Numero 5 – Maggio 2020


Clicca sulla copertina per leggere questo numero

 

 

L’EDITORIALE 

di Nicola Pinna – Vice Caporedattore

 

Cari lettori, sappiamo già che ricorderemo questi mesi a lungo. L’emergenza sanitaria è stata gestita anche come un’emergenza di sicurezza. Infatti tutti scopriamo lentamente, giorno dopo giorno, quanto siano state sottili alcune conseguenze del lockdown. Senza apparente rumore si sono insinuate dentro di noi. E capita di scoprirsi timorosi, spaventati nel compiere azioni e gesti che tre mesi fa non avrebbero attirato alcuna attenzione particolare. Oggi c’è chi ha persino paura ad uscire di casa. Eppure lo scenario in cui siamo immersi è in evoluzione, e probabilmente il peggio è passato. O forse dipenderà da noi se il corso dei mesi a venire sarà positivo e se saprà far tesoro – responsabilmente – di quello che la pandemia ci può insegnare. Le crisi, astraendo e generalizzando, possono essere straordinarie occasioni di crescita e di rinnovamento. Certo è indispensabile proteggere e curare i corpi, la nostra dimensione fisica, collocata nello spazio. Tuttavia non dobbiamo, non possiamo trascurare l’evidenza che siamo fatti anche d’altro. Sarebbe stolto fingere che non ci sia altro. Perché virus e batteri non aggrediscono solo cellule o organi, essi purtroppo danneggiano pure laddove solo occhi attenti sanno guardare e riconoscere storture. Diventa necessario allora prepararsi, educarsi alla cura del sé, dell’interiorità. Disponiamoci perciò a un ascolto attento, a un colloquio intimo con noi stessi, cercando di distanziare lo sciame ronzante di notizie, opinioni, interviste e comunicati che schiacciano la nostra quotidianità. Non accrescono in alcun modo le nostre conoscenze, bensì dissolvono i contenuti e polverizzano il senso dei fatti che accadono intorno a noi. Ci impediscono di imparare davvero e di farci un’opinione personale, critica. Quella che è stata ribattezzata (con colto neologismo) infodemia consiste proprio nell’onda travolgente di informazioni che la comunicazione di massa ci infligge costantemente (articoli, post, video, podcast…). La via d’uscita? Risiede semplicemente nella riduzione, nella sottrazione: insomma, meno ma meglio. Non significa che la molteplicità delle voci sia in sé e per sé un male. Lo è illudersi di poterle assorbire indistintamente. Soltanto la scelta e la selezione fanno la differenza: prendere partito e abbracciare un’idea forte è lo scoglio cui ancorare la crescita. E anche il benessere. Cresce veramente ciò che è in buona salute. Ecco perché è giusto che il patrimonio di idee maturato sotto il cielo della crisi globale non vada sprecato. Lo dobbiamo a noi stessi, se vogliamo che la nostra società non consideri questo evento in modo superficiale e liquidatorio, riducendolo a una fatalità o peggio a una punizione divina. L’unica ripartenza è racchiusa nella nostra capacità di adattarci alla nuova realtà, di adeguarci a questo cambiamento tanto radicale e inatteso, con una forte spinta progettuale e propositiva. Accettando inoltre che alcuni ambiti richiederanno tempi di recupero più lunghi e forme di intervento più laboriose e analitiche. Mettiamo in conto fatica e impegno. Non si può passare in un attimo dall’ombra alla luce: abituiamoci ad un poco di penombra e a un bagaglio più leggero.

 

 

Foto di Copertina di Simon Ska Photography

 

© Riproduzione Riservata - Sardegna Società