Vanessa Zuddas e il suo “Spirito Urbano”

“Ora più che mai le attività hanno bisogno dell’aiuto dei cittadini, se muoiono le realtà locali muoiono le città, per questo motivo è importante mantenere in vita i piccoli negozi”

 

Questo mese nel nostro salotto degli ospiti incontriamo Vanessa Zuddas, che ha fatto nascere dalla sua passione per la moda e l’economia circolare la sua idea imprenditoriale.

 

Ciao Vanessa e grazie di esserti resa disponibile. Come ti presenteresti a coloro che non conoscono la tua attività e come è nata questa idea? Ciao Chiara grazie a voi per avermi ospitato. Urban pep nasce a Cagliari nel 2016, nasce con l’idea di realizzare un negozio di abbigliamento sostenibile a partire dagli arredi realizzati con materiali di scarto. L’offerta era rappresentata in prima battuta da un 70% di abiti vintage mentre il restante abiti con tessuti naturali o riciclati. Già dai primi mesi mi sono resa conto che non a tutti fosse chiaro il concetto di sostenibilità ma soprattutto non tutti riuscivano ad apprezzare il valore e le potenzialità dei tessuti vintage. L’idea che poche persone fossero sensibili a questo tema mi aveva turbato e deluso. Sentivo che non stavo facendo abbastanza. A quel punto avevo capito che il mio obiettivo era un altro, anche il progetto era cambiato, tutti i progetti cambiano e si evolvono, volevo far apprezzare a più persone possibili le potenzialità e il valore dei tessuti vintage, volevo mostrare il mio mondo, mi sentivo di voler fare di tutto per rendere questi capi unici, da lì nasce l’idea di creare capi versatili e moderni da tessuti vintage. Chiaramente sulla base dei miei gusti. Volevo far conoscere a tutti il mio mondo.  

 

Secondo te, di questi tempi, quanto è importante diffondere un’idea alternativa a quella di fast fashion per sensibilizzare le persone sui rischi che corriamo con l’inquinamento dell’industria tessile? Oggigiorno più che mai è fondamentale che la gente capisca quanto impatta in maniera negativa l’industria dell’abbigliamento. È comunque la seconda più inquinante al mondo dopo il petrolio. È importante che ognuno di noi faccia delle scelte consapevoli e capisca cosa si nasconde dietro una t-shirt da €1,90. Oltre il fast fashion esiste un mondo che è quello del vintage, del second hand, ma anche quello della sartoria con tutta una serie di creazioni che hanno vita, un mondo magico, dove ognuno può giocare con la moda e può raccontare sé stesso.

 

L’abbigliamento è il nostro biglietto da visita, quale miglior modo per esprimere la nostra personalità, il nostro stato d’animo? Tutto questo son convinta che non possa darlo il fast fashion. Nessuno può cambiare il mondo da solo, ma se tutti iniziamo a cambiare le nostre abitudini si può fare davvero la rivoluzione. È importante integrare una responsabilità ambientale e sociale all’interno del core business, e agire secondo questi parametri.

 

Veniamo alla parte più artistica della tua attività. Da dove prendi spunto per i tuoi capi, che sia per la scelta delle stoffe o i modelli? Lo stile urban si rifà molto agli anni 60-70, siamo specializzati in camicie dalle fantasie più disparate. Essendo il mio stile molto poliedrico seleziono in base al mio stato d’animo e al mio sesto senso i tessuti che più mi ispirano per quella determinata collezione. Vado molto a sentimento. Chiaramente nell’insieme cerco di ricreare una coerenza nello stile e provo a raccontare una storia; i nostri capi sono inconfondibili, lo stile si riconosce a primo impatto perché è un’esplosione di colori, e si rifà molto a quello del nord Europa dove tutti tendono ad osare molto di più con i colori.

 

Urban Pep, fashion for free people: come hai scelto il nome del negozio e lo slogan che lo accompagna?  Urban Pep in slang significa spirito urbano, inizialmente scelto in modo casuale, sapevo che poteva andar bene per l’idea che c’era alla base: un’idea di moda per persone libere, come indica il resto del nome. Ho capito che poi quello era il nome perfetto perché rappresentava i prodotti appieno, il brand ci ricorda il contemporaneo, l’urbano, e la sua versatilità nonostante le stoffe vintage e i modelli, ci fa capire che il vintage può davvero essere attuale, ma soprattutto include lo spirito che è ciò che caratterizza ogni individuo e calibra le azioni, questo è uno stile per chi ha carattere, per chi apprezza l’unicità, per chi è curioso.

 

Siamo giunte alla parte conclusiva della nostra intervista. Ti vorrei salutare con un pensiero che ritengo molto importante visto il periodo che tutti stiamo vivendo. Quanto è importante ora sostenere le attività locali? E secondo te, c’è qualcosa che le attività dovrebbero/potrebbero fare per invogliare o incentivare tutto ciò, per rendersi competitive con altre realtà non locali?  Ora più che mai le attività hanno bisogno dell’aiuto dei cittadini, se muoiono le realtà locali muoiono le città, per questo motivo è importante mantenere in vita i piccoli negozi. Essere globali oggi è una condizione a cui non possiamo sfuggire, per i piccoli fronteggiare le realtà multinazionali è diventato quasi impossibile, però una cosa che possiamo fare è cercare di rompere gli schemi e fare qualcosa di diverso. Il piccolo può e deve offrire qualcosa di più al cliente, cercare di ricreare esperienze nei propri punti vendita è uno dei punti di forza che ci differenziano dai grandi colossi. L’accoglienza, la fidelizzazione il contatto umano fanno la differenza.

 

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