Tra le bellezze e l’archeologia della Basilica di Santa Giusta

Nel lontano XII secolo, venne eretta la Basilica di Santa Giusta, dedicata all’omonima santa, martire.

Facciamo, però, un passo indietro, per capire il suo contesto storico, nonostante la sua costruzione ex novo.

L’abitato di Santa Giusta insiste su un più antico insediamento che è stato uno dei più importati del golfo di Oristano in epoca fenicio-punica. Nell’area occupata dall’abitato ci sono anche tracce di una frequentazione pre e protostorica. Queste testimonianze sono rappresentate da materiali archeologici articolati attorno al poggio della cattedrale, riconosciuto come l’acropoli. Nello specifico si segnalano ritrovamenti di frammenti di ossidiana, cocci di stoviglie, fusaiole, pesi fittili da reti ed altro ancora. Nella cripta della cattedrale, sono la pavimentazione, si possono ammirare alcune porzioni di basamenti in conci di basalto, riconducibili a strutture nuragiche.

La Basilica è stata costruita sopra un alto sagrato; questa posizione rialzata e privilegiata, la rende maestosa e dominante, nonché visibile da lontano. A renderla ancora più visibile, l’alto campanile, parzialmente originale; infatti questo aveva originariamente una struttura a vela e venne rialzato successivamente. Osservandolo attentamente, ci si accorge della differenza dei materiali utilizzati a posteriori.

Il materiale utilizzato per la costruzione della Basilica è l’arenaria proveniente dalle cave del Sinis. I paramenti murari sono costituiti da blocchi di medie dimensioni, ben squadrati e disposti con cura in filari regolari.

La struttura esterna è imponente; guardando la facciata, salta all’occhio la tripartizione della pianta, con una navata centrale più alta rispetto alle due laterali. Questa, infatti, presenta una pianta tipica delle maggiori chiese medioevali della Sardegna. Le tre navate che spartiscono l’interno sono separate da due file di sette colonne ciascuna. La navata centrale risulta essere larga il doppio rispetto a quelle laterali. La navata centrale è alta il doppio rispetto a quelle laterali, ed è illuminata da tre monofore absidali, sa una trifora posta nella facciata e da otto monofore aperte nel cleristorio. Nel timpano orientale si apre una fessura cruciforme, posta in una posizione elevata rispetto alle travi in legno. La copertura della navata centrale è a capriate lignee, ed è stata ricostruita fedelmente all’originale. Il peso della copertura è sorretto da archi di scarico semicircolari e su quattordici imponenti colonne di spoglio, per la maggior parte in marmo, tutte diverse per colore e lavorazione; le colonne del presbiterio risultano essere più esili. Tutte le colonne poggiano su basi classiche e bassi plinti e sono sovrastate da capitelli ionici, corinzi e compositi, provenienti dalle antiche città di Othoca, Tharros e Neapolis. Le navate laterali, invece, sono costituite da volte a crociera.

Il presbiterio è rialzato di sette gradini; al di sotto di questo si trova la cripta alla, quale si accede tramite una scala stretta e ripida, alla destra della scala che porta al presbiterio e all’altare. Nella cripta ‘si crede che Santa Giusta abbia sofferto il martirio’.

 

 

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