Navigando a vista

L’ emergenza da “germe che non deve essere nominato” – dalla fortunata espressione del mondo potteriano di J.K. Rowling – non sta cambiando solo i nostri usi e abitudini, com’era facilmente prevedibile, ma ha completamente “rivoluzionato” – si legga il termine rivoluzionato con tanta ironia – il sistema universitario italiano da Nord a Sud, mostrandone tutte le debolezze e inefficienze. Il secondo semestre, che già aveva preso avvio prima dei “tempi del C*****virus” (mi permetto, come tantissimi in questo periodo, di abusare e snaturare espressioni letterarie come questa del premio nobel Gabriel Garcia Marquez), è sempre un momento molto delicato per lo studente universitario: lezioni, preparazione alle prove intermedie, attività seminariali e di laboratorio, tutorati, esami del famigerato FIT (percorso di acquisizione dei 24 CFU utili all’insegnamento), corsi di lingua straniera per poter partecipare ai bandi dei progetti internazionali (ERASMUS, GLOBUS); conferma e raggiungimento dei crediti (i cosiddetti CFU) per poter accedere ai benefici degli Enti regionali (ERSU di Cagliari e Sassari) erogatori di servizi e prestazioni agevolate per i meno abbienti.

Non ci si deve dimenticare però anche di quelle saltuarie e quanto mai precarie occupazioni lavorative stagionali e/o intermittenti per poter sopravvivere (ebbene si, non tutti hanno la fortuna di avere mamma e papà e il loro “economic aid-bond”) e non ci si dovrebbe dimenticare degli oneri degli studenti, specie fuorisede. Loro oltre alle tasse hanno anche i contratti d’affitto, bollette, utenze e rette da onorare. Sono davvero tante le domande e le preoccupazioni di chi, in questo momento, si ritrova a cercare disperatamente risposte da chi governa, decide, sceglie, amministra il bene pubblico. Potrei proseguire ancora, ancora e ancora. Tante cose sono andate ed altre no soprattutto nell’organizzazione e nell’amministrazione ai tempi del Covid-19. Tante cose non si sono né ipotizzate o previste rompendo completamente quel senso di lungimiranza che dovrebbe invece essere lo spirito guida dell’Alma Mater. Basti pensare che nella nostra isola ci è voluto circa un mese per poter riavviare il sistema delle lezioni erogate, come sappiamo, in modalità online. Alla stessa maniera, inoltre, si svolgeranno anche i ricevimenti degli studenti, i seminari, le conferenze, le lauree e gli esami di profitto fino alla fine del semestre.

Solo a Settembre 2020 vi potrà essere, FORSE, la tanto agognata riapertura. Certo… nessuno ha colpa dell’attuale momento. Chi si aspettava una pandemia globale come nella peggiore trama distopica di un romanzo contemporaneo?! Arriverà però il momento di tirar le somme. Arriverà ad emergenza finita, quando nei luoghi della democrazia universitaria – i consigli di corso, facoltà, dipartimento ed organi centrali – silenti oramai da troppo tempo, si potrà di nuovo discutere, programmare ed attuare sia ciò che si sarebbe potuto fare già prima dell’emergenza ed anche ciò che si sarebbe dovuto evitare in piena catastrofe. Fino a quel momento, dobbiamo pensare positivo. Andrà tutto bene dicono… noi continuiamo a resistere navigando a vista.

 

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