Stile di insegnamento versus stile di apprendimento

Durante la loro carriera di docenza gli insegnanti si confrontano con tanti alunni molto diversi tra loro, con caratteristiche uniche per ognuno di loro, che spesso mettono a dura prova il lavoro del docente, nel cercare di comprendere e interpretare queste peculiarità. Un altro motivo è il metodo personale di insegnamento che caratterizza il modo di lavorare del docente, che potrebbe non essere adeguato per alcuni allievi. Per poter fare un buon lavoro in classe, dobbiamo quindi tener conto non solo del nostro metodo di insegnamento, frutto della rielaborazione delle nostre conoscenze e messa in pratica delle competenze acquisite, ma anche e soprattutto dello “stile di apprendimento” degli allievi. Perché infatti un allievo va bene in alcune discipline, e ha uno scarso profitto in altre? Sicuramente da bravo docente è necessario venire incontro alle esigenze degli allievi, motivare il loro apprendimento, ma cercare di capire il loro approccio alla disciplina: cioè come imparano, memorizzano, assimilano? Il docente può organizzare il suo lavoro aprendosi, sperimentandosi, elaborando strategie e metodologie: cooperative learning, tutoring, lezione frontale, apprendimento attivo. Sicuramente in questo modo avrebbe più possibilità di raggiungere i suoi allievi, individuare le strategie più adeguate per favorire l’apprendimento.

Per arrivare a tutto ciò bisogna partire dai loro stili di apprendimento. In riferimento a questi dagli anni 70 ad oggi, sono state elaborate diversificate teorie e paradigmi, per cercare di spiegare cosa avviene a livello mentale, di memoria, ed emotivo negli allievi, come si realizza cioè il processo. Possiamo solo affermare che nonostante le differenze o divergenze, tutti questi modelli si trovano d’accordo su alcuni aspetti comuni: indagare lo stile di apprendimento degli allievi significa stimolare in essi una riflessione che accresce la consapevolezza dello studente delle sue capacità e potenzialità, permettendogli di organizzare il suo lavoro di studio, arricchendo le sue sicurezze, aumentando la sua autostima; è uno strumento per il docente che in questo modo può individuare l’approccio didattico educativo più adatto ai bisogni dei suoi allievi e costruire su di loro la metodologia adatta per lo sviluppo delle conoscenze e competenze; per gli studiosi e gli educatori le teorie sono importanti perchè osservano le inclinazioni degli studenti, i loro orientamenti, le loro predisposizioni, i loro talenti; per formulare così indicazioni sempre più precise per la compilazione dei curricoli. Individuare gli stili di apprendimento non è cosa facile, ma la disposizione del docente ad aprirsi a questa prospettiva è necessaria: lo stile di apprendimento non è solo un fatto di didattica, ma un modo di porsi nei confronti della disciplina dal punto di vista cognitivo, psicologico, affettivo, fisiologico e sociale. La novità nei prossimi concorsi della scuola è rappresentata proprio da una specifica preparazione su discipline antropologiche sociologiche psicologiche. Occorre avere questo nuovo sguardo e mettersi in gioco con le nuove metodologie didattiche che possono offrire diverse e svariate possibilità di proporsi in maniera innovativa e diversa. Questo è quello che chiede la scuola, ma anche quello che chiedono i nostri allievi che oggi più che mai sono sempre più portatori di bisogni educativi speciali.

 

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