Numero 7 – Luglio 2020

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L’EDITORIALE 

di Nicola Pinna – Vice Caporedattore

 

Care lettrici, cari lettori, pubblichiamo questo secondo mensile dell’estate 2020, quello di luglio, entrando nel vivo della stagione più propizia per scoprire e conoscere alcune delle piccole meraviglie del nostro territorio. È un numero che si pone in diretta continuità col precedente e che è stato dedicato alla regione del Sulcis iglesiente. Vi troverete perciò un intrigante percorso che si dipana tra il più importante centro urbano della zona – Iglesias – e i paesaggi costieri del sud-ovest, vero cuore dell’attività estrattiva nell’isola. Vi parleremo di Porto Flavia che, dei siti minerari, è il fiore all’occhiello. Porto d’imbarco del materiale estratto dalle miniere vicine, sbalordisce oggi e sempre con la sua caratteristica facciata esterna che sbuca a metà di uno strapiombo su un mare screziato di smeraldo. Il sito, sottoposto ad un attento lavoro di recupero e restauro, è meta costante di visitatori e turisti per il suo inestimabile valore storico-documentario e per l’incantevole cornice naturale in cui è inserita. Infatti di fronte campeggia il suggestivo e biancheggiante faraglione di Pan di Zucchero, vero monumento naturale, il quale impreziosisce una fascia costiera caratterizzata da scorci e spiagge incantevoli. Ma vi racconteremo anche dei borghi dell’interno, nei dintorni di Nuoro. Passeremo dunque al nord-est, incrociando il borgo di Posada, arroccato su una rupe e dominato dal castello della Fava. Con le spalle rivolte allo scenario dell’argentato Montalbo, il centro abitato conserva un fascino tipicamente medievale ed è uno degli insediamenti più antichi della Sardegna. Diviso tra la valle verdissima ai piedi del castello e la costa pianeggiante, vanta un mare eccezionalmente turchino che le permette di vincere ogni anno cinque Vele Blu, il riconoscimento più alto per la bellezza e la salvaguardia delle coste del territorio italiano, rilasciata da Legambiente e dal Touring Club Italiano. E poi sarà la volta del borgo che, celato dietro il misterioso nome di Aar, Grazia Deledda ha scelto come sfondo per uno dei suoi romanzi più intensi e drammatici: La madre. Il testo, uscito nel 1920 presso l’editore milanese Treves (all’epoca molto prestigioso), esplora il rapporto madre e figlio, con minuziosa sensibilità psicologica. Col suo tocco inconfondibile, l’autrice sprofonda nell’interiorità dei suoi personaggi, tormentata da tormenti e passioni. Sfiora temi delicatissimi quali la religiosità e la fede, il peccato e il senso del dovere, sviluppando una moderna riflessione sull’autodeterminazione, sull’incomunicabilità: nel 2014 è stato anche oggetto di una riduzione cinematografica, diretta da Angelo Maresca, che si è misurato per la prima volta con la regia in questo lungometraggio, e con Stefano Dionisi nel ruolo del protagonista maschile (Don Paolo). Un numero ricco di storia e cultura, di tradizione, di natura: come la nostra terra. Un numero fresco ma non disimpegnato, per accompagnarvi alla scoperta di ciò che ci circonda. Perché spesso pensiamo che la bellezza sia tanto distante da noi. E invece l’abbiamo intorno, forse basta solo guardare meglio. Basta così poco per scoprire ignote bellezze, per udire la voce di profonde radici che ancora ci parlano di noi. Noi desideriamo ascoltarle con voi.

 

 

Foto di Copertina di Salvatore Catanese

 

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