La Pasqua: Luce dopo i titoli di coda

Per iniziare la riflessione di questo mese, vorrei partire da un paragone che una volta fece un sacerdote durante un’omelia. Questo sacerdote paragonò la Pasqua a quelle scene che passano dopo i titoli di coda di un film. Quando ci capita di andare a vedere un film al cinema, notiamo che le persone, una volta cominciati i titoli di coda, iniziano a lasciare la sala. È comprensibile, perché i titoli di coda sono un segnale che il film è terminato. Ulteriori scene sono inaspettate e solo chi ha la pazienza di attendere che le luci si riaccendano sa come finisca realmente quel film. Ecco, la Pasqua è un evento inatteso, spiazzante. In realtà noi sappiamo che Gesù risorge dopo la Sua morte. Ci è stato insegnato da chi ci ha trasmesso la fede e anche i discepoli di Gesù lo sapevano, perché è stato il Signore stesso a insegnarlo loro. Ma spesso ci dimentichiamo che la morte e tutte le nostre piccoli morti quotidiane, non sono la fine. Nessuno nega la morte. Nemmeno Gesù lo fa ma, anzi, l’ affronta in prima persona, morendo per noi sulla Croce.

Un cristiano non è uno che nega la morte né che si rassegna dinanzi ad essa, ma che la vive con la consapevolezza che alla fine di quel dolore, di quella disperazione, non c’è il nulla ma c’è Qualcuno. E di questo abbiamo un’intuizione quando amiamo e quando non ci rassegniamo davanti ai fatti negativi della vita. È la luce della Pasqua, la Luce che è Cristo, a dare un senso anche a un fatto incomprensibile e doloroso come la morte. È in virtù di questa luce che possiamo viverla, che possiamo dare la vita per chi amiamo e “sperare contro ogni speranza”, come scrive San Paolo. E noi siamo chiamati a riflettere questa luce con la nostra vita, per essere speranza per chi incontriamo.

 

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