio blocco dello scrittore non dura mai più di un giorno o due e non lo definirei blocco ma stand by. È il momento in cui mi accorgo che qualcosa stona, non scorre, non mi piace. Mi fermo e vivo la vita di tutti i giorni. Intanto penso alle mille soluzioni che potrei dare alla storia. Per quanto riguarda me, come scrittrice, il dattiloscritto è terminato quando la personalità dei personaggi è coerente in ogni parola da loro pronunciata, in ogni loro reazione, in ogni loro atteggiamento, in ogni evento che vivono. Ma il punto finale è l’editing completato. Per completato intendo che è passato sotto revisioni alternate, mia e dell’editor, almeno una decina di volte: per me ci sono solo due modi di scrivere, bene e male. Io pretendo di scrivere bene perché la missione di uno scrittore è dare l’esempio, insegnare, accrescere la conoscenza dei lettori, essere veicolo di sapienza, in caso contrario, avrei scelto un altro mestiere.

 

Da autrice con caratura elevatissima, soprattutto nel campo degli e-Book, ritieni sia la forma di lettura del futuro, o il cartaceo continuerà la sua preponderanza? L’e-Book non è la forma di lettura del futuro, ma la forma di lettura del presente. Forse ad alcuni sembra una realtà nuova ma in verità esiste da decenni ormai in tutto il mondo. Io credo che arriveremo a un punto in cui le cifre si equivarranno. I lettori sono infiniti e si divideranno in due: quelli di e-Book e quelli di cartaceo. C’è solo un caso in cui un lettore di e-Book comprerà anche il cartaceo: quando il romanzo letto è piaciuto tanto da volerlo in carta per conservarlo.

 

S. E. King ha sempre sostenuto che ogni scrittore non termina alcun romanzo senza averne uno nuovo in predicato, senza svelare troppo, puoi gettare una piccola luce sui tuoi futuri lavori?

Sono un caso disperato, lo ammetto! Non ho mai un romanzo solo in predicato, ma due o tre. Future opere già in lavorazione sono la continuazione di B&W Souls, un inedito che uscirà a breve e del quale non dirò altro nemmeno sotto tortura, la dilogia cartacea de Le figlie del Duca.

 

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