LETTERE AL LETTORE: Kintsugi, le cicatrici d’oro

Erano passati diversi anni da quando mettesti fine a una relazione deleteria. Eppure, i tuoi occhi si perdevano in quel lontano ricordo. A lungo avevi taciuto su ciò che avveniva tra le mura di casa. La luce presente in te, un tempo ardente, si era affievolita, lasciando il posto a un mero guscio privo di anima. “Sto bene”, “è tutto sotto controllo” continuavi a ripetere. Ma nel momento in cui posavi la maschera, i fantasmi tornavano a galla, avvolgendoti in un manto di pesantezza e dolore. Preferivi evitare le discussioni dando la colpa al lavoro, al nervosismo, alle giornate no. In cuore tuo, speravi che lui potesse cambiare. Più proseguivi, più il senso di oppressione e di inadeguatezza minava le tue certezze. “Forse sono io a sbagliare”, “il problema sono io”, “magari ha ragione lui”. No. Tu eri perfetta nella tua imperfezione. Ti eri resa conto di non essere la donna felice e sorridente di una volta, di aver cambiato la tua natura per adeguarti alle sue esigenze, di essere considerata un oggetto, una proprietà. In quello stesso istante capisti cos’era giusto fare: raccogliere la tua dignità, i tuoi averi e andare via. Aveva cercato in tutti i modi di riaverti, di manipolarti, convinto di esercitare ancora potere su di te. Confidavi che la questione si fosse risolta. Invano. Ricordi le volte in cui alzavi il telefono per chiamare in preda alle crisi di panico? Oppure quando ti svegliavi nel cuore della notte temendo di trovarlo in stanza? O quando le cosiddette “amiche” ti dicevano di esagerare? Le continue telefonate, i messaggi, la sensazione di essere seguita. Non potevi sopportare oltre. Avevi trovato il coraggio di fare la scelta giusta: tendere la mano. Avevi detto “basta”, volevi spezzare il filo, il circolo vizioso, avevi posto dei limiti: eri sopravvissuta. Lui non avrebbe potuto alzare un dito. Poche donne erano riuscite a fuggire a simili atti di violenza psicologica e fisica. Perché, amica mia, amare non vuol dire mettersi da parte, subire soprusi di ogni genere o vivere in un rapporto di inferiorità. No.

Amare vuol dire prima di tutto voler bene a sé stessi, senza rinunce. Credi in te, nelle persone che ti stanno accanto. Prosegui serena lungo il tuo cammino. Abbandona le paure del passato, manda via quel malcontento e sorridi vivendo. Guarda avanti, verso il tuo futuro e non indietro. Li, non vi è nulla. Abbi fiducia nel tuo cuore e abbi forza nell’affrontare la vita.

 

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