TELEDIDATTICA E SERVIZI A DISTANZA: La parola agli studenti universitari

Con la firma del Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri (DPCM) avvenuta in data 5 Marzo 2020 e quella del 9 Marzo si sono stabilite le misure per il contenimento sull’intero territorio nazionale del diffondersi del virus COVID-19/Coronavirus. Tra queste, la sospensione della frequenza in presenza di tutte le attività didattiche e curriculari con la possibilità di svolgimento delle attività formative a distanza.

In rapporto al prolungarsi della sospensione dell’attività didattica fino al 3 Aprile – come annunciato dal Presidente del Consiglio nella giornata di ieri – le scuole e i due Atenei di Sardegna, in questa difficile situazione, si stanno organizzando sia per espandere il lavoro agile, compatibilmente con le esigenze di servizio, ed allo stesso tempo potenziare l’uso degli strumenti telematici per tutte le attività compatibili (lezioni, esercitazioni, servizi tecnico-amministrativi, prestiti bibliotecari, ecc.). Abbiamo raccolto in questi giorni alcune testimonianze di studentesse e studenti universitari dell’Università di Cagliari.

 

Cosa pensi riguardo alle modalità online di erogazione delle lezioni? 

«Sono molto fiduciosa della loro efficacia per gli insegnamenti prettamente teorici. Per i corsi, ad esempio, di lingue straniere presentano alcuni problemi di fondo: per le esercitazioni e i corsi di mediazione orale è fondamentale potersi confrontare di persona. Tutto dipende da come verranno organizzati i corsi online perché per noi l’esercitarsi a casa è già imprescindibile per poter superare le prove d’esame ma sono fiduciosa» – Sara Piu, di Domusnovas, studentessa di Lingue e Letterature Europee e Americane.

 

Cosa pensi dell’emergenza Coronavirus in relazione agli ultimi fatti di cronaca che arrivano dalle regioni del Nord?

«Sono vicino ai miei colleghi e colleghe fuori sede che vivono nelle regione del Nord Italia e hanno deciso di rientrare nelle loro regioni per isolarsi e seguire le direttive, così come chi ha deciso di contravvenire al DPCM. Non riesco neanche a pensare alla paura e al senso di smarrimento che si possa provare in una situazione del genere, non li posso biasimare. Sicuramente, però, la scelta di fuggire mette in pericolo anche gli stessi familiari da cui si è fatto ritorno. Tutto il Paese ha bisogno di molto più coraggio da parte dei cittadini. Solo così la paura viene sconfitta» – Davide Moreno, di San Gavino Monreale, studente di Scienze dell’Educazione e Formazione.

 

Credi che queste misure di prevenzione emanate dal Governo siano adeguate?

«Le linee della politica nazionale, nonostante l’ovvia severità e intransigenza, sono tese alla salvaguardia della nostra salute e del bene comune. Anche chi, come me, vive nelle case dello studente, sta rispettando le misure che l’ERSU di Cagliari ha raccomandato nell’utilizzo del servizio abitativo: massimo due persone per ambiente comune come la cucina e le aule studio, temporanea sospensione dell’accoglienza esterna e dunque degli ospiti, mantenere una distanza di sicurezza di almeno un metro. Qualsiasi richiesta di informazione e comunicazione può essere fatta per via telematica, mail e telefonica» – Stefano Carcangiu, di Villanovatulo, studente di Scienze Politiche e Relazioni Internazionali.

 

Pensi sia stato giusto estendere le linee guida del Governo a tutta la Penisola e non solo alle zone rosse e arancioni?

«Da ex studente del Liceo, posso dire che questa situazione mi ricorda molto la peste a Milano descritta dal Manzoni nei Promessi Sposi. E se c’è qualcosa che la letteratura ci ha insegnato è proprio questa: non possiamo permetterci di mandare al collasso le nostre strutture ospedaliere, in primo luogo i reparti di terapia intensiva.  Queste regole servono in primis come misure preventive ma soprattutto, in termini umani, sono la prova di maturità della coscienza sociale e comunitaria di ognuno. Tutti si devono sentire in prima linea nel contrasto alla diffusione del virus» – Alberto Mureddu, di Cagliari, studente di Chimiche e Tecniche Farmaceutiche.

 

Come futuro medico, quali consigli daresti ai tuoi pazienti?

«È fondamentale seguire le direttive emanate dal Ministero della Salute uscendo il meno possibile e prestando attenzione ai contatti fisici. Farsi prendere dal panico non è di certo la migliore delle soluzioni. Non si ha molta scelta in casi come questi: il nemico che abbiamo di fronte è infinitamente piccolo e insidioso e non c’è un modo per arrestare efficacemente il virus, non avendo ad oggi farmaci o vaccini utili. Si può solo cercare, in un periodo di tempo più lungo, di rallentare il diffondersi del COVID-19 così da evitare un alto numero di contagi in tutto il territorio nazionale. Bisogna avere fiducia nella scienza e nelle sue capacità così come vi è grande bisogno di responsabilità e autocontrollo specie da parte dei giovani e di tutti gli studenti d’Italia» – Francesca Ferrante, di Osini, studentessa di Medicina e Chirurgia.

 

 

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