Dalla Sardegna a New York il viaggio a colori dell’artista Sangavinese Giorgio Casu

 

Nel nostro salotto degli ospiti questo mese abbiamo il piacere di chiacchierare con Giorgio Casu: dagli albori ai nuovi progetti, ecco cosa ci racconta l’artista di San Gavino

 

Ciao Giorgio e grazie di essere qui. In questo periodo torni in Sardegna dopo molto tempo passato a New York. Possiamo dire che dagli esordi hai fatto tantissima strada. Quando hai capito che fare l’artista sarebbe stato il tuo lavoro? Ho abitato a New York per undici anni, da un anno sono tornato in Sardegna. Ho iniziato per passione, ho vissuto per un po’ in Inghilterra, Australia…quando mi sono trasferito a New York ho cercato di farlo diventare il mio unico lavoro, intorno al 2011 circa mi ci potevo concentrare totalmente. 

 

Tu sei di San Gavino. Cosa hai provato quando hai saputo che avresti fatto il primo murale nel tuo paese e cosa hai provato ogni volta che tornavi a casa e osservavi i tuoi lavori nel paese in cui sei cresciuto? Quando per la prima volta mi hanno chiesto se volessi realizzare un murale ho pensato fosse un’ottima iniziativa, anche perché uno mi venne chiesto da dei vecchi amici di San Gavino e mi faceva molto piacere lavorare con loro. Il primo mi venne chiesto per ricordare un caro amico che è venuto a mancare un anno prima della realizzazione del primo murale, del 2014, e mi sono sentito contento, entusiasta di poterlo fare a San Gavino. Era un periodo in cui il paese versava anche in un vuoto culturale intenso, e ogni volta che tornavo a San Gavino dai vari viaggi toccavo con mano quanto la crisi economica avesse colpito la Sardegna, e quindi anche il mio paese.

 

Cosa ti ha portato ai murales e a questo tipo di arte e perché? Io ho iniziato a dipingere tele. Sono soprattutto un pittore classico, mi piace fare mostre, dipingere per case e collezioni… nel 2005/2006 quando vivevo in Australia mi hanno chiesto di fare dei lavori un po’ più grandi, e mi sono cimentato a fare dei lavori per grandi formati, fino a quando sono diventati lavori per 80/100 metri quadrati. Come artista, dal punto di vista tecnico e scenico, il poter vedere una tua opera in un formato cosi grande in un centro urbano mi ha sempre dato tanto così come mi ha dato tanto anche dal punto di vista umano e personale. Quando potevo, nei miei viaggi in Messico e Costa Rica ad esempio, mi piaceva farlo un po’ per lasciare la mia traccia, un po’ perché amavo venire a contatto con le comunità locali.

 

Quando hai cominciato a capire che questa strada stava dando i suoi frutti e che stavano arrivando i primi successi come artista? Ho capito che questa poteva diventare effettivamente la mia attività principale quando nel 2011 mi chiesero se potessi fare una collezione, una edizione limitata, per una società negli Stati Uniti che mi ha comprato quasi 500 stampe. Infatti, nello stesso periodo in cui dipingevo mi sono specializzato anche nella realizzazione di stampe d’autore di quadri. Nel 2011 mi è stato chiesto di realizzare questa collezione personale che si chiamava “Master series” insieme ad artisti storici di fama internazionale, ma davano anche ampio spazio ad artisti emergenti e mi avevano ordinato molte stampe, facendo così diventare il mio lavoro un lavoro a tempo pieno a tutti gli effetti.

