Variazioni sui comportamenti più comuni nella fase 2 dell’emergenza sanitaria da Covid-19

 

Le coabitazione e la vita in famiglia.
Le distanze fisiologiche che si creano con la convivenza e spesso sfociano nel disagio dell’incomunicabilità hanno dovuto fare i conti con quelle imposte dalla normativa, sortendo effetti inattesi tra coniugi, figli e codimoranti: ciò che era cattivo costume, come indugiare nel riposo, è divenuta condotta tollerata, senza alternative, e ciò che era doveroso, come il recarsi al lavoro o a scuola, è divenuto comportamento vietato o sconsigliato. Con i più recenti regolamenti il Governo ha raccomandato quanto finora non aveva osato neppure ipotizzare, ossia la distanza fisica anche in casa. Ma non potrà sanzionarla se non al rischio di realizzare un vulnus nell’intimità domestica e una lesione ulteriore dei più naturali e consolidati diritti della famiglia. Acuti artigiani, nel frattempo, potranno pensare a un letto a quattro piazze per non far star troppo vicini coloro che finora il letto lo hanno condiviso e sono costretti, durante l’emergenza, alla brandina da campeggio se manca loro la camera per gli ospiti.

 

I diritti degli scolari e degli studenti.
Lezioni ed esami non sono mai stati realmente sospesi, ma tutti avvertono l’assenza delle abitudini quotidiane e il forte desiderio di tornare a scuola, soprattutto i più piccoli, che si giovano di un rapporto anche di affetti con i propri insegnanti. I tempi per ritornare in aula, però, sono lontani, e questa epocale esperienza di scuola a distanza, ma non distante, servirà a far comprendere l’importanza dell’istruzione e il ruolo della cultura nella formazione, soprattutto etica, della persona. Senza istruzione, che genera cultura, non vi è prospettiva di crescita e di miglioramento individuale e collettivo.

 

Le amicizie e i rapporti sociali
Negare la possibilità di incontro tra amici appare non conforme ai principi costituzionali, soprattutto per chi vive solo e non ha la fortuna di una relazione sentimentale o i parenti vicini. L’ultimo decreto del Governo, quello del 26 aprile 2020, può essere interpretato in senso lato ma restrittivo, affinché la visita ai sodali non diventi un’alternativa di comodo per riunire la squadra di calcio o basket. Poiché viviamo tutti un periodo di limitata libertà di movimento, sarà difficile che l’amico o l’amica del cuore si trovino a un indirizzo nuovo; sarà perciò inutile e controproducente dichiarare alla polizia municipale di aver sbagliato strada mentre ci si reca dalla parte opposta della città.

 

Le relazioni di fatto
L’incontro occasionale è anch’esso un rapporto di fatto, ma non è una relazione. E se è vero che il frangente dell’emergenza sanitaria ha favorito e incrementato la nascita di conoscenze virtuali, far visita a chi si è dappoco conosciuto in chat è vietato e può essere facilmente scoperto, fuorché nei casi di intese consegnate a segnali di fumo o tam tam. Sui social compaiono ormai quotidianamente colorite vignette rappresentative di risibili legami affettivi o imbarazzati automobilisti che offrono giustificazioni improbabili a solerti accertatori il cui buon senso ed elasticità nelle sanzioni hanno ceduto il passo alla variopinta verbalizzazione della nuova casistica: il Corona-stupidario.

 

La pratica dei culti e del sentimento religioso
Il Governo ha cambiato idea sulla sospensione delle funzioni religiose comunitarie per le quali l’assembramento è in re ipsa, riconoscendo, sia pure per pochi, il diritto alla celebrazione liturgica e alle assemblee e contenendo in gran misura il sentimento di pietà per i defunti. Rifletteranno ancora per un anno almeno i nubendi, le cui nozze sono stati costretti a posticipare non cogliendo la preziosità della circostanza che avrebbe reso più intimo il loro si. Per i fortunati ammessi, le prescrizioni sulle distanze nei luoghi chiusi, come le chiese, potrebbero determinare discutibili esclusioni là dove devono invece regnare l’inclusione e la preghiera comunitarie. Da quando, poi, molti parroci, per lo più nei paesi, diffondono la messa dai megafoni dei campanili, in tanti si stanno riavvicinando alle funzioni religiose e probabilmente non ne faranno più a meno cessata l’emergenza.

