L’ intervista all’artista BOB MARONGIU

Nel nostro salotto degli ospiti oggi incontriamo Bob Marongiu, noto per le sue opere colorate e con animali sorridenti.

 

Ciao Bob, grazie per essere qui e benvenuto. Come ti sei approcciato al mondo dell’arte? Da bambino non sapevo cosa avrei fatto da grande, ma restavo affascinato da tutto ciò che fosse spettacolo. Mi piacevano le materie artistiche e sognavo davanti alla televisione. Penso che la mia infanzia abbia influito molto sull’ arte: sono nato in Svizzera e ho sempre portato dentro di me il ricordo dei suoi verde prati e paesaggi. A 10 anni sono tornato in Sardegna, che per me è il posto più bello del mondo: il mare, il blu, il caldo… durante il mio percorso scolastico e durante il mio periodo adolescenziale ho acquisito molta manualità facendo i lavori più disparati. Ecco, tutte queste esperienze le ho portate nella mia arte: i colori e il senso dello spettacolo, l’allegria e i momenti felici. Sono arrivato alla pittura praticamente per caso, dopo un po’ di tempo. Però ero certo di voler far qualcosa che potesse turbare in positivo chi mi stesse intorno: per questo un periodo dipingevo in vetrina. Stavo lavorando ma anche compiendo una performance che potesse ispirare o intrattenere.

 

Cosa ti influenza maggiormente? Tutto ciò che è fatto con maestria mi può influenzare: anche un buon artigiano e un bravo panettiere per me sono in grado di influenzare. Di tutti gli artisti che mi affascinano, poi, mi piace scoprire l’uomo che c’è dietro, la loro storia. Sono affascinato da tutto ciò che è al contempo semplice e geniale: sono stato a una mostra di Keith Haring, per un omino rosso alto svariati metri ero molto emozionato. Di Haring mi piace il colore, la forma, la potenza. Così possono emozionare la pietà di Michelangelo, le opere di Pollock, di Raffaello. In questi giorni di quarantena sto seguendo con piacere le trasformazioni di un albero di albicocche che ho davanti a casa: mi ha fatto tornare in mente una frase di Warhol che sento molto mia: “credo che avere la terra e non rovinarla sia la più bella forma d’arte che si possa desiderare”. In questo periodo, dove siamo tutti chiusi in casa a causa di questo virus, vediamo che la natura si sta riprendendo lentamente il suo spazio. Questo mi fa riflettere: non dovremmo continuare a rubare lo spazio alla natura, perché essa può ribellarsi. Pensiamo al modulo che dobbiamo compilare prima di effettuare ogni uscita: bisogna avere un motivo per uscire, che sia un’emergenza, una necessità o fare la spesa. Per uscire a fare la spesa ci pensi due volte e compri quello che davvero ti serve: al giorno d’oggi siamo abituati al superfluo, al “di più”. Dovremmo imparare ad applicare questo modulo per quando tutto questo sarà finito: non circondarci di cose superflue ma di ciò che è davvero utile ed essenziale, ricordarci dello stile di vita più lento che avevano i nostri nonni. Per non contaminare la natura sarebbe bello che anche le industrie applicassero questo modulo per le loro attività. Credo che gli artisti e coloro che lavorano nella comunicazione dovrebbero interrogarsi su cosa si potrebbe fare per avere un mondo che sia meno contaminato, impegnarsi a fare informazione a riguardo e che le aziende dovrebbero sedersi a tavolino per intraprendere una strada diversa per produrre, meno dannosa per l’ambiente. Sarebbe bello poter lavorare a riguardo.

 

Questo pensiero influenza anche i tuoi progetti futuri? Certo che sì. In questo periodo penso a tutto ciò che ti ho detto, vorrei l’essenziale anche per la mia arte. Mi piacerebbe una performance dove decostruisco il personaggio Bob per tornare Roberto. Bob mi ha dato tanto, ma mi ha dato anche del superfluo. Vorrei tornare all’essenza e chiamare questa performance “Hanno ucciso Bob Marongiu”. Vorrei spogliarmi e continuare a mettere ordine, dal trasloco che sto finendo alla vita in generale.

 

 

Riproduzione Riservata

 

© Riproduzione Riservata - Sardegna Società