La clessidra: Turismo è tempo di riprendersi

Che questa non sarà una stagione entusiasmante l’hanno capito tutti: dagli esercenti coinvolti in prima linea ai residenti delle città turistiche. Il motivo lo conosciamo bene ed è roba trita e ritrita. Non c’è spazio dunque per la titubanza: per arginare questa problematica serve chiarezza e quindi linee guida, modus operandi, controlli e poca incertezza. Anche perché navigare a vista è una perdita di tempo ed è controproducente. Come sono state controproducenti le recenti liti fra governatori di regione, sindaci e fra fazioni politiche: è così difficile capire che se vogliamo vincere questa lunga partita dobbiamo fare squadra? Sono in tanti poi a pensare che un’estate senza turisti non sia sta gran perdita.

Qualcuno ha pure ribadito: “Meglio così, le spiagge saranno tutte per noi”. Nulla di più sbagliato: gli hotel che non aprono, gli stabilimenti che posticipano l’apertura, i chioschi che non venderanno bibite e gelati, i negozi di souvenir deserti e tutte le altre attività legate alla stagione che soccomberanno non saranno un problema solo dei proprietari. Ma di un territorio intero. Perché per ogni comparto che soffre una parte della comunità scricchiola e il rischio è quello di crollare. Provate ad immaginare una vecchia sedia il cui piede è usurato e ballerino: essa resterà in piedi grazie agli altri tre, ma solo finché essi reggono il peso. E noi, ora, non possiamo permetterci di cadere.

Non ci si dimentichi, fra le cose, che le grandi stagioni degne di nota restano impresse per la grande partecipazione di più elementi: amministrazioni che imbastiscono la scena con un fitto calendario eventi, associazioni che con pochi danari si danno un gran da fare, singoli cittadini che fanno la propria parte. E poi ci sono i turisti che con il loro arrivo danno colore alle città, contribuendo (e non poco) all’economia locale che di questo in larga misura vive (o perlomeno dovrebbe). Perciò si litighi meno e ci si ascolti di più. Poi si passi all’azione. Perché diversamente le ferite saranno altre. E non rimarginabili dall’oggi al domani.

 

 

Foto Mario Fadda

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