La Clessidra: Diagolo fra Sant’Efisio e Sant’Antioco

E fu così che Sant’Efisio, mentre osservava dall’alto la situazione difficile che le persone stavano vivendo, si mise a chiacchierare con Sant’Antioco.

– Ma hai visto che succede laggiù, eh Antioco?

– Certusu: la mia gente prega ogni notte!

– Anche la mia, come non mai.

– È proprio in questi momenti che le persone si sentono più vulnerabili.

– Ellu…

– Che poi, oh Efisio. Mi vengono a cercare tramite le preghiere anche quelli che contro i santi ne dicono di ogni.

– A me lo dici. Eppure va proprio così: è l’eterno dilemma dell’uomo che dinanzi alla morte o alla paura di quest’ultima si rivolge verso l’alto. Che ci puoi fare…

– Oh, niente. Dicevo per dire. Pensi che in occasione della tua festa qualcosa migliorerà, là sotto?

– Ne dubito.

– Idem per me: altro che feste e festicciole…

Dopo la chiacchierata entrambi si distesero sulle nuvole, lasciando scorrere i pensieri in silenzio. Erano dispiaciuti del disastro che andava consumandosi. Ma che avrebbero potuto fare se non rivolgere al mondo una benedizione? Così, poco dopo, Sant’Antioco sobbalzò. E si mise seduto, mantenendo lo sguardo fisso in avanti.

– Ho avuto un’idea, Efisio.

– Sentiamo.

– Pregheremo affinché le nostre genti si prodighino a mantenere viva la nostra tradizionale festa.

– E se non potranno uscire di casa?

– Pazienza: cantino e ballino e preparino comunque i cibi come se nulla fosse. E vivano quei giorni in casa, facendo festa lo stesso.

– Non mi pariri aicci facili, a dire il vero…

– Cittu e pregausu, ajò: prendiamo la situazione in anticipo, che non manca molto!

E i due pregarono, ripensando alle suggestive sagre nelle rispettive città. Per far sì che le persone possano ritrovare la serenità. Per ripartire. Se ci riusciranno non si può sapere, quel che è certo è che tutto può succedere, se nel cuore e nella testa si trova il coraggio di andare avanti comunque. Di lottare e sorridere. E di festeggiare ancora, nonostante tutto.

 

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