Bonus 600 euro: le dieci domande più frequenti

Bonus 600 euro: le dieci domande più frequenti

Il decreto cura Italia (DL n. 18/2020) ha previsto dei risarcimenti per i soggetti che nel mese di marzo sono stati maggiormente danneggiati dall’emergenza COVID-19. Per il mese di marzo gli importi erogabili dallo Stato saranno di 600 euro a contribuente, ma in questi primi giorni di aprile è in uscita un nuovo decreto che rifinanzierà la misura, portandola con ogni probabilità a 800 euro.

 

Ma chi può richiedere il bonus?

I liberi professionisti con partita IVA iscritti alla gestione separata INPS, i titolari di rapporti di collaborazione coordinata e continuativa, i commercianti e gli artigiani iscritti alle loro rispettive categorie INPS di riferimento. Leggermente svantaggiati i professionisti iscritti alle casse private (commercialisti, avvocati, ingegneri, ecc.), per loro è previsto un “fondo per il reddito di ultima istanza” limitato che finanzierà soltanto i primi fortunati che riusciranno ad inviare l’istanza per tempo, sempre che rispettino determinati vincoli reddituali.

In questi giorni i nostri studi sono stati assaliti da domande di clienti preoccupati, per il fatto che il sito INPS non dava “segnali di vita” impedendo l’invio delle domande alla maggior parte di loro, ma anche perché la norma non è tanto chiara e lascia spazio ad interpretazioni su alcune tipologie di contribuenti. Vediamo quali sono i dieci casi più controversi che ci sono stati sottoposti in quest’ultima settimana:

 

Professionista con partita IVA iscritto alla gestione separata INPS

Si, in base all’art. 27 del decreto, ha diritto al bonus dei 600 euro. Indipendentemente dal reddito percepito nell’ultima dichiarazione dei redditi inviata (redditi 2018).

 

Professionista con partita IVA iscritto alla gestione separata INPS e contemporaneamente lavoratore dipendente (con contratto di lavoro subordinato a tempo determinato o indeterminato)

No, non ha diritto al bonus. L’art. 27 riconosce l’indennità ai liberi professionisti titolari di partita IVA iscritti alla gestione separata INPS, purché “non iscritti ad altra forma previdenziale obbligatoria

 

Professionista con partita IVA iscritto alla gestione separata INPS e contemporaneamente percettore di reddito di pensione

No. Non ha diritto al bonus. L’art. 27 riconosce l’indennità ai liberi professionisti titolari di partita IVA iscritti alla gestione separata INPS, purché “non titolari di pensione”.

 

Professionista iscritto ad una cassa privata (commercialista, avvocato, ingegnere, psicologo, ecc.)

Si, ha diritto al bonus, ma ad una condizione: aver percepito nell’anno 2018 redditi inferiori a 35mila euro. Se si è attestato tra 35mila euro e 50mila euro, se vorrà ricevere l’indennizzo, dovrà dimostrare di aver avuto un calo dell’attività nel primo trimestre 2020, rispetto al primo trimestre 2019, del 33%. Al di sopra di 50mila euro di reddito no, non ha diritto ad alcun risarcimento dallo Stato per i danni subiti dall’emergenza del coronavirus.

 

Socio di s.n.c.(società artigiana o commerciante)

Si, in base all’art. 28 del decreto, ha diritto al bonus dei 600 euro. Indipendentemente dal reddito percepito nell’ultima dichiarazione dei redditi inviata (redditi 2018).

 

Socio di s.a.s. (società artigiana o commerciante)

Si, se si tratta del socio accomandatario. In base all’art. 28 del decreto, ha diritto al bonus dei 600 euro, indipendentemente dal reddito percepito nell’ultima dichiarazione dei redditi inviata (redditi 2018).

No, se si tratta del socio accomandante poiché non è un socio lavoratore e non è iscritto all’INPS.

 

Socio di S.r.l. (società artigiana o commerciante)

Si, in base all’art. 28 del decreto, ha diritto al bonus dei 600 euro, se iscritto come socio lavoratore alla gestione commercianti o artigiani. Così come i soci delle società di persone, tale beneficio spetta indipendentemente dal reddito percepito nell’ultima dichiarazione dei redditi inviata (redditi 2018).

 

Amministratore di S.r.l. (non socio)

In linea generale, gli amministratori che hanno una retribuzione dalla società, instaurano con questa una rapporto di lavoro assimilabile ai co.co.co. e, pertanto, agevolabili col bonus in base all’art. 27 del decreto. Tuttavia, una sentenza della Cassazione a Sezioni unite ha affermato, nel 2017, che “il rapporto tra amministratore e società non rientra trai i rapporti conducibili alle co.co.co. trattandosi di un rapporto societario”. Nel dubbio, il consiglio del sottoscritto è quello di dare un’interpretazione estensiva della norma e di richiedere il bonus, così come previsto dall’art. 27 del decreto n. 18/2020. In via subordinata tali soggetti, potrebbero comunque accedere all’indennizzo del reddito di ultima istanza, al pari dei professionisti con cassa privata.

 

Imprenditore iscritto alla gestione INPS commercianti che, contemporaneamente, svolge occasionalmente l’attività di consulente con gestione separata INPS

Non ha diritto al doppio bonus, così come da molti sperato. Tale soggetto potrà richiedere l’indennizzo all’INPS come soggetto iscritto alla contribuzione previdenziale della sua categoria prevalente (commercianti).

 

Agente di commercio iscritto all’INPS commercianti e ad ENASARCO

Si, nonostante un primo orientamento del MEF sembrasse escluderli dall’agevolazione, hanno diritto al bonus, ai sensi dell’art. 28 del decreto cura Italia.

 

 

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