Quattro chiacchiere con Roberta P. Giannotte

L’ ospite di questo mese è Roberta P. Giannotte, avvocatessa affermata e scrittrice di successo, che ci racconterà qualcosa di sé.

 

Ciao Roberta, e grazie della tua disponibilità. Il tuo ultimo lavoro, “La Resilienza”, edito dalla casa editrice “La Zattera”, di Alessandro Cocco, ha riscosso un grande successo nei lettori. Vuoi raccontarci qualcosa su questo tuo lavoro? Grazie a voi per questa intervista. “La resilienza” è il secondo volume del “Ciclo del Parma Caffè”, iniziato con il mio romanzo d’esordio, La finestra al sole. Questo ciclo, che vuole essere una quadrilogia, indaga, con quattro romanzi, la mia idea di tempo, non lineare ma composto di tanti attimi quanti sono i punti di vista delle persone: infatti, sono quattro vicende collegate tra loro e unite da un’unica costante, l’immaginario bar Parma Caffè di Cagliari. Il fatto che sia un secondo romanzo, però, non deve spaventare! È una vicenda autonoma rispetto al primo romanzo e può essere letta autonomamente senza perdere nulla della storia. Anzi, i due libri possono essere letti in qualsiasi ordine!

 

“La Resilienza” è un romanzo di spionaggio aziendale ambientato a Cagliari con una trama intrigante e originale, ma che arriva al lettore senza tecnicismi eccessivi. Roberta, vuoi raccontare ai lettori se, ed eventualmente in che modo, la tua professione di avvocato influenza la tua scrittura? Grazie per i complimenti. È, infatti, la storia di Pia, una trader milanese che si occupa di investire nel mercato finanziario i soldi dei clienti della società per cui lavora. A causa di un tradimento, farà un errore che la costringerà ad andare a Cagliari, dove uno dei clienti maggiormente danneggiati dal suo investimento, sta girando un videoclip: si tratta di Diego Vas, trapper cagliaritano di successo. All’inizio, tra i due il rapporto non è semplice, ma scopriranno di avere un passato comune. In realtà, la mia professione non ispira in modo diretto il mio lavoro da scrittrice: Roberta (l’avvocato) ed R.P. Giannotte (la scrittrice) sono due persone diverse. Ciò che influenza quello che scrivo è sicuramente l’osservazione delle persone: lo faccio continuamente, per strada, al parco, sul lavoro, osservo tutti e ascolto ciò che dicono e poi la mia testa fa il resto, mescola tutto e fa uscire fuori le storie che molto spesso sono lontane da ciò che ho osservato. Quanto ai dettagli tecnici, ti confesso che capire il mondo dei trader milanesi è stato interessante ma non semplice: per scrivere un personaggio (e lo sai meglio di me, dato che anche tu sei uno scrittore) devi un po’ diventarlo. Molti pensano che gli scrittori scrivano ciò che accade loro, io preferisco fare accadere ciò che voglio scrivere! In questo caso, mi è stato d’aiuto il coach finanziario Alfio Bardolla (che ha curato anche la fascetta del libro), che mi ha fatto vedere la sua azienda e mi ha messo a disposizione un trader per ogni informazione.

 

Oltre a essere una professionista affermata e una scrittrice di successo, attorno alle tue passioni e competenze hai costruito una figura innovativa, quantomeno per il panorama culturale e letterario isolano, che è quella della scrittrice social. Sei molto presente, soprattutto su Instagram, dove ti dedichi ai tuoi followers condividendo con loro non solo contenuti inerenti i tuoi libri, ma proponendo quotidianamente spunti di riflessioni e contenuti che catturano attenzioni e consensi. Come ti è venuta questa idea? Voglio diventare una nuova Chiara Ferragni! (ride) Ovviamente scherzo. Sono sempre stata attirata dagli effetti della comunicazione dei mass media, in quarta ginnasio sono stata folgorata da Gli strumenti del comunicare di “Marshall McLuhan” e da quel momento non ho più smesso di approfondire. Penso anche gli scrittori debbano avere una valenza sociale: proprio per questo, il loro linguaggio deve essere contemporaneo, devono essere presenti laddove la società vive. Ed è così che ogni giorno mi interrogo con la mia community, attraverso le stories di Instagram, su ciò che sta succedendo nel mondo.

 

Sei stata la prima autrice sarda a ricevere il Premio Nazionale Bonifacio VIII, grazie al tuo libro d’esordio “La finestra al sole”. Vuoi raccontarci le emozioni che hai provato? E permettimi di chiederti, in modo che i nostri lettori possano conoscerti ancora meglio, quali sono i tuoi gusti letterari.

Quando me lo hanno comunicato ero a Villasimius, stavo per andare al mare. Ho risposto al telefono e dall’altra parte c’era Sante De Angelis, il presidente dell’Accademia Bonifaciana di Anagni. Io non me l’aspettavo, conoscevo il Premio ma non mi aspettavo che La finestra al sole avesse avuto una così ampia risonanza. Sono rimasta completamente in silenzio per l’emozione durante la comunicazione, tanto che lui ha dovuto chiedermi: “Va tutto bene?”. Quanto ai gusti letterari tanta letteratura americana (adoro il loro stile così sintetico e lineare), Grazia Deledda (ha descritto la sua Sardegna contemporanea in modo sublime), Fëdor Dostoevskij (cinico ma con una capacità di approfondire i personaggi insuperata). Io stesso ti seguo sempre su Instagram e ho notato ti sei trasferita da poco a Milano, città a me molto cara da un punto di vista letterario. Da Scerbanenco ad Andrea G. Pinketts, dalla Milano violenta fino a quella della moda, passando per quella, mitica, da bere. Colgo l’occasione per ringraziarti della tua disponibilità e per chiederti se le atmosfere milanesi stanno stuzzicando la tua fantasia da scrittrice e alimentando dei progetti futuri. Tantissimo! Come già detto, anche qui osservo tutto. Sono arrivata in tempo di Covid, poco prima del lock-down, ma invece che viverla con terrore, l’ho vissuta con curiosità. Mi sono sentita accolta, la città era deserta e terrorizzata ma le persone intorno a me, i miei vicini, i miei colleghi, gli amici che ho qui e che sentivo tramite videochiamata, non hanno mai smesso di avere il sorriso. Potevo scegliere di tornare in Sardegna ma sono rimasta. È stata un’esperienza che purtroppo è capitata, ma che non rimpiango di aver vissuto qua.

 

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