Essere tutti uniti senza lasciare indietro nessuno, le parole di speranza di Cristian Cocco

Nel nostro salotto degli ospiti oggi incontriamo Cristian Cocco, che parlerà di sé e del suo lavoro, lanciando anche un messaggio importante per questi giorni difficili.

 

Ciao Cristian! Intanto benvenuto e grazie per la tua disponibilità. Come ti stai tenendo impegnato nei giorni di #iorestoacasa?

Come tutti in questo periodo mi alterno tra cucina, bagno e salotto. Continuo però a lavorare, anche se nel nostro campo ora è tutto bloccato: avevo delle produzioni su cui stavo lavorando che sono rimaste bloccate, ma cerco di prepararmi comunque per non lasciare nulla indietro. Uno dei progetti è “Un parroco fuori di chiesa”, una serie tv di cui per scaramanzia non voglio anticipare il canale, ma posso dire che è un progetto molto importante che andrà in onda su una rete nazionale. La serie verrà girata tra Arborea, Oristano, le coste del Sinis e una parte di Cagliari.

 

L’isola di Pietro è stata un successo. Vi aspettavate questo esito? E soprattutto, come è stata per te questa esperienza?

Io ringrazio Dio per tutte le esperienze che mi permette di fare, e mi ritengo fortunato.  Quest’anno ho compiuto il mio ventesimo anno di carriera televisiva, che comprende diciotto anni con Striscia la notizia, quattro edizioni di “Paperissima”, il mio esordio a “La sai l’ultima?” e tre stagioni con “L’isola di Pietro”. Sono contento di aver girato questa serie tv: a Striscia la notizia sono sempre stato contrattualizzato come attore, ma era da un po’ di tempo che non recitavo un personaggio. L’isola ̶  e la Lux Vide che mi ha ingaggiato ̶  mi hanno dato la possibilità di interpretare il ruolo dell’ispettore Pinna, e mi hanno dato quella spinta giusta per riprendere in mano il soggetto di “Un parroco fuori di Chiesa” e di rispolverare la mia passione rimettendomi in gioco con nuove idee. Talvolta il lavoro diventa per tutti un po’ ripetitivo e l’entusiasmo cala: “L’isola di Pietro” mi ha dato un nuovo input  e sono molto orgoglioso di aver lavorato con dei grandi professionisti come Gianni Morandi.

 

I fan si chiedono se ci sarà una quarta stagione. Ci puoi dare qualche indizio, possiamo sperarci?

La speranza ce l’ho anche io. Quest’anno, con quello che purtroppo è accaduto, sicuramente non si girerà la nuova stagione. Di ufficiale non c’è nulla, anche Gianni Morandi da poco ha salutato i fan con un video che non lasciava sperare a una nuova stagione, ma non si sa mai e speriamo che si possa riprendere, vedremo!

 

E per i tuoi prossimi progetti su cosa stai lavorando? Possiamo avere qualche anticipazione?

Sicuramente sto lavorando sulla serie di cui abbiamo parlato, “Un parroco fuori di Chiesa”, scritta a sei mani con Giovanni Trevisan e Marco Domenicale. Poi sto lavorando sui miei tour, dei quali purtroppo sono state rimandate alcune date; ci sono tanti progetti a cui sto lavorando, prenderò questo periodo un po’ come una sosta e un po’ come un’occasione per portarmi avanti e scrivere, impostare e programmare.

 

Una domanda che facciamo sempre agli artisti nostri ospiti è quale sia l’opera alla quale si sentono più legati. Nel tuo caso, c’è un lavoro che hai particolarmente a cuore o un’esperienza lavorativa che ricordi con affetto?

Sicuramente non posso non nominare Striscia la notizia, che per diciotto anni mi ha permesso di farmi conoscere a livello nazionale. Il programma è una scuola molto dura, se riesci ad arrivare al diciottesimo anno di collaborazione vuol dire che un po’ di merito lo hai, e ne sono molto orgoglioso. In ogni campo c’è la fortuna, è vero, ma soprattutto in queste professioni se non hai un po’ di talento sei subito tagliato fuori, e di meteore ce ne sono state tante. Striscia ce l’ho nel cuore. Io sono partito con “La sai l’ultima?”, e due autori mi notarono, uno dei quali è ancora un mio caro autore, Giovanni Trevisan. Come esordio ricordo con molto affetto quello, poi Paperissima… ogni progetto quando hai dei bei ricordi ti rimane nel cuore. E nel mio caso è così. Certo è che mi considero figlio di Mediaset: ogni progetto è stato con loro.

 

Siamo ormai giunti alla conclusione della nostra intervista. Su Instagram hai pubblicato una storia con un messaggio bellissimo di solidarietà per questi giorni così difficili, che è stato ripreso e riprodotto come esempio anche da Mediaset. Vuoi condividerlo con tutti noi?

Certo. Molto spesso, da sempre, l’italiano si è divertito facendo ironia sui temi di divisione tra nord e sud. Questo divertimento, purtroppo, molte volte è andato oltre. Invece di stare molto uniti, spesso vediamo il nord che si arrabbia col sud, il sud che si arrabbia col nord… purtroppo la solidarietà ci ha uniti storicamente nel momento in cui si verificarono alcune catastrofi, come per esempio alluvioni e terremoti: lì le persone si aiutarono e si unirono, ma adesso questa catastrofe ha toccato tutti indistintamente. Speriamo di raccogliere qualcosa di buono da questa catastrofe: cerchiamo di essere tutti uniti e di farci forza, senza lasciare indietro nessuno, lo vedo con commozione quando leggo i messaggi sui social o i video della gente che canta sui balconi: non dimentichiamocene quando sarà passato, continuiamo a volerci bene e stare uniti, a mandarci messaggi positivi, e questo vale anche per le famiglie e coloro che ci sono più vicini. Talvolta si sente di litigi tra vicini, tra famiglie, tra fratelli…queste cose ti fanno riflettere: la vita è troppo bella e troppo preziosa per essere passata con la rabbia, con le divisioni. Diciamoci “ti voglio bene”, amare è più semplice che odiare. Quando odi fai un torto agli altri e un torto anche a te stesso. Questo lo scrissi anche in un mio libro: semplicità uguale felicità, vogliamoci bene e non odiamo.

 

 

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