Il fascino della Settimana Santa ad Alghero

Venne la luce a illuminazione di coloro che stanno seduti all’ombra dei sepolcri, e illuminazione voleva dire: riconoscere il dono della luce e mutare anche se stessi in luce che si dona. Ciò sarebbe stata la morte dell’istinto e la sua resurrezione nell’amore.

HANS URS VON BALTHASAR 

 

Alghero ha sempre avuto un fascino particolare. E non mi riferisco alle sole spiagge. Ho iniziato ad apprezzarla soprattutto nei mesi tra gennaio e aprile. Passeggiate in riva al mare, meravigliosi panorami dai bastioni. E di fronte, il Gigante addormentato, che solitario osserva il trascorrere del tempo. Qui, nei pressi del muraglione, osservo l’ultimo raggio di sole, inghiottito a poco a poco dall’orizzonte. In un attimo, un velo scarlatto ricopre la Barceloneta sarda. In ogni angolo, sventolano drappi rossi sopra i lampioni, donando un’atmosfera a tratti malinconica a tratti mistica. La sera è ormai calata e non manca molto all’arrivo del corteo. Perché questo non è un venerdì qualunque. La Settimana Santa è cominciata e per gli algheresi essa rappresenta un momento di vera fede cristiana, rinnovata di anno in anno, e in cui è possibile vivere da vicino gli ultimi giorni della vita terrena del Cristo. Calpesto uno dopo l’altro i ciottoli, facendomi largo tra la folla, così da poter raggiungere un punto adatto da dove osservare la processione.

I vicoli sono colmi di fedeli e, stranamente, regna un religioso silenzio. Una tranquillità interrotta da un mormorio sempre più intenso. La via viene attraversata da uomini ammantati di bianco, donne in lutto coperte da un velo in pizzo nero, contraddistinti dall’emblema di appartenenza, intonanti nenie, preghiere in lingua catalana e dai gosos, mentre i farol, le candele avvolte da cartocci rossi, ricreano uno scenario struggente e drammatico. Uno in particolare regge la croce bianca, mentre altri sorreggono dei lampioni, la cui luce tenue indica loro il cammino. Essi non sono le uniche personalità a “sfilare”. A catturare l’attenzione non sono solo le statue di San Giovanni e della Madonna Addolorata. Bensì, il bressol, il feretro finemente intagliato e decorato in oro, trasportato dai varons, quattro confratelli vestiti dell’antico costume siriaco, con una lunga tunica verde scuro e di un copricapo dalla forma allungata e schiacciata, diversi però nei colori. Insieme a loro, sfilano anche nove bambini, anch’essi in camice bianco, che trasportano, su vassoi d’argento, gli strumenti della sofferenza del Cristo e quelli necessari al Desclavament: tre martelli, tre tenaglie e due fasce per sorreggere il simulacro; solo un vassoio è vuoto, poiché servirà a contenere i chiodi della crocifissione. Questo lento e silenzioso fiume di persone varca le pesanti ante della Cattedrale di Santa Maria. Ed è all’interno di queste mura che si celebra l’evento più intenso e commovente della settimana santa algherese: il Desclavament, ovvero la deposizione de Sant Cristus dalla croce. Giunti in cattedrale, ciascun personaggio del corteo si colloca al suo posto: la statua della Madonna Addolorata a destra, quella di San Giovanni a sinistra, e i quattro varons ai piedi della croce.

“A voi due, Giuseppe d’Arimatea e Nicodemo è affidato questo compito, così delicato, così nobile. Inginocchiatevi di fronte a questo mistero. Con voi, sono anche il nostro desiderio di riparare, in qualche modo, a questo male.”

Parole intrise di verità, cariche di sentimento quelle del sacerdote. La vita di Gesù viene ripercorsa in ogni suo istante, soffermandosi sugli eventi salienti della Passione, fino a giungere al momento culminante della celebrazione, quello della deposizione. Tutti noi assistiamo in raccoglimento, non una parola si leva. Due sulle scale e due ai piedi del simulacro, i baroni procedono a liberare il Cristo: la corona di spine, i chiodi. Attraverso una candida fascia, il corpo viene fatto scendere con infinita delicatezza e adagiato sul bressol: lacrime e silenzio li accompagnano, in un’atmosfera carica di commozione. Il funerale del Cristo ha ora inizio. Il simulacro viene portato all’esterno dove attraverserà il centro storico della città, illuminata dai farols e dalle luci vermiglie dei lampioni, tra le preghiere dei fedeli e i canti di numerosi cori ospiti, per concludersi nell’oratorio della chiesa della Misericordia. I riti algheresi si concludono, infine, la Domenica di Pasqua con la gioiosa cerimonia de l’Encontre, l’incontro tra la Madonna e Gesù risorto. Colori, riti, costumi antichissimi, tradizioni secolari, canti solenni. In un attimo sei catapultato in un’altra epoca. Vivi con intensità l’incrollabile fede che caratterizza la Settimana Santa. Ed è forte l’impatto in cui vita e morte si rincorrono, si abbracciano. Perché dove c’è morte, c’è una rinascita. Il risveglio di una nuova consapevolezza, di amore e di sentimenti verso il prossimo. Tutti noi viviamo questa vita rincorrendo la materialità delle cose, lasciando da parte la nostra parte più leggera, spirituale. E quando i nostri cari vengono a mancare tutte le nostre certezze vengono a mancare. Ma essi sono sempre accanto a noi, soprattutto nei momenti di sconforto. La morte non è la fine di tutto. Essa è tutt’al più un cambiamento.

 

 

Foto tratta dal sito della Diocesi di Alghero Bosa

Riproduzione Riservata

 

 

© Riproduzione Riservata - Sardegna Società