La Settimana Santa a Iglesias

La Settimana Santa in Sardegna rappresenta un momento unico per la comunità isolana. Tra le storiche province dell’isola il Sulcis Iglesiente è forse quella in cui l’elemento di maggior rilievo nell’immaginario collettivo, il sacro, si (con)fonde ad antichissime usanze mistico religiose autoctone ed importate. I giorni dedicati alla Passione di Cristo si svolgono in molteplici riti e momenti corali di grande suggestione ed espressività. I preparativi della Settimana Santa sono la più grande eredità culturale che la comunità di Iglesias, insieme a quelle degli antichi villaggi, oggi comuni limitrofi, abbia preservato tra simbologie provenienti dal mondo italo-spagnolo e dalle confraternite nate nel territorio.

Conquistata dagli aragonesi nel 1325 e dominata dagli spagnoli per circa quattro secoli, l’antica Villa di Chiesa/Iglesias deve a loro il suo ricco corredo di tradizioni iberiche. Nel Seicento come oggi le celebrazioni erano in mano alla Confraternita del Santo Monte, attiva già dal 1616. Numerose le manifestazioni iconografiche e simboliche che vengono portate dalle imponenti processioni accompagnate dalla recita del rosario sotto lo sguardo severo del Corpo dei Confratelli o Germani (dallo spagnolo hermanos – fratelli). Sono inconfondibili: abito bianco, lungo fino ai piedi, ampio cappuccio che lascia intravvedere solo gli occhi, e guanti neri di velluto. Li accompagnano i membri della Confraternita del S.S. Sacramento e di San Giuseppe, addetti alla cura delle sacre rappresentazioni, che intonano canti religiosi in latino, le cui origini risalgono al Medioevo. Nelle vicine comunità invece è ancora attiva la pratica de is goggius, canti devozionali in lingua sarda utilizzati nelle funzioni religiose, di contenuto principalmente agiografico e narrativo. Il Giovedì Santo è dedicato alla Madonna Addolorata: i Baballottis – i fedeli partecipanti che rappresentano antichi penitenti medievali dal volto coperto per la vergogna del peccato e le sembianze di uno spirito maligno – portano il simulacro della Vergine di chiesa in chiesa, alla ricerca di Gesù, e nel tragitto suonano i tamburi e le matraccas per annunciare a tutti l’importanza di quel gesto. La tradizione torna a vivere nelle strade e nei vicoli della città vecchia: c’è attesa per i riti e le processioni, durante le quali è possibile vivere veri momenti di spiritualità. La mattina del Venerdì Santo i Germani salgono al quartiere Sa Costera, mimando l’ascesa verso il Getsemani. Qui si svolge il rito de S’Incravamentu (la crocifissione) mentre la sera, invece, ha il luogo il rituale de S’Iscravamentu (la deposizione). Ad essa segue la processione più suggestiva dell’intera settimana, quella del Descenso: si tratta di un corteo funebre che, nel buio illuminato solo dalle luci tremolanti delle fiaccole, riconduce il simulacro in città. La Domenica di Pasqua il clima di festa invade la cittadina sin dal mattino presto e, scoccato il mezzogiorno, all’ingresso della Cattedrale di Santa Chiara, l’immagine di Cristo Risorto e di sua madre Maria si salutano nel tradizionale rito de S’Incontru.

«I riti della Settimana Santa per la nostra città sono la massima espressione dell’identità e della stratificazione culturale e spirituale dalla sua creazione fino ai giorni nostri» ha affermato il sindaco di Iglesias Mauro Usai – «L’identità fra fede, spiritualità e tradizione si inserisce nel solco di un’offerta turistica e culturale che l’amministrazione comunale supporta e promuove annualmente, considerata l’importanza delle festività nel calendario cristiano e l’impatto che esse producono nel tessuto socio-economico-culturale cittadino e provinciale».

 

 

Foto di Sardegna Turismo

Riproduzione Riservata

 

© Riproduzione Riservata - Sardegna Società