Numero 6 – Giugno 2020

 

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L’EDITORIALE 

di Nicola Pinna – Vice Caporedattore

 

Care lettrici, cari lettori,

pubblichiamo il numero di Giugno 2020 con un gesto che riunisce insieme gioia e molta soddisfazione. La nostra giovane testata proprio questo mese compie un anno ed è per tutta la redazione di Sardegna Società un motivo di sincera emozione. Concedetecelo: anche di orgoglio. Quello che è nato come un progetto ambizioso, coraggioso e spericolato, è diventato una realtà stabile e dalla fisionomia via via più definita. In uno scenario così competitivo e cangiante, vorrei dire proprio precario, l’assiduo lavoro di stretta collaborazione è stata la nostra leva principale per superare difficoltà (che intervengono sempre) e momenti di impasse. Ed eccoci ancora qui, grazie soprattutto a voi. Continuiamo perciò a narrarvi storie, a fare informazione, a promuovere il nostro territorio. Lo faremo in questi mesi estivi, inaugurando una serie di tre numeri che abbiamo scelto di dedicare – seppur non in maniera esclusiva – ad un racconto coinvolgente di alcuni degli incantevoli borghi sardi e della zona più svantaggiata della nostra regione: il Sulcis iglesiente. Abbiamo pensato ad un percorso avvincente, sospeso tra storia e turismo, tra attualità e cultura, che senz’altro conquisterà il vostro interesse e magari vi farà conoscere meglio luoghi, vicende e personalità poco noti. Ma non si tratterà tuttavia di una virata verso il disimpegno e la frivolezza. La prospettiva resterà sempre la stessa, come identica sarà la cifra espressiva del nostro racconto: manterremo fede alla ricchezza nelle informazioni, alla pluralità degli sguardi, all’impegno etico. I paesaggi del Sulcis incantano e sono familiari a tutti, fanno girandole continue sui social media tra fotografie e video. Ma vorremmo andare al di là di questo: perché si tratta di un territorio che ha progressivamente perso la propria voce, funestato dalla minaccia dello spopolamento, martoriato dalla crisi economica. Le sue preziose risorse, i suoi giovani, sono stati costretti ad allontanarsi (e lo sono ancora oggi), per studio o per ragioni lavorative (di chi lo cerca un lavoro, di chi lo vorrebbe migliore). Chi è rimasto lotta e si scontra con una realtà desolante e scoraggiante. La politica non è più stata capace di arginare questa emorragia e di proporre progetti che devono essere, data la precarietà della situazione, intrepidi e audaci. C’è molto su cui lavorare e crediamo giusto mettere questi temi sotto i riflettori. Perché solo dall’informazione nasce la possibilità di costruire proposte e alternative. E da lì passano necessariamente anche la tutela e la salvaguardia del territorio. Nel nostro caso, di un territorio a cui siamo visceralmente legati.

 

 

Foto di Copertina di Marco Sanna

 

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