Endometriosi e risvolti psicologici

Con il termine endometriosi si definisce una malattia cronica e complessa che è originata e caratterizzata dalla presenza anomala di cellule della mucosa uterina in altri organi. La sintomatologia è spesso a carattere progressivo ed è contraddistinta da perdite ematiche, infiammazioni croniche, dolori addominali, aderenze e spesso anche infertilità. Molte donne ne soffrono e a volte arrivano ad una diagnosi solo dopo diversi anni di analisi e visite mediche. Per questo il malessere fisico è spesso accompagnato da un alto impatto psicologico che interferisce con la vita sociale, affettiva, di coppia e lavorativa della persona. Nonostante i disagi che crea, questa malattia è stata riconosciuta come invalidante solo di recente. Il 73% delle donne che ne soffre infatti non è in grado di svolgere le normali attività della quotidianità e nel 35% dei casi questa malattia influenza il rapporto di coppia o causa la rottura. Questo perché chi ne soffre fa fatica a sentirsi compreso dalle altre persone, spesso proprio dai familiari e dal partner, ha difficoltà a parlarne e a chiedere aiuto quasi come se stare male fosse una colpa. Nel mondo si calcola che 176 milioni di donne soffrono di questo disturbo, e solo in Italia 3 milioni di donne, ma si tratta di stime al ribasso perché la ridotta conoscenza rispetto alla malattia fa sì che spesso non venga riconosciuta come tale; infatti sono molti i casi di disturbo non correttamente diagnosticato e alle volte si arriva alla diagnosi corretta solo dopo diversi anni di indagini. Il 30-40% di queste donne sono affette da endometriosi lieve o moderata. La media italiana del tempo trascorso prima della diagnosi è 7-8 anni, tempo in cui le pazienti cercano una risposta alla loro problematiche e che spesso non vengono capite e credute. L’esordio precoce, unitamente alla gravità e complessità dei sintomi e al ritardo diagnostico aumenta la possibilità che la donna non possa diventare madre. Un altro rischio associato è che dopo l’intervento e/o le cure farmacologiche si arrivi ad una menopausa precoce e alla sterilità. Nonostante la limitatezza della ricerca in merito, gli studi esaminati sino ad ora dimostrano che la patologia incide negativamente sul funzionamento psicologico, in termini di benessere soggettivo, salute mentale e qualità di vita, poiché intacca diversi domini dell’equilibrio della donna: quello sessuale, quello di coppia, quello dell’identità di genere e quello della maternità. Questo ci porta a pensare che le donne affette da endometriosi siano maggiormente a rischio di sviluppare disturbi psicosociali e di natura psichiatrica, in prevalenza del tipo disturbi dell’umore (depressione maggiore e bipolarità), ansia, disturbi di adattamento, elevati livelli di stress cronico. A giocare un ruolo determinante in questo senso è il fenomeno del dolore cronico e ciclico che colpisce le pazienti sintomatiche: ricerche recenti mostrano come ad esempio la prevalenza della depressione è maggiore nelle donne affette da endometriosi con dolore pelvico cronico, rispetto alle donne che pur soffrendo di tale patologia, non presentano nessun sintomo doloroso. Spesso il dolore incide negativamente sulle attività e le autonomie della donna che non può lavorare, ha difficoltà a spostarsi autonomamente perché ha paura di sentirsi male mentre si trova da sola fuori casa, sviluppando sbalzi d’umore e sintomi ansiosi associati. Ciò può portare ad un abbassamento dell’autostima e ad una modifica del modo di percepire il proprio corpo. Per le sue importanti implicazioni e per la sua pervasività è possibile affermare che l’endometriosi può portare le donne a sentirsi schiacciate da un profondo disagio con sensazioni di inadeguatezza. Quindi l’endometriosi ha un forte impatto sulla qualità della vita poiché oltre ai sintomi specifici della patologia si aggiungono altri disturbi quali: problemi del sonno, difficoltà nell’intimità con il proprio partner con ripercussioni negative sul rapporto di coppia, problemi sul lavoro e nella vita sociale. La sofferenza fisica e quella psichica finiscono per alimentarsi a vicenda e da una problematica si passa all’altra percependo ancora più complessa la propria condizione.

Ma come si può aiutare chi soffre di questa patologia? La prima cosa da fare è evitare di giudicare e ascoltare i bisogni della persona, perché la reazione è sempre soggettiva e spesso sorgono conflitti per scaricare la tensione e la rabbia. Da una parte bisogna ottimizzare la funzionalità della paziente, cercando di affiancare alle cure farmacologiche un sostegno psicologico, e dall’altra è importante salvaguardare i rapporti lavorativi e affettivi che spesso vengono compromessi perché chi vive tale patologia si sente solo e incompreso. L’efficacia delle cure e del trattamento sono valutabili in base alla qualità della vita raggiunta dalla paziente e dalla sua famiglia.

 

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