Il cyberbullismo e la legge a tutela di bambini e adolescenti

Il cyberbullismo rappresenta una delle sfide moderne legate all’uso delle nuove tecnologie. I giuristi anglofoni, tra i primi ad inquadrare il fenomeno nelle fattispecie del diritto, distinguono tra cyberbullying (condotte tra minorenni) e cyberharassment (molestie tra un adulto e un minorenne o tra adulti). Tuttavia, quando un termine diviene di uso pubblico l’effetto che ne consegue è la sua rapida diffusione, accompagnata da un ampliamento dei contenuti e una riconduzione all’interno del concetto di altre condotte devianti che, in realtà, non presentano le caratteristiche proprie del fenomeno. Molestare, imbarazzare, intimorire, escludere altre persone utilizzando le nuove tecnologie attraverso l’uso della rete internet con azioni ripetute nel tempo e in modo offensivo e sistematico sono tutte condotte ascrivibili al cyberbullismo. Ciò può accadere in modo diretto utilizzando gli strumenti di messaggistica istantanea come whatsapp, chat o e-mail o in modo indiretto sui social network, forum, blog. Vi deve essere pervasività e accessibilità, persistenza del materiale nelle rete con azioni spesso condotte sfruttando l’anonimato e manifestando scarsa empatia verso la vittima. Nel 2016 il Ministero della Giustizia elaborò “Pensa prima di condividere”, una guida con lo scopo di tutelare i minorenni e sensibilizzarli ad un uso prudente del web. La diffusione degli smartphone e la possibilità di navigare in rete in qualunque momento della giornata hanno infatti portato ad un aumento di questi episodi, specie nel passaggio dalla scuola media a quella superiore. Per quanto concerne la Sardegna, in base ai dati Istat (2014), si registra che tra i ragazzi e gli adolescenti di 11-17 anni il 12,4 per cento hanno subito comportamenti offensivi una o più volte al mese; il 36,8 per cento qualche volta all’anno e il 50,86 per cento mai. La legge del 29 maggio 2017 n. 71 all’articolo 1, primo comma, enuncia le finalità di contrasto e prevenzione del fenomeno e intende tutelare la reputazione personale e la stima a livello sociale. Al secondo comma indica una definizione di cyberbullismo che ricomprende tra le altre le azioni ingiuria (art. 594 c.p.), diffamazione (art. 595 c.p.), minaccia (art. 612 c.p.) e il furto di identità, la manipolazione e il trattamento illecito di dati personali dei minorenni (art. 167 del codice della privacy). Tuttavia, non tutte queste fattispecie penali sono procedibili d’ufficio ma richiedono una querela di parte che dovrà essere presentata alle autorità competenti nel termine di tre mesi dalla notizia del fatto costituente reato (art. 124 c.p.). Il legislatore, inoltre, ha esteso il livello di protezione della tutela per chi diffonde contenuti online che creino un danno non solo alla vittima ma anche in relazione ai suoi familiari, mettendo la persona in ridicolo.

Quali i rimedi? La vittima di cyberbullismo che abbia compiuto 14 anni, i suoi genitori o esercenti la responsabilità sul minore possono inoltrare al titolare del trattamento o al gestore del sito internet o del social media un’istanza per richiedere l’oscuramento, la rimozione o il blocco dei dati personali diffusi nella rete internet. Se non si provvede entro 48 ore, l’interessato può rivolgersi al Garante della Privacy che interviene entro le successive 48 ore. In dottrina e giurisprudenza si discute sulla responsabilità dell’internet provider, oggetto di una pronuncia della Suprema Corte di Cassazione che ha stabilito una co-responsabilità del gestore del sito che non abbia provveduto all’immediata rimozione, pur essendone a conoscenza, del contenuto diffamatorio (Cassazione penale, sez. V., sentenza 27/12/2016 n. 54946). In caso di condotte sopra indicate commesse mediante internet da minori ultraquattordicenni nei confronti di altro minorenne, fino a quando non è proposta querela o non è presentata denuncia è applicabile la procedura di ammonimento da parte del questore. A tal fine il questore convoca il minore insieme ad un genitore o l’esercente responsabilità genitoriale e gli effetti dell’ammonimento cessano con il compimento della maggiore età. La legge prevede, infine, che in ogni istituto tra i docenti sia individuato un referente per le iniziative e stabilisce che laddove si verifichino situazioni di cyberbullismo spetterà al dirigente scolastico informare le famiglie, convocare gli interessati e adottare processi rieducativi per l’autore e misure di assistenza alla vittima. L’Istat sta progettando una nuova indagine. L’obiettivo è acquisire informazioni sui comportamenti dei ragazzi a scuola, in famiglia e nel tempo libero con un particolare interesse alle relazioni sociali attraverso l’uso dei social media, per comprendere le nuove generazioni e studiare il loro rapporto tra senso civico e utilizzo di strumenti informatici.

 

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