Violenza domestica e intrafamiliare

La violenza sulle donne, definita anche violenza di genere, comprende tutte le forme di violenza perpetrate contro le donne in molteplici contesti. Tra le forme più diffuse troviamo la violenza domestica o intrafamiliare, ossia quella violenza esercitata in ambito familiare. Diversamente da come si pensa infatti la violenza viene agita spesso nei luoghi che conosciamo bene e nei quali ci troviamo al sicuro. Il meccanismo che meglio definisce le fasi di una condizione di violenza domestica viene chiamato “spirale della violenza” o “ciclo della violenza” e si identifica con quelle modalità attraverso cui l’uomo violento alterna diversi comportamenti che minano la stabilità emotiva della donna. Ciò avviene attraverso intimidazioni, aggressioni fisiche e sessuali, minacce, ricatti, seguite da pentimenti e scuse, che hanno l’obiettivo di destabilizzare e confondere la vittima. All’interno delle mura domestiche si possono esercitare diverse forme di violenza: fisica, psicologica ed economica. La violenza fisica è sicuramente quella più facile da riscontare proprio per i segni visibili e per le conseguenze che determina, mentre quella psicologia è più subdola in quanto spesso è difficile individuarla se non vi è una denuncia da parte della vittima.

Quest’ultima forma di abuso ha come obiettivo quello di distruggere le relazioni e di isolare la vittima per renderla più fragile. E’ finalizzata a ridurre la fiducia che la donna ha in se stessa, la sua autostima e autodeterminazione e a generare sentimenti di inadeguatezza, senso di impotenza, innescando meccanismo di dipendenza favoriti da controllo e manipolazione. Tutto ciò porta la vittima alla consapevolezza di trovarsi intrappolata in una situazione senza una via d’uscita, con la percezione di non poter cambiare o migliorare la propria vita. La persona non sempre riesce a chiedere aiuto anche perché questa situazione di sudditanza psicologica la porta a mettere in discussione la realtà.

 

Un’altra forma di violenza che sicuramente è meno conosciuta è la violenza economica. In cosa consiste? Molte donne, anche per esigenze familiari, scelgono (spesso a malincuore e con grande sofferenza) di stare a casa con i propri figli rinunciando alla loro vita lavorativa. Queste situazioni possono innescare meccanismi di dipendenza economica dal partner che, nei casi più estremi, degenerano in forme di controllo e di privazione. Molte donne infatti non solo non possono gestire le risorse economiche della famiglia ma devono chiedere il “permesso” per poter svolgere qualsiasi attività che comporta un’uscita economica. La violenza esercitata all’interno delle mura domestiche, quando sono presenti bambini, può generare a sua volta la cosiddetta violenza assistita. Questa forma di violenza consiste nell’esposizione di un minore ad atti di violenza fisica, verbale, psicologica, sessuale ed economica compiuta su figure di riferimento o su altre figure significative adulte o minori. La violenza assistita dei minori è considerata una forma di abuso psicologico del bambino.

La violenza intrafamiliare, essendo esercitata in ambienti protetti, è pertanto difficile da individuare in assenza di denuncia da parte delle vittime. I casi sommersi, già di per sé numerosi , sono in questo periodo in costante crescita in quanto le vittime di violenza hanno maggiori difficoltà a denunciare e a rivolgersi ai centri antiviolenza. Le restrizioni imposte per contenere il coronavirus (SARS-CoV-2) infatti aumentano l’isolamento della vittima, che si trova a dover condividere tutto il giorno gli stessi spazi con il proprio maltrattante, e la espongono a maggiori rischi.

 

Ma come si può intervenire in casi cosi’ delicati? La vittima ha bisogno di essere ascoltata, di trovare conforto e di poter individuare una via d’uscita rispetto al tunnel di sofferenza che attraversa. L’informazione e la sensibilizzazione sono importanti e permettono alle vittime di capire cosa sta succedendo nella loro vita ma non bastano. Infatti le difficoltà maggiori in questo momento sono legate all’impossibilità per le vittime di spostarsi e di chiamare per chiedere aiuto senza essere viste o sentite dai loro persecutori. Per queste donne la casa non è un luogo sicuro ma rappresenta una prigione e per questo è importante che anche chi assiste a episodi di violenza domestica s’impegni a denunciare. Solo così si potrà intervenire successivamente attraverso l’accoglienza e con un attento percorso di rivisitazione del proprio vissuto e della propria esperienza per una ristrutturazione della propria identità.

 

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