La fisica quantistica spiegata a mia nonna

Cari lettori, questo mese voglio parlarvi di fisica quantistica e di come questa affascinante disciplina, possa essere utilizzata nella vita di tutti i giorni. Sarà però una presentazione semplice e molto leggibile.

Albert Einstein era solito affermare che se si riesce a spiegare un concetto difficile a nostra nonna, allora quel concetto è stato compreso bene.

Con tanto di rispetto per tutti i nostri nonni, saggi e depositari di una grande esperienza di vita, cerchiamo dunque di spiegare bene alcuni concetti fondamentali di questa disciplina affascinante e molto misteriosa che ha però dei risvolti pratici nella nostra vita quotidiana.

La fisica quantistica prende il suo nome dalla parola “quanto”. Un quanto è il più piccolo elemento di energia che si possa misurare. Quando parlo di quanti ai miei corsi, chiedo agli allievi di immaginare un piccolo bicchierino contenente dell’acqua.

La fisica quantistica, quindi, ha a che fare con i quanti ossia le più piccole quantità di energia che si possano misurare. La luce, ad esempio è costituita da quanti di luce, ossia di piccoli bicchierini contenenti questa volta dell’acqua, nel nostro esempio.

Oggi la fisica quantistica è alla base di tantissime tecnologie mediche e delle telecomunicazioni, ma vediamo subito perché può essere utile in un contesto di vita quotidiana.

Nel 1927 il fisico tedesco Werner Heisenberg, formulo il famoso “principio di indeterminazione” che stabilisce l’impossibilità di determinare contemporaneamente la velocità e la posizione di una particella. Misurando una delle due, l’altra rimane appunto indeterminata. Questo succede per la presenza dello sperimentatore che proprio per il fatto che è parte dell’esperimento o della misurazione, altera con la sua presenza l’intero sistema. Prima di questa scoperta si pensava che l’uomo, non potesse interagire con la materia e che fosse da questa isolato. Grazie ad Heisenberg oggi sappiamo che le cose non stanno così. Noi, in ogni momento della nostra vita, siamo parte della realtà e con la nostra presenza andiamo ad alterarla.

Vi faccio dunque riflettere su quanta responsabilità abbiamo in ogni momento della nostra vita, verso la natura e verso gli altri esseri viventi. La nostra sola presenza, o meglio anche i nostri soli pensieri, determinano delle modificazioni nella realtà che ci circonda, prima ad un livello microscopico e poi ad un livello macroscopico. Noi interagiamo costantemente con tutto ciò che ci circonda per il solo motivo che siamo vivi, presenti e pensanti. In altre parole, grazie a questo principio fisico, l’uomo riprende un posto fondamentale nell’universo, ossia quello di co-creatore della realtà.

Vi esorto dunque a formulare sempre pensieri costruttivi verso la natura, verso gli animali, verso gli altri esseri viventi, in modo da sviluppare relazioni costruttive.

In questo senso ognuno di noi ha responsabilità al 100% verso sé stesso e verso l’intero universo.

Vediamo ora un’altra scoperta che ha delle implicazioni pratiche veramente sorprendenti.

Nel 1964, il fisico britannico John Stewart Bell, formulò un teorema considerato fondamentale e allo stesso tempo “sconvolgente”. Bell aveva scoperto che fra due particelle che nascono insieme o che interagiscono fra loro, si instaura una connessione permanente che va oltre il tempo e oltre lo sazio. Si è poi sperimentato che tale relazione vale anche per noi esseri umani. Fra una madre e suo figlio, ad esempio, si instaura una connessione che va al di là del tempo dello spazio. Una mamma che sta a Cagliari potrebbe sentire la necessità di chiamare suo figlio a New York per chiedergli come sta e magari scoprire che suo figlio ha avuto un piccolo incidente in macchina. È come se fra i due si instaurasse un canale permanente che permette di dar vita ad una sorta di comunicazione “telepatica”.

Questo fatto ci conferma che noi essere umani siamo tutti connessi ed in relazione fra noi. Se pensiamo al Big Bang, ossia a quell’esplosione dalla quale ha avuto origine il nostro universo, possiamo comprendere che un tempo molto lontano, eravamo tutti uniti e connessi. Grazi al teorema di Bell questa connessione permane ancora oggi.

Tale importante questione dovrebbe farci riflette, dovrebbe farci comprendere che siamo parte di uno stesso network. I miei pensieri, le mie azioni, non sono isolate, non rimangono confinate solo nella mia mente ma costantemente interagiscono con gli altri esseri umani e con la realtà che mi circonda.

Questa estate, riflettete su questi concetti, magari sotto l’ombrellone.

Siamo co-creatori della realtà che ci circonda.

 

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