Quattro chiacchiere con Matteo Porru

Il vincitore del premio “Campiello giovani” si racconta

 

L’ ospite di questo mese è lo scrittore Matteo Porru, recente vincitore del premio “Campiello giovani”, che ci racconterà qualcosa di sé.

Ciao Matteo, e grazie della disponibilità. Possiamo affermare, senza alcuna esagerazione, che ti stai affermando come una delle giovani penne più interessanti nel panorama della narrativa nazionale. Recentemente con il tuo racconto “Talismani” hai vinto il Premio Campiello relativo ai giovani. Vuoi raccontarci qualcosa di questa esperienza? Un’emozione indimenticabile. Racconto spesso quei giorni ma non riesco mai a far percepire cosa mi è arrivato dentro, forse non ci riuscirò mai. È stata la concretizzazione di un sogno di un ragazzino con la cifosi che, qualche anno fa, stampava i suoi raccontini e li regalava. Ma l’ho vissuto più come la presa di consapevolezza di aver raggiunto qualcosa da sviluppare e coltivare col tempo. Scrivere a perdifiato e senza smettere mai di stupirmi del mondo e delle cose che accadono. 

 

Il tuo ultimo libro, “Madre Ombra”, edito dalla casa editrice La Zattera di Alessandro Cocco, ha riscosso un notevole successo nei lettori. La storia di Lara entra nel cuore con forza e delicatezza, denotando la tua grande abilità nel tessere tele di emozioni e sensazioni. La storia è ambientata a Venezia, città a te molto cara. Vuoi spiegarci il motivo di questa scelta? Venezia è magica e la magia di Venezia l’ho scoperta con gli anni. Mia madre ci è cresciuta, ci ha studiato, ma ogni tanto si perde fra le calli. Quando mi trasferisco nella casa che abbiamo lì, il tempo si dilata, quasi si ferma. Molti conoscono la Venezia turistica, pochi quella invernale, una ristretta cerchia di persone la vive prima dei temporali, quando il cielo diventa scuro e si mettono i panni dentro appena prima che attacchi a piovere. Anzi, a “scravasare”, come si dice in veneto. Quella Venezia ha un’aria inquietante, misteriosa, quasi oscena. È quella l’atmosfera che apre “Madre ombra”. 

 

Ultimamente ti sei affacciato al mondo del teatro, debuttando con gli adattamenti dei tuoi lavori, di cui tu stesso curi la sceneggiatura. Vuoi raccontarci qualcosa in merito a questa esperienza? Ti svelo un segreto: il mio sogno di bambino era scrivere sceneggiature. E il film che ha cambiato la mia percezione del cinema è stata “Youth” di Paolo Sorrentino. Ho acquistato la sceneggiatura e l’ho studiata per mesi, rivedendo alla nausea il film. Ho unito anni e anni di spettacoli al Teatro Massimo, sia davanti che dietro le quinte, e “Talismani” era un buon banco di prova per sceneggiare. O meglio, iniziare a farlo! La tua maturità artistica e narrativa ci porta, talvolta, a dimenticarci della tua giovane età.

 

Quest’estate sarai impegnato con gli esami di maturità. Come ti stai preparando per questo importante traguardo? Cosa piace al Matteo diciottenne, nella vita di tutti i giorni, quella al di fuori delle parole e dei libri? Il Matteo studente adora filosofia e le lingue “morte” che continuano a vivere e alle quali bisogna continuare a dare vita. È al primo banco centrale senza sottobanco e scrive sui libri con la penna. Studia tanto, perché gli piace e perché deve, ed è molto critico con se stesso, ma mai troppo. Quando torna a casa, scrive e fa un volo col simulatore di volo col quale gioca dalla prima comunione, ha volato per migliaia di ore e, ogni volta che decolla, vuole silenzio assoluto in camera per controllare i parametri. Segue il fratello nei compiti, si addormenta sulla sedia col romanzo davanti e con le mani sulla tastiera e, alle due o alle tre di notte, si alza e va a letto.

 

Durante la presentazione in cui ho avuto il privilegio di farti da relatore, presso la libreria “Mondadori” del Centro Commerciale “I Mulini”, ho affermato che la lettura del tuo ultimo libro mi ha ricordato “Senza sangue”, di Alessandro Baricco, che ritengo personalmente uno dei racconti più belli che siano mai stati scritti. Ma quali sono i tuoi gusti da lettore? Condivido il tuo apprezzamento per Baricco, “Tre volte all’alba” è uno dei libri che mi ha cambiato. Altri must sono “Qualcuno volò sul nido del cuculo” di Kesey, “Il gabbiano Jonathan Livingston” di Bach. Se ti devo dare un titolo regionale, penso che “Padre padrone” di Ledda sia un capolavoro assoluto. Leggo di tutto, molti titoli contemporanei sono veramente validi. L’ultimo che ho letto è di una casa editrice che sta facendo molto bene, Iperborea, che ha edito un grandioso Brokken con “Anime baltiche”. 

 

Caro Matteo, nel ringraziarti ancora per la tua disponibilità, concludo con la domanda che pongo a tutti gli ospiti. Quali sono i tuoi progetti futuri? Cosa bolle nel tuo calderone? Di tutto. Ma, in casa Porru, si cucina sempre a fuoco lento! 

 

 

Riproduzione Riservata

 

© Riproduzione Riservata - Sardegna Società