Emergenza Coronavirus: Depenalizzazioni e nuove sanzioni amministrative

Nel mio ultimo articolo, pubblicato nel numero del mese di marzo, vi avevo parlato delle conseguenze penali derivanti dalla violazione delle varie norme emanate per arginare il contagio del Coronavirus (Covid-19). In quell’occasione vi avevo detto che l’inosservanza di tali disposizioni avrebbe comportato quantomeno una denuncia ai sensi dell’art. 650 del codice penale, nel quale è prevista la pena dell’arresto fino a tre mesi o dell’ammenda fino a 206 euro. Vi avevo anche avvertito del concreto pericolo di commettere ulteriori e più gravi reati, come la resistenza a pubblico ufficiale, i delitti colposi contro la salute pubblica, e le false dichiarazioni. Ecco, a parte ciò che riguarda queste ultime fattispecie, nonostante siano trascorse poche settimane, da allora tutto è cambiato. Infatti, il D.L. 19/2020 del 25 marzo ha completamente stravolto questo sistema sanzionatorio. Lo ha fatto sostituendo le pene dell’arresto e dell’ammenda con una sanzione amministrativa da euro 400 ad euro 3.000. Una sanzione della stessa natura di quelle previste per la violazione di norme del codice della strada, per fare un esempio noto a tutti. Non soltanto!

Il Governo, con lo stesso decreto, ha anche effettuato una completa depenalizzazione di tutte quelle violazioni che prima erano punite ai sensi dell’art. 650 c.p., già commesse in una data antecedente all’entrata in vigore dello stesso. In questo caso le pene sono state sostituite da sanzione amministrativa, ma stavolta applicata nella misura minima ridotta alla metà (dunque da una sanzione pecuniaria pari a 200 euro). Per completezza devo anche dirvi che:

– se il mancato rispetto delle misure di cui abbiamo parlato avviene mediante l’utilizzo di un veicolo le sanzioni sono aumentate fino a un terzo;

– nel caso in cui la violazione riguardi quelle norme che limitano lo svolgimento di attività, eventi, servizi si applicherà anche la sanzione amministrativa accessoria della chiusura dell’esercizio o dell’attività da 5 a 30 giorni;

– il trasgressore sarà ammesso a pagare in misura ridotta ai sensi del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285;

– in caso di reiterata violazione della medesima disposizione la sanzione amministrativa è raddoppiata e quella accessoria è applicata nella misura massima. Nonostante le modifiche intervenute, che sanzionano più duramente il trasgressore da un punto di vista economico, sono ancora numerosissime le contestazioni effettuate dalle forze dell’ordine, tra quelle fondate e quelle che lo sono meno (per discutere di questo, di certo, noi avvocati avremo tempo e modo). Mentre vi scrivo siamo già attorno alle 200.000. Il mio auspicio rimane sempre lo stesso. Rispettiamo queste regole a prescindere da quali siano le conseguenze giuridiche; rispettiamole per noi stessi e per gli altri, perché la salute e la vita rimangono il bene più importante.

 

 

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