Quattro chiacchiere con Isabella Floris

L’ospite di questo mese è la scrittrice Isabella Floris, nelle librerie con il suo “Jacaranda”. Ci racconterà qualcosa di sé e del suo ultimo lavoro:

 

Ciao Isabella, e grazie della tua disponibilità. Sugli scaffali di tutte le librerie è presente “Jacaranda”, il tuo nuovo libro, il primo edito dalla casa editrice “La Zattera”, di Alessandro Cocco. Vuoi raccontarci qualcosa su questo tuo nuovo lavoro?

Ciao Marco, grazie per questo incontro e questa intervista, ne sono onorata.
E’ un lavoro durato due anni a cui sono molto legata. I personaggi li posso considerare come dei figli, mi sono presa cura di loro nella descrizione fisica e psicologica, cercando sempre di farli rimanere fedeli a loro stessi e curandone i particolari. La storia è molto delicata, parla d’amore, un amore non privo di sofferenze e ostacoli, ma non per questo meno nobile e sincero.

 

Per la tua nuova pubblicazione ti sei affidata ad uno stile di scrittura originale e particolare, dove il tempo e lo spazio vengono rimescolati in maniera sapiente, invitando il lettore a guardare nel profondo della propria anima. Talvolta nel susseguirsi delle parole, ti rivolgi a lui iniziando il capoverso con “Cari lettori”. Ma qual è il messaggio che hai voluto lanciare con il tuo libro?

Quando si scrive un libro e poi si decide di pubblicarlo, penso che si debba pensare anche ai lettori. Curare la forma è rispettare questo pubblico, la sostanza è soggettiva. Mi piace pensare a dei lettori attivi, che possono partecipare alla narrazione, in effetti già accade, perché ogni lettore legge filtrando secondo il proprio modo d’essere, ma penso sia importante anche coinvolgerlo, farlo sentire parte integrante della narrazione, cosa che trovo stimolante, sia per chi legge che per chi scrive. Il parere dei lettori, sia positivo che negativo, è importante, aiuta a migliorarsi, a vedere il romanzo da una prospettiva diversa, a considerare le cose in modo differente.

 

Isabella, nella vita sei un’insegnante di inglese e coltivi la tua grande passione per lo Yoga. Che posto trova la scrittura nella tua quotidianità? Vorresti raccontarci che significato ha per te questa forma artistica?

Scrivere è vitale. Mi è sempre piaciuto annotare pensieri sui quaderni, sulle borse di scuola e persino sugli specchi e sui mobili di casa. Non potrei immaginare una vita senza leggere e scrivere. E’ una cosa che faccio per ricordarmi chi sono, quando scrivo mi sento pienamente me stessa, una forma di meditazione che mi fa stare in pace con me stessa e allo stesso tempo uno strumento per comunicare con gli altri.

 

Lia, la protagonista di Jacaranda, termina tutti i libri che inizia, anche se non le piacciono. Tu che rapporto hai con la lettura? Quali sono i tuoi gusti letterari? E, soprattutto, se ti chiedessi di scegliere un titolo, uno solo, quale sarebbe il tuo preferito, quello che occupa un posto speciale nel tuo cuore?

Leggo di tutto. Lo so che questa affermazione farà rabbrividire i nasi più fini, ma vado a istinto, se un libro mi ispira lo leggo. Come Lia anche io difficilmente lascio a metà un romanzo, non mi piacciono le cose incompiute, spezzate. Leggo tanta letteratura contemporanea, Margaret Mazzantini, Chiara Gamberale, Gianrico Carofiglio, Nicola Lecca, Cristina Caboni, ma anche nuovi autori. Tra i contemporanei ispanoamericani amo molto Isabel Allende e Marcela Serrano, sono cresciuta con Gabriel Garcia Marquez e in particolare ho amato e rileggo in continuazione “L’amore ai tempi del colera”. Mi ha sempre affascinato la costanza di Florentino Ariza, innamorato da sempre di Fermina Daza, che non è riuscito a sposare a causa di un avversario molto bello e potente, ma che alla fine, con pazienza riesce a conquistare il suo cuore. Più che la storia d’amore apprezzo molto la sua fermezza, costanza e impegno, il suo avere un obiettivo e raggiungerlo credendoci sempre. La storia poi è una meraviglia, ma mi sembra una cosa abbastanza retorica da ribadire.

 

Ti ringrazio, Isabella, per la tua disponibilità e per esserti raccontata ai lettori. Se dovessi scegliere un sottofondo musicale per questa nostra chiacchierata sarebbe la stessa canzone con cui hai scelto di accompagnare la storia di Alessio e Lia: “Pezzi di vetro”, di Francesco de Gregori. Un brano che amo. Ma vorrei salutarti con la domanda che pongo a tutti gli ospiti della rubrica. Quali sono i tuoi progetti futuri?

Continuerò ancora a scrivere perché mi piace e perché ho ancora da raccontare, farò sempre il mio lavoro, che è quello di insegnare nella scuola e poi viaggerò ancora tanto perché ci sono ancora tantissimi posti che non ho visto e di cui sono curiosa e affamata.

 

 

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