Fave e Favismo, tutte le accortezze del caso

Non tutti sono a conoscenza del fatto che le fave siano legumi. Come tutti i legumi sono una buona fonte di proteine vegetali, ma la cosa che le caratterizza di più è la presenza di numerosi sali minerali e vitamine; sono infatti molto ricche di Potassio, molto utile agli sportivi, e possiedono anche un buon quantitativo di Ferro reso più facilmente assorbibile dalla presenza della Vitamina C la quale interviene nel metabolismo di tale minerale rendendolo più assimilabile. Le fave, inoltre, contengono L-Dopa, una sostanza importantissima per il buon funzionamento del cervello, e ancora più importante per gli affetti da morbo di Parkinson. Grazie ad alcune osservazioni del secolo scorso si racconta che gli ammalati di Parkinson miglioravano la loro sintomatologia dopo aver mangiato fave. La levodopa è contenuta in tutta la pianta, maggiormente nei semi verdi e nel baccello giovane delle fave. Per questo motivo le fave dovrebbero essere acquistate freschissime per avere il maggior contenuto di levodopa e dovrebbero essere un alimento consigliato per gli ammalati di morbo di Parkinson.

Nel Sud Italia ed in particolare in Sardegna, le fave sono un alimento piuttosto conosciuto, non solo per la loro versatilità in cucina, ma anche per una patologia ad esse correlata: il favismo. La causa di tale patologia è un deficit enzimatico ereditario che causa un deficit metabolico: i portatori di favismo hanno, infatti, carenza di enzima glucosio 6-fosfato deidrogenasi (G6PD). La disfunzione si manifesta con crisi emolitica, i globuli rossi si frammentano e ne consegue un anemia emolitica acuta che nei casi più gravi può portare anche alla morte dell’individuo colpito. La patologia, ovvero il favismo vero e proprio, si sviluppa però solo se si mangiano le fave. A tal proposito è bene citare un documento del Ministero della Salute, per la precisione PARERE N. 9 DEL 19/11/2012 del COMITATO NAZIONALE PER LA SICUREZZA ALIMENTARE:

 

  • il favismo, che si caratterizza per un deficit dell’enzima G6PD, può provocare con un meccanismo non ancora del tutto chiarito crisi emolitiche collegate all’ingestione di sostanze presenti nelle fave, in particolare vicina e convicina, beta-glucosidi della pirimidina, ma tali sostanze presenti nei cotiledoni della fava non sono presenti nei fiori e non sono volatili;
  • l’inalazione di polline nei campi di fave in fiore può provocare malessere nei soggetti esposti affetti da deficit di G6PD, ma non ci sono prove sufficienti a correlare l’inalazione di polline con lo scatenamento delle crisi emolitiche;
  • non tutti i soggetti affetti da deficit di G6PD presentano episodi conclamati di favismo dopo ingestione di fave. Tale documento afferma che non esistono evidenze scientifiche per cui l’inalazione del polline delle fave possa scatenare la crisi emolitica, e perciò solo l’ingestione possa invece scatenare scatenare fattori avversi.

 

Erroneamente si pensa che ci siano altri alimenti, oltre le fave, in grado di scatenare il favismo, tra cui i piselli. Questa credenza popolare deriva dal fatto che i piselli e gli altri legumi venivano coltivati in campi adiacenti alle coltivazioni di fave rischiando, perciò la contaminazione. Questa pratica ad oggi è stata vietata, insieme alla vendita delle fave fresche non confezionate nei mercati e supermercati e nei luoghi chiusi in genere, onde evitare che persone G6PD carenti possano manifestare i sintomi. Spesso alcuni affermano di essere fabici solo parzialmente, questo è dovuto alla trasmissione genetica del deficit. Il gene che codifica per la carenza di G6PD è contenuto nel cromosoma X ovvero quello femminile, pertanto un uomo a cui sarà stato trasmesso il cromosoma con il difetto genetico sarà sempre G6PD carente, poiché possiede solo un cromosoma X, mentre le donne, in quanto il loro corredo genetico consta di due cromosomi X, saranno carenti totali se il difetto è presente in entrambi, altrimenti presenteranno una forma lieve di favismo e potrebbero addirittura non manifestare mai i sintomi nonostante l’ingestione di fave fresche. L’anemia acuta da favismo si manifesta con spossatezza, febbre, tachicardia, dolori addominali, urine scure e ittero. Il favismo è pericoloso soprattutto nei bambini: in presenza di un grave attacco possono essere necessarie anche trasfusioni di sangue. I globuli rossi di una persona G6PD carente sono un pochino più piccoli rispetto a quelli normali. Questa patologia, pur essendo tanto grave, ha aiutato i nostri avi ad aver salva la vita nei tempi in cui la Malaria era molto diffusa. Il perché è molto semplice, il Plasmodio, il parassita che trasmette la Malaria, attraverso la zanzara Anofele, non era in grado di attecchire nei globuli rossi non perfetti, come quelli dei fabici o dei talassemici garantendogli perciò la sopravvivenza alla malattia. Questo a dimostrazione che, come cita un antico detto popolare, “Non tutti i mali vengono per nuocere!”.

 

Riproduzione Riservata

 

© Riproduzione Riservata - Sardegna Società