La devozione verso Santa Rita da Cascia

Il 22  Maggio la Chiesa  ricorda  una grande  santa,  sposa,  madre, vedova, suora Agostiniana, grande mistica. Rita è una santa di notevole popolarità, specialmente in Italia, dove viene invocata come patrona dei casi più disperati della vita. Rita nacque nel 1351 in  un  angolo  remoto dell’Umbria, a Roccaporena (Perugia). Al Battesimo le fu dato il nome di Margherita. Crebbe nel timore di Dio  accanto  agli  anziani  genitori; ne rispettò a tal punto l’autorità da accantonare il proposito di chiudersi  in convento e accettare di unirsi in matrimonio con  un giovane violento e irrequieto, un certo Paolo di Ferdinando.

Le biografie della santa ci dipingono un quadro familiare non inconsueto: una donna dolce, remissiva, attenta a non urtare la suscettibilità del marito, delle cui  malefatte era a conoscenza. Soffriva e pregava in silenzio. La sua bontà riuscì alla fine a far breccia nel  cuore di Paolo, il quale mutò vita e abitudini senza  riuscire, tuttavia, a far dimenticare gli antichi rancori dei tanti nemici che si era fatto.

Una sera fu trovato ucciso ai margini della strada. I due figli, già grandi, giurarono di vendicare il  padre.

Quando Rita si accorse dell’inutilità dei propri sforzi  per dissuaderli, trovò il coraggio di pregare Dio perché li chiamasse entrambi a sé, piuttosto che permettere che si macchiassero del gravissimo peccato di omicidio: la sua preghiera, umanamente incomprensibile, fu esaudita. Privata ormai del marito e dei figli, Rita andò a bussare al convento delle suore Agostiniane di Cascia. La sua richiesta non fu accettata.

Tornata al focolare deserto, pregò incessantemente i suoi tre santi protettori, S. Giovanni Battista, S.Agostino e S. Nicola da Tolentino, e una notte avvenne il prodigio. I tre santi le apparvero, la invitarono a seguirli, spalancarono la porta del convento, ben munito di catenacci e la condussero nel mezzo del coro, dove le claustrali stavano recitando il mattutino.

Rita poté così indossare il saio delle Agostiniane, realizzando l’antico desiderio di dedizione totale a Dio, votandosi alla penitenza, alla preghiera e all’amore di Cristo Crocefisso, che la associò anche visibilmente alla sua passione, conficcandole nella fronte una  spina. Questa spina miracolosa, ricevuta durante un’estasi,  le marcò il volto con una dolorosissima piaga purulenta fino alla morte, cioè per quattordici anni.

La fama della sua santità varcò le mura del severo  convento di Cascia. Le preghiere di Rita ottennero  prodigiose guarigioni e conversioni. Per sé non chiese che di addossarsi i dolori che alleviava al suo prossimo.

Morì nel monastero di Cascia il 22 maggio 1457 di tubercolosi; il suo corpo incorrotto fu posto in un sarcofago artistico, tuttora esistente. Ben presto le furono attribuiti miracoli che portarono alla sua beatificazione nel 1626 e alla canonizzazione nel 1900.

 

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