 

I colori delle tue opere sono molti accesi, e colpiscono per la bellezza anche l’occhio più disinteressato all’aspetto artistico.Cosa esprime per te l’uso di questi colori e cosa cerchi di trasmettere attraverso le tue opere? Come scegli i tuoi soggetti? I soggetti mi vengono suggeriti da dei fattori quasi totalmente casuali. Non sono cercati, provengono da qualsiasi cosa che possa attirare la mia attenzione. Possono essere immagini che arrivano anche durante il sogno, ma più spesso immagini che mi arrivano durante una passeggiata, una nottata, anche quando sono sotto la doccia, sono immagini che arrivano casualmente, molto forti e anche senza motivo. Allora penso possa essere interessante fare un quadro su quel soggetto, piuttosto che su un’immagine che magari vedo su un libro, e comincio a fare le mie ricerche e i miei studi per riprodurlo. I colori accesi mi hanno sempre interessato, mi piace pensare che se alcuni artisti si rifugiano nell’arte durante dei momenti bui, io posso rifugiarmi nell’arte sia in quei momenti che nei momenti più tranquilli, e mi piace esprimermi con i colori in maniera giocosa e ottimista.

 

Possiamo dire che tu hai riscoperto l’arte durante i tuoi viaggi, in un momento di pausa. Secondo te, è importante prendersi un anno sabbatico? E quando? Secondo me è importante prendersi un anno sabbatico quando uno ne sente il bisogno, perché credo arrivi da una necessità intrinseca. Naturalmente poi ognuno ha le sue limitazioni, sia per quanto riguarda motivi personali che lavorativi. Parafrasando Machiavelli, che ha scritto un libro bellissimo, “Il Principe”, uno studente dopo il suo percorso di studi dovrebbe poter prendersi un anno di tempo in cui dedicava la sua formazione al viaggio, ossia conoscere quello che succedeva al di fuori della propria nazione. Io ho lavorato come educatore per anni, poi ho deciso di partire perché ritenevo giusto vedere cosa ci fosse fuori dall’Italia e studiare inglese. ho studiato in un college in Inghilterra e poi ho viaggiato, consiglio a tutti se possono e se ne sentono il bisogno di prendersi un periodo di pausa.

 

Quali progetti hai in mente per il futuro? Voglio concentrarmi nella produzione artistica in Sardegna. Dopo aver vissuto per tanti anni fuori, la Sardegna mi consente di concentrarmi meglio sulla produzione personale. Da un paio d’anni lavoro alla costruzione di una scultura molto grande che doveva essere installata questa primavera, ma dati gli eventi l’installazione è stata rimandata. Sto lavorando come interior designer per fare un hotel a Cagliari ispirato all’arte e al mare. Sono il direttore artistico di San Gavino e lo sono diventato di Sant’Antioco: inizieremo quest’estate con la prima opera e seguiranno tre anni di produzioni, non solo mie ma di altri artisti. Negli Stati Uniti sto seguendo la produzione di opere d’arte per una casa di produzione di musica. Sto creando un mosaico di 4 metri per 3 a Torre delle Stelle, sto lavorando per la costruzione del mio atelier a San Gavino e continuo a lavorare alle mie commissioni, insomma molti progetti ma dato il periodo la gran parte è stata sospesa.

 

Parlando dell’arte in Sardegna, c’è qualche artista sardo che ti ha influenzato e ispirato? Per i giovani artisti sardi, ci sono possibilità per chi vuole fare questo mestieri e cosa pensi della situazione dell’arte in Sardegna? La Sardegna per quanto riguarda l’arte sta attraversando un momento incredibile, ci sono degli artisti bravissimi anche a livello nazionale e internazionale. Per quanto riguarda l’ispirazione, nessuno in particolare perché un sacco di cose diverse tra loro possono ispirarmi. La produzione dei murales sta diventando un’icona sarda e mi auguro che la Sardegna ne tragga un segno distintivo che la possa fare diventare una meta interessante per il turismo artistico, e per questo abbiamo anche bisogno delle istituzioni che finanzino la costruzione e la realizzazione di grandi opere. Molto spesso tendiamo a puntare tutto sul cibo, ma in Italia si mangia bene ovunque, abbiamo bisogno di finanziare opere dei migliori artisti sardi che attirino l’attenzione dei turisti anche per altri motivi oltre il cibo e il mare.

 

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