 

L’attività sportiva
Attività fisica e salute sono così complementari da non potersi garantire la seconda senza consentire la prima. La sospensione riguarda, per il momento, le competizioni e le attività di gruppo, specialmente in ambienti chiusi, per preservare la finalità essenziale delle funzioni motorie e rinviare in sicurezza il gioco e le gare. A breve potrebbero riprendere le attività di squadra, ma sarà difficile immaginare il calciatore che marca l’avversario alla distanza di un metro. Negli spogliatoi, poi, dove le docce scarseggiano e si ha sempre fretta di tornare a casa dopo la partita, i vincoli sulla distanza potrebbero essere ulteriormente vanificati. Ma per fortuna lì ci sono acqua e sapone per dar seguito alla giaculatoria della campagna pubblicitaria del tempo attuale.

 

L’attività ricreativa e le libere uscite
La libera uscita ha smesso di essere un luogo comune, considerati i divieti ancora vigenti, derogabili con fluttuanti autocertificazioni e autodichiarazioni, ora pare anche verbali, che occorre declinare per non incorrere nelle sanzioni amministrative e panali. Nelle aree verdi passeggiate e corse saranno accompagnate da silenzi rotti da cinguettii primaverili e da percorsi più puliti come mai li abbiamo veduti.

 

La giustizia a distanza
Il sentire comune non l’ha mai ritenuta vicina. Le sentenze, sebbene corrette e giuste, hanno quasi sempre scontentato qualcuno. Il processo va vissuto ma la difesa da remoto, prevista insieme alle altre attività giudiziarie dalla legge 24 aprile 2020, n. 27, potrebbe essere l’occasione per praticare valori autentici e aiutarci a riavvicinare le distanze tra il fatto storico e la sua legge. Come? Sviluppando più attenzione e precisione nelle quali ci addentrerà la modalità telematica.

 

Gli acquisti presso i negozi
Le vere cautele non graveranno sull’acquirente, indebolito economicamente e indotto a un risparmio che lo farà stentare per molto nelle spese, ma su gestori e commercianti, tenuti a predisporre tutte le misure di sanificazione necessarie a prevenire il rischio di contagi. Le lunghe file aumenteranno soprattutto nei centri commerciali e chi entrerà in un piccolo negozio dovrà essere munito di mascherina e guanti: ma cosa ne sarà di guanti, sciarpe, occhiali da sole e indumenti provati e poi non acquistati?

 

Gli spostamenti territoriali
Il territorio di ogni Regione è divenuto il limite giuridico di prevenzione del contagio e, così, dopo oltre 150 anni, l’Italia non sembra più unita ma ritornata ai passati recinti invalicabili del pericolo. Chi abita al confine con zone maggiormente colpite dall’epidemia dovrebbe perciò potersi spostare dalla parte opposta, anche quando essa confini con aree più protette e meno interessate dal fenomeno. Sarà il buon senso individuale a consigliare prudenza, al di là dei limiti geografici.

 

Le libertà compresse
Sono ancora limitate o sospese le libertà costituzionali di circolazione, di riunione e rischia di essere compromessa quella di segretezza epistolare con la mappatura dei movimenti umani, ma resistono il diritto di parola e la libera manifestazione del pensiero. Occorre aver coraggio nel sacrificio per affermare sempre ciò che si pensa, anche in questo momento, ma tenendo presente che i diritti individuali non debbono essere esercitati in danno di quelli altrui o collettivi. Forse basterebbe istituire il diritto di pazienza, che prima del Coronavirus era santa solo per i cristiani, e premiarlo, ma siamo ancora lontani da un orizzonte di intenti rischiarato dalla responsabilità comune.

 

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