La scuola è finita

L’otto giugno per gran parte degli studenti sono finite le lezioni, per circa tredici mila studenti ancora, qui in Sardegna, ci sarà l’ultimo impegno dell’esame di diploma. Da docente, vorrei solo condividere con voi questa nuova esperienza della Didattica a distanza, in termini tecnici Dad. Inutile dire, che per gran parte di noi docenti, questa forma di didattica ha rappresentato un grosso problema:  decisamente eravamo impreparati a lavorare su delle piattaforme che prevedevano una preparazione di base per l’utilizzo, ed una capacità di orientamento nelle sale virtuali web, dove incontrare gli allievi. Con tanta buona pazienza e voglia di riuscire, molti di noi hanno iniziato a visionare tutorial e video di configurazione delle varie piattaforme per poterci sentire a nostro agio e lavorare tranquillamente con i ragazzi. Credetemi, pur con un minimo di passione per il web e l’informatica è stata una strada in salita. Vissuta con momenti di sconforto, sfiducia e felicità quando per la prima volta hai potuto sentire dagli autoparlanti del tuo pc la voce dei tuoi alunni. Ma cosa è stata veramente la Dad ?

Potrei dire che, personalmente mi ha aperto un mondo nuovo, e quando c’è da imparare io sono sempre pronta; mi ha costretto a vivere quasi ventiquattr’ore su ventiquattro col pc acceso, in attesa di ricevere compiti ed elaborati, incontrare allievi in videolezione, preparare quiz e verifiche, scaricare compiti e conservarli in cartelle per classe; mi ha portato a formulare una valutazione diversa dei miei allievi, dipendente anche dalle loro possibilità di connessione, dal fatto che non essendo presente non ci siamo potuti confrontare al meglio; ma più di tutto è mancato lo sguardo. Si lo sguardo e la possibilità di incontrare gli occhi dei ragazzi, in quanto troppo spesso le camere in videolezione erano spente. Mi è mancato quel minimo contatto che ci può essere tra docente e allievo che può essere un rinforzo, uno stimolo a fare meglio, l’interazione e la possibilità di scherzare, osservare i comportamenti che spesso comunicano più delle parole. Pur trovando questa nuova metodologia importante per il periodo che stiamo attraversando, questa non potrà, a mio avviso, sostituire quello che si realizza in classe. L’esperienza in presenza, è una scuola di vita, dove sia docente che alunno assimila e fa propria l’esperienza della condivisione, del confronto, dell’empatia, del dialogo; sono giorni vissuti insieme tra gioie e dolori qualche volta, una conoscenza che va oltre la didattica, un’esperienza dunque che ti porta a vedere gli alunni quasi come degli altri figli, ai quali consigliare, correggere, proporre, non solo didattica ma anche modi di vedere, di osservare, di approcciarsi al mondo, perché la scuola è prima di tutto educazione e poi didattica. La scuola è la seconda agenzia di socializzazione e questa la dice tutta: ecco  a cosa abbiamo dovuto rinunciare, alla socializzazione, all’entrare in rapporto con l’altro percependo non solo con la vista, ma con tutti i sensi. E questo è ciò che personalmente mi è mancato di più. Come metodologia ci ha salvati,  permettendoci di continuare le nostre lezioni tra alti e bassi; per alcuni alunni la barriera video ha permesso loro di sentirsi più liberi e spontanei, riuscendo ad ottenere ottimi risultati; per altri ancora è stato un impedimento a seguire puntualmente le videolezioni e permettere la consegna dei compiti. Insomma una metodologia che ha fatto a mio parere danni ad alcuni e bene ad altri. Per noi docenti, che ora abbiamo questa nuova competenza ( creare un’aula virtuale e poter fare lezione in questo modo), sarà un’altra possibilità di lavoro, di arricchimento, ma la vera ricchezza di questa professione è vivere la didattica in relazione, immersa nella classe, nella relazione con i colleghi, nell’attraversare i corridoi in cerca della tua classe ed entrare finalmente annunciando il buongiorno.

Concludo augurando a me e tutti i docenti di riprendere al più presto i nostri posti di combattimento e ritornare alla lezione classica, l’unica vera ( seppur con nuove metodologie didattiche) che accompagna l’allievo passo, passo offrendo non solo contenuti ma anche relazione.

 

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