COVID-19: Il nome di un nuovo grande museo

Ripartenza. Partire di nuovo. E’ una necessità. Rimanere chiusi in casa, seppur unico strumento per rallentare i contagi e contrastare questo male che ci ha colti impreparati, è qualcosa contro natura, non appartiene alla natura umana la distanza sociale, non è umano evitare l’altro, evitare l’abbraccio, il contatto. L’uomo è un essere sociale, non è stato creato per la restrizione ma per farsi spazio, per allargarsi, per collocarsi al centro della sua vita, non in un angolo. Ripartenza quindi come possibilità prossima per ritrovarsi. Ma come ci ritroveremo è un mistero che non nasconde angosce e preoccupazioni. Come si ripartirà, chi ripartirà, per quanto tempo vivremo in un limbo sospeso tra il virus e la difesa da esso, tra la convivenza col virus ed il desiderio di normalità, tra la voglia di toccarsi e la paura di farlo. Non abbiamo risposte a queste domande, lo vivremo, ci segnerà, certamente la ripartenza ci troverà cambiati. Quello che possiamo fare è immaginare e fare congetture, sperare, riflettere, il tempo non ci manca. Questa rubrica si occupa normalmente di arte e artisti contemporanei, abbiamo deciso in questa pubblicazione di dirottare il nostro contribuito verso un contenuto più attinente alla realtà vissuta, perché spontaneamente è nato in noi il desiderio di capire, se e come, alla ripartenza l’arte e ciò che scaturisce e dipende da essa, potrà essere d’aiuto o rischierà di passare in secondo piano viste, immaginiamo, le tante necessità primarie da soddisfare. Dove ci siamo lasciati? L’arte stava vivendo un momento d’oro. Grandi mostre in ogni parte del mondo, musei affollati, una costellazione di eventi artistici che scandivano la vita culturale di ciascuno, sembrava anche che ci fosse un fermento positivo nel mondo del collezionismo, basti pensare alle ultime aste milionarie. Siti, blog, gallerie online, social, dedicati all’arte e le sue forme.

Come riprendere in mano tutto ciò? E soprattutto, sarà una priorità? Se guardiamo al passato ogni volta che l’uomo è stato costretto a ricostruire la società dalla macerie, l’arte, la bellezza, è stata sempre difesa e sostenuta. Nel dopoguerra ad esempio subito gli Stati hanno voluto creare collezioni d’arte con acquisti e investimenti, i più bei musei sono nati dopo anni di terrore e morte, la conclusione è semplice: l’arte rendeva visibile una realtà nuova tanto agognata. La realtà dove ciò che poteva sembrare inutile diventava necessario. L’arte indicava identità. Appartenenza. Benessere. Ma quello che stiamo vivendo non è una guerra, anche se viene paragonata ad essa. Non è una guerra perché il nemico non è visibile, non si fa conoscere, non permette tregue, non ci si può accordare. Non è una guerra perché abbiamo tutto ma non possiamo usarlo con libertà, non è una guerra perché non ci sono armi per difendersi.

Allora che cos’è? E’ follia. Nel suo etimo la parola Follia indica qualcosa di vuoto, vacuo, che si muove senza senso, qualcosa di imprevedibile negli spostamenti e nelle reazioni (da qui la parola folla). Follia nella sua origine trova derivazioni dall’idea di soffietto, di ciò che si muove nell’aria, o che viene mosso nell’aria. E’ impressionante come la parola follia descriva bene le caratteristiche del virus che ci ha immobilizzati. Ripartenza da una follia quindi. L’arte non sarà dimenticata. Ne siamo certi. Non potrà non essere inclusa nella risalita verso l’alto. Glia artisti saranno interpellati nella comprensione di quanto accaduto. Saranno gli unici anzi, investiti dell’autorità quasi sacerdotale, di trovare un senso alla follia vissuta. I musei saranno luoghi sicuri dove ritrovarsi e piangere i morti, dove ritrovarsi e fare memoria, dove ritrovarsi e fare eucarestia tra viventi. Abbiamo chiuso i musei e ogni altro luogo d’arte per proteggere noi stessi, perché l’arte non contrae virus. Lei è lì, chiusa, sana, integra, esplode di salute. Ci aspetta per raccontarci ancora la storia più bella che possiamo ascoltare, e mai ci stanca: “La Vita”. Guai se non ripartissimo con l’arte e insieme all’arte! Chi ci direbbe la verità su quanto siamo capaci di generare e contagiarci con la bellezza se non il nostro patrimonio artistico fatto di opere che hanno sfidato il divino? Lo sanno tutti: l’arte è immortale. Attraversa il tempo senza invecchiare e morire. E’ l’unica testimone di una storia infinita. Sarà lei a dirci che finché le daremo attenzioni in cambio avremo l’illusione di essere eterni. E la morte, follia, non ci farà più paura. E COVID-19 sarà solo il titolo di un grande museo.

 

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