Saliamo sul treno con Nicola Lecca

Lo scrittore cagliaritano presenta il suo nuovo libro

 

Scrittore nomade cagliaritano Nicola Lecca, nel suo ultimo romanzo “Il treno di cristallo” pubblicato da Mondadori, affronta il tema della ricerca della verità, attraverso un lungo viaggio in Interrail nel cuore dell’Europa che il suo protagonista, Aaron, compie per svelare alcuni aspetti oscuri del suo passato. Vivrà nuove emozioni, confrontandosi con inaspettate conoscenze fino alla scoperta di ciò che gli è stato volutamente sottratto da una madre in preda ad una forte depressione. Aaron sente il dovere di prendersi cura di lei sebbene ne sia allo stesso tempo stritolato. Le grandi città diventano mete di rivelazioni e crescita. Agli occhi dei lettori Amburgo, Praga, Bratislava, Lubiana e Zagabria sono qualcosa di più che semplici scenari: con il loro carico di umanità brutale o gentile diventano esse stesse personaggi, come lo scrittore ci ha abituato nei suoi romanzi. Ed ecco quindi vederle comparire davanti a noi, sosta dopo sosta, contrapposte all’iniziale punto di partenza, un piccolo paesino di Broadstairs, sulla coste dell’Inghilterra, dove Aaron trascorre la sua vita di semplicità, miseria e solitudine. Scritto a penna nei tavolini di numerosi bar europei in cui è sostato per oltre sei anni, Lecca confeziona un potente libro: per crescere occorre uscire dal sé, contaminarsi con la diversità degli altri e mettersi in discussione. Perché “siamo tutti equilibristi da circo: acrobati inconsapevoli che, a fatica, camminano sul filo del destino, lungo il corso dell’abisso”. In occasione della pubblicazione del suo libro “Il treno di cristallo” abbiamo fatto due chiacchiere in compagnia dello scrittore Nicola Lecca.

 

Innanzitutto complimenti per i tuoi primi vent’anni di carriera. C’è qualche momento che ricordi con particolare entusiasmo e qualche momento in cui hai pensato di lasciare perdere? L’istante in cui ho visto stampato il mio primo libro “Concerti senza Orchestra”. Era il 1999 e, due mesi dopo, sarei stato il più giovane finalista nella storia del “Premio Strega”. In quel momento non ero ancora nessuno. Eppure, così felice non lo sono mai stato. Lasciar perdere? Se tutti coloro che creano bellezza mollassero, il mondo diventerebbe un posto brutto assai. Sento il dovere, anzi, la responsabilità di andare avanti: anche se sta diventando sempre più difficile vivere esclusivamente di scrittura.

 

In un’epoca dove tutto è super veloce, abbiamo un ritmo serrato, dove si vuole tutto e subito colpisce il tuo volerti prendere il giusto tempo per scrivere a mano le pagine delle tue opere. Utilizzando le tue parole: “sono un sarto della parola e desidero che le cose siano fatte bene”. La stesura del tuo ultimo romanzo uscito qualche settimana fa ha richiesto una scrittura di sei anni e un girovagare per l’Europa. Per vivere, scrivere e trasmettere emozioni. Che rapporto hai con il tempo? E da dove trai la tua ispirazione? Coltivo l’arte del tempo vuoto. Che non è noia: ma quegli spicchi creativi delle giornate trascorsi a contatto con la natura e con gli animali. Senza iPhone, senza modernità. L’ispirazione la trovo nel costante incontro con il resto del mondo: con tutto ciò che è diverso da me. Osservo, valuto, apprendo. Senza confronto non c’è crescita. Ma l’ispirazione è anche il pieno contatto con la natura. Ecco perché, ogni anno, trascorro interi mesi in alta montagna, in solitudine per elaborare tutto ciò che è stato pazientemente raccolto e appreso durante i miei viaggi.

 

Nel romanzo è forte la presenza di figure che compiono un viaggio non solo fisico ma anche interiore, una scoperta di sé stessi. Come pensi che la conoscenza di nuove culture possa favorire questo processo di crescita e di apertura? Chi vive di specchi (cioè di sé) e di abitudini vive soltanto in superficie.

 

Aaron è un ragazzo appena maggiorenne. Senza un padre e con una madre problematica. Trova conforto nell’amore virtuale. La tecnologia e la solitudine nel romanzo hanno un ruolo molto importante. Come vedi i tuoi personaggi e l’impatto che internet e i nuovi media hanno sulle nuove generazioni? Il mondo è pieno di trappole tese per trarre profitto dalle nostre solitudini e noi, pur iperconnessi, siamo sempre più chiusi: perché poco interessati agli altri, ma costantemente focalizzati sui noi stessi. Il treno di cristallo è un romanzo che aiuta a riscoprire sé stessi attraverso la diversità degli altri. Il protagonista Aaron è fidanzato da un anno con una ragazza che non ha mai visto e con la quale chatta online. Fino a che accade qualcosa di inaspettato e lui è costretto a lasciare la palla di cristallo in cui esiste per vivere davvero e non nutrirsi più soltanto di illusioni.

 

Infine, che consigli daresti agli aspiranti lettori che vorrebbero intraprendere come te questa strada? Capire, con umiltà, se hanno talento. Senza talento questo lavoro non si può fare.

 

 

In foto lo scrittore Nicola Lecca – Ph di Andrea Francesco Berni

 

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