La mediazione penale minorile: un’opportunità per i ragazzi e le vittime

La mediazione è un percorso di relazione che coinvolge due o più persone con l’obiettivo comune di risolvere un conflitto che si è creato tra di loro e che può essere di tipo sociale, culturale o penale. In quest’ultimo caso il conflitto si configura come reato e le parti saranno rispettivamente il reo, inteso come l’autore del fatto e la vittima, la persona che ha subìto la condotta lesiva e offensiva. Il nostro ordinamento offre una serie di disposizioni all’interno delle quali ritrovare i princìpi e le regole di questo importante strumento che può essere utilizzato fuori dalle aule dei tribunali, nei processi o nel momento in cui la pena determinata deve essere eseguita. Il D.P.R. del 22 settembre 1988 n. 448 disciplina il procedimento penale a carico di imputati minorenni, derogando in parte al codice di procedura penale ordinario previsto per gli adulti. Poiché l’autore del reato è un minore di anni diciotto, le tutele e le garanzie previste sono maggiori e si dovrà tenere conto del suo sviluppo fisico e mentale. Il giudice valuterà la personalità del minorenne e potrà sospendere il procedimento con messa alla prova del ragazzo, impartendogli prescrizioni e proponendo alla parti di ricorrere alla mediazione per riparare le conseguenze del fatto criminoso e favorire la rieducazione del minore (art. 28, D.P.R. n. 448/1988).

Nella mediazione penale minorile il ruolo delle parti presenta un’evidente asimmetria autore-vittima tra i soggetti coinvolti: l’autore del reato è minorenne mentre la vittima potrebbe essere minorenne o maggiorenne ma, in ogni caso nel processo penale minorile, non potrà costituirsi come parte civile (art.10, D.P.R. n. 448/88). Ne consegue quindi l’importanza che la mediazione rappresenta per chi ha subìto l’offesa, perché consente alla parte lesa di far sentire la sua voce in uno spazio neutro dove raccontare il suo vissuto. Il mediatore ha quindi il compito di favorire, se possibile, un dialogo tra le parti per permettere un incontro efficace tra gli interessati. Attraverso la mediazione penale minorile il giovane autore del reato può essere responsabilizzato in merito alle sue condotte, comprendere gli effetti e i danni che il suo agire ha provocato alla vittima e riparare allo “strappo sociale” che ha generato con le sue azioni, anche attraverso una analisi degli eventi e degli aspetti emotivi che hanno portato alla condotta. Il mediatore, dotato di un’adeguata formazione specialistica, al fine di favorire la risoluzione dei conflitti, deve possedere i caratteri di terzietà, neutralità e di imparzialità rispetto alle parti e ha il compito di aiutare la vittima a superare la sfiducia nei confronti dell’autore del reato e, contemporaneamente, permettere al reo di elaborare un percorso di responsabilizzazione. Lo scenario in cui opera il mediatore è un contesto protetto: nel suo ruolo terzo, favorisce un dialogo tra le parti e una interazione tra le stesse, come uno scambio di lettere o proponendo un incontro fisico, indicando le regole che saranno seguite nella stanza della mediazione, le aspettative e gli obiettivi che le parti dovranno condividere. In linea generale, il primo passo della mediazione si concretizza nell’organizzazione di un incontro separato tra il mediatore e la vittima e l’autore del reato per l’ottenimento del consenso ad iniziare volontariamente un percorso di mediazione. Successivamente è previsto un incontro diretto tra vittima e reo per il raggiungimento di un accordo.

Il percorso di mediazione penale può avere un esito positivo o negativo e il mediatore riferirà al giudice se le parti hanno ricomposto il conflitto, gli accordi e le modalità di risarcimento, le azioni di utilità sociale o le azioni di natura restitutiva previste. Se la mediazione ha a un esito positivo il giudice potrà basarsi su questo risultato per pronunciare la sentenza di estinzione del reato, se invece l’esito è negativo il giudice dovrà trarre una valutare da una serie di aspetti, essendo il percorso di rieducazione del minore complesso e non valutabile al singolo episodio. Si comprendere pertanto che attraverso la mediazione – che si aggiunge ad un ampio ventaglio di strumenti specificatamente previsti nell’ambito del processo penale a carico di imputati minorenni – si vuole rieducare e reinserire socialmente il giovane reo che si trova in una fase di non completo sviluppo e maturità. Emerge che il compito primario della legge è quello di mostrargli il percorso socialmente giusto che può seguire, in questo contesto anche più predominante rispetto alla condizione degli adulti. La mediazione penale minorile permette di comprendere le conseguenze delle proprie azioni e di rimediare al danno cagionato: promuove un processo di responsabilizzazione del ragazzo e offre una opportunità di ristoro anche per la vittima.

 

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