Il nostro popolo torni a cantare le bellezze della vita

[…] “Sembra aprirsi adesso una nuova fase della vita sociale, molto impegnativa perché alla paura della malattia,che non è venuta meno, si associa la preoccupazione per il lavoro e la probabile crisi economica che potrebbe mettere in discussione il benessere di tanti e rischia di impoverire le fasce più deboli della popolazione” […] “Quello che ci attende non è un semplice ritorno alle abitudini passate ma un nuovo inizio fatto anche di sacrificio e molto amore, che richiede tanta laboriosità, visione del futuro e solidarietà fraterna perché portiamo i pesi gli uni degli altri (cf. Gal 6,2). Che la nostra vita sociale riparta nella concordia, in quell’amicizia sociale che la cultura dell’incontro favorisce trovando strade di concordia e punti di convergenza. Carissimi, il nostro popolo, il popolo della Sardegna sa bene cosa sia il sacrificio del duro lavoro ma conosce anche la bellezza del canto: sa cos’è il sacrificio e conosce la bellezza, si commuove per ciò che è bello. Lavoriamo sodo e cantiamo con gioia perché la vita è bella ed è amata da un Dio che si mostra pastore buono e amorevole, un pastore che mai ci abbandona”.

 

 

Iniziare il discorso con alcune parti dell’ omelia dell’ Arcivescovo di Cagliari, Mons. Baturi, pronunciata il giorno di Sant’Efisio, sintetizza il grande cammino di speranza a cui siamo chiamati a vivere in questi mesi. Nel sentito comune speranza indica ogni tipo di aspettativa e di auspicio. Si sente ripetere: “io spero”; anche se poi si sostituisce questa espressione con sinonimi: “mi auguro, mi attendo, auspico”. Il significato è sempre lo stesso: comunicare i desideri da realizzare, le attese che vorremmo vedere esaudite. Desideri innumerevoli e vari per contenuti, per importanza e per densità emotiva. Il termine speranza attiene a situazioni di ogni momento della vita, a tutto ciò che quotidianamente alimenta, anche inconsciamente, la nostra voglia di vivere. Senza speranza si muore. Ma cos’è la speranza? Nel vocabolario troviamo due definizioni, ben distinte tra loro: la piccola speranza e la grande speranza. Circa la piccola speranza, lo Zingarelli precisa: «è l’attesa fiduciosa di qualcosa in cui si è certi o ci si augura che consista il proprio bene, o di qualcosa che ci si augura avvenga secondo i propri desideri». La grande speranza è invece «una delle tre virtù teologali che, secondo la teologia cattolica consiste nella sicura attesa della beatitudine eterna e dell’assistenza della grazia per conseguirla».

La speranza porta a dare senso al vivere, ci permette di rialzarci più volte e anche quando pare perduta, va cercata, scovata e nutrita perché cresca e non muoia. In effetti potremmo dire che la speranza è la capacità di stare nel non ancora, incerto ma desiderabile: permette di mantenere vivo il desiderio di vivere e la ricerca del piacere di vivere; ci conduce fuori dalla sensazione di pura e semplice sopravvivenza. Abbiamo bisogno di toccare la speranza; è necessario che il cuore poggi su qualcosa di solido ed è qui che s’innesta il dono teologale della speranza: la grande speranza, che è Dio, roccia invincibile su cui saldamente il credente può costruire la sua esistenza. Senza speranza non esiste possibilità di vita. La vita umana fortunatamente è immersa nella speranza. Speranza sottolinea Benedetto XVI non è sinonimo di illusione ma è quel motore che mi da giorno per giorno la forza di vivere in qualcosa e per qualcosa.

Cosa ci sarebbe da sperare oggi dopo questa Pandemia? Quale risposta possiamo dare ai tanti disoccupati? Sperare in un futuro migliore, sperare che i governanti adoperino scelte coraggiose per il benessere umano rispettando la dignità e il lavoro. In cosa possiamo ancora sperare? Una risposta è quella che questa pandemia ci ha fatto conoscere quanto siano importanti le relazioni fatte di sguardi, carezze, sorrisi e di pianti. Abbiamo bisogno di contatti più umani e non tecnologici. Sperare, Lottare, Collaborare, con questi tre verbi potrà andare veramente tutto bene nella speranza che presto torni il sereno nella vita di ciascuno di noi.

 

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