La scuola accorcia le distanze

La chiusura delle scuole ha rappresentato anche in Sardegna una misura inevitabile per il contenimento del contagio da Covid-19. Docenti e alunni hanno appreso da un giorno all’altro della sospensione delle lezioni e, nonostante i vari DPCM avessero efficacia per un periodo limitato, è stato chiaro fin da subito che l’interruzione dell’anno scolastico si sarebbe protratta per un periodo assai più lungo. Ciascun docente italiano, non fa eccezione chi scrive, ha vissuto momenti di smarrimento, mentre s’addensavano dubbi e incertezze sull’opportunità di dare concretezza a un’espressione nuova e respingente, rimarcata da giornalisti ed esponenti politici: didattica a distanza. Alle orecchie di chi conosce il fremito che procura entrare in un’aula scolastica, non più da allievo ma da docente, l’espressione è sembrata un ossimoro.

Come sarebbe stato possibile riprodurre quel fremito in assenza degli alunni, del suono vivace delle loro voci al cambio dell’ora, dell’odore di cancelleria e umanità che impregna l’aula di ogni scuola?

Sono spuntate per l’occasione metafore di ogni sorta: giocare a calcio senza campo e senza pallone, preparare una pastasciutta senza l’acqua e senza il fuoco, e via dicendo. Poi però, superato lo spaesamento, nel cuore di molti docenti, è arrivato il pensiero dei ragazzi e della promessa di futuro fatta quando li abbiamo accolti in classe per la prima volta. Ed è così diventato immediatamente chiaro che qualcosa bisognava fare, a costo di sbagliare, a costo di perdersi nel novero delle proposte di piattaforme e materiali che, già all’indomani della chiusura, avevano preso ad accumularsi nelle caselle di posta elettronica. Abbiamo impiegato qualche giorno a metterci in moto, noi docenti, ma alla fine siamo partiti. E siamo partiti ricordando che la nostra più grande avversaria era proprio quella parola contenuta nell’espressione con cui ci stavamo trovando alle prese: distanza. Perché accorciare le distanze, tra ricchi e poveri, tra fortunati e meno fortunati, tra capaci e meno capaci, tra creativi e meri esecutori, è da sempre la missione fondamentale della Scuola e di ogni insegnante. È iniziata così la scoperta di una nuova didattica. Le modalità di interazione a distanza sono molteplici e la videolezione non è che una di queste, quella che più di altre consente una riproduzione almeno parziale di quel mondo fatto non solo di banchi pasticciati e sedie scomode, di caloriferi che non funzionano e gessetti che si spezzano, ma anche di sorrisi, di confidenze, di quelle piccole e grandi trepidazioni partecipate con inesauribile energia da bambini e adolescenti. Perché i protagonisti, anche adesso che ci accolgono con indosso il pigiama, nel disordine di una cameretta o nella cucina dove hanno appena consumato la colazione, sono sempre loro. E loro è il diritto al domani.

 

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