Libera scelta educativa: una questione privata

Istruire e formare le cittadine e i cittadini del domani è senz’altro un privilegio, che tuttavia rappresenta anche un onere non trascurabile per le casse dello Stato. Secondo i dati Ocse del 2015, la spesa per l’Istruzione in Italia è stata di 67,4 miliardi di euro, pari al 4,1% del Pil. In altre parole, e con altri numeri, portare uno studente dalla scuola dell’infanzia alla maturità ha un costo medio che si aggira tra i 90 e i 100 mila euro, circa 6 mila euro l’anno. D’altro canto, 6 mila euro l’anno sono anche il costo medio della retta pagata da quelle famiglie che, nella scelta dell’istruzione da dare ai propri figli, si orientano verso la scuola privata. In questo caso, il contributo pubblico non si azzera ma si abbassa notevolmente, assestandosi intorno ai 500 euro annui per studente. Detto in altri termini, a spesa invariata, lo Stato non può fare a meno delle scuole private. Ed è per questa ragione che di anno in anno le finanzia, a dispetto dei proclami con cui periodicamente si annunciano maggiori investimenti nell’istruzione pubblica. Volendo anche rimarcare l’ovvio, e cioè che una cosa non debba per forza escludere l’altra, resta immutato il dato: iscrivere uno studente nella scuola privata si traduce oggi in un risparmio certo per le casse statali. È opinione di chi scrive che, quando un governo stabilisce di finanziare le scuole private, compia una scelta di buon senso. Data l’entità, piuttosto modesta, dei contributi annui destinati al settore, se gli stessi venissero trasferiti alla scuola pubblica, non si registrerebbero progressi significativi, né, per fare qualche esempio, in termini di potenziamento dell’offerta formativa né rispetto allo spinosa questione dell’edilizia scolastica. Per contro, verosimilmente, procedendo a una riduzione o, peggio, a un azzeramento del sostegno statale alle scuole private, si assisterebbe a una drastica contrazione della qualità dell’istruzione pubblica.

Una riflessione a parte meritano le motivazioni che spingono le famiglie a preferire la scuola privata a quella pubblica. La percezione diffusa che lo studente della scuola privata abbia garantita l’opportunità di formarsi in un ambiente più protetto e sicuro, che possa godere di vantaggi, in termini di aiuto allo studio e di recupero delle lacune, che gli sarebbero invece preclusi nella scuola pubblica, è evidentemente, troppo spesso, basata su valutazioni approssimative, quando non su veri e propri pregiudizi. Tuttavia, fatte salve le scelte educative individuali e le ragioni che sottostanno a ciascuna scelta, resta fondamentale che la scuola pubblica si mostri sempre all’altezza del compito assegnatole dalla Costituzione. Che non cessi dunque di essere la prima tra le scelte possibili e che continui, malgrado la penuria di investimenti, a ribadire la centralità del suo ruolo, come istituzione della Repubblica e come organo vitale della democrazia.

 

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