L’ emozione del Re di Oristano

Dei Gremi è figlia la Sartiglia,

antica giostra medievale

ogni anno si svolge a Carnevale.

Un maestoso corteo la precede,

tamburini e trombettieri

ritmano il passo dei corsieri.

Applausi e urla accompagnan

de Su Componidori il passaggio,

e benedice con violette di maggio

l’inizio della gara.

Tra maschere e coccarde

s’affacian i cavalieri,

si prepara alla gara

l’intera contrada.

Non vinceran né oro né allori

ma la lucente stella,

simbolo di antichi onori,

con l’auspicio acclamato

di un fruttuoso anno sempre agognato.

Franca Mugittu

 

Il giorno tanto atteso alla fine è giunto.

Una breve via ti separa dal luogo della vestizione. Cammini a testa alta, le dita intrecciate dietro la schiena, come a voler scaricare quel senso di nervosismo che ti attanaglia lo stomaco. Ma non sei solo. Due delle varie massaieddas ti affiancano silenziose, reggendo nelle corbule la maschera e il cilindro, alcuni degli accessori de su componidori.

La bandiera del gremio apre il corteo, accompagnato dal majorale en cabo, dai componenti della corporazione, dalla massaia manna. Lo scrosciare degli applausi si fonde col ritmo incalzante dei tamburi e delle trombe. L’allegria che aleggia nell’aria pare non sfiorarti. Lo sguardo fisso in avanti, quasi fossi in uno stato di trance. Eppure, quel volto impassibile si scioglie nell’attimo in cui varchi la porta ad arco, creata appositamente, per giungere in una piccola piazza allestita per l’occasione.

Parenti, amici e tutti i presenti celebrano il tuo arrivo, con occhi gioiosi, a tratti lucidi, mentre assisti con smarrimento ed emozione. Conosco perfettamente la sensazione che stai provando in questo momento. Per noi oristanesi non è una semplice festa. È molto di più. Essere il primo cavaliere richiede forza, costanza, impegno. Perché di lì a breve, tu non sarai più un uomo. Sarai una divinità.

Osservi con attenzione la distanza che ti separa dalla mesitta e senza accorgetene le persone si avvicinano, tra baci e abbracci, ti salutano augurandoti ogni fortuna.

I passi calibrati, lo sguardo fisso in avanti. Eppure, nessuno si accorge delle tue nocche diventare via via sempre più pallide o di come il tuo incedere sia attraversato da tremori. Sei cosciente di quello che sta per accadere. Sulle spalle avverti il peso di un intero gremio, di una comunità.

Ed eccoti. In piedi, sopra la tavola, davanti a varie persone. Quegli stivali di pelle non potranno più toccare il suolo. I tamburini e i trombettieri danno inizio alla vestizione.

Ti accomodi sullo scranno finemente intarsiato e lasci che le sapienti mani delle massaieddas facciano il loro lavoro, sotto la supervisione della massaia manna. Stringono con nastri rosa pallido e celeste chiaro – i colori del gremio dei Falegnami – le maniche della camicia di lino, stando ben attente a realizzare dei perfetti fiocchi, come quello che cinge il colletto. Ti alzi un attimo, il tempo necessario per indossare su coiettu di pelle, stretto sul davanti da catenine di argento, sorrette da piccole borchie, poste ai lati, a forma di cuore. Il gonnellino resta libero ponendosi come protezione sulle gambe. Al di sopra, viene posto un cinturone di cuoio, anch’esso ricamato, e stretto da stringhe di pelle.

Torni di nuovo a sederti e questa volta le massaieddas prendono le fasce di tessuto bianco avvolgendole sul tuo volto, cucendole una sull’altra. Un ultimo brindisi di augurio, tre squilli di tromba, una rullata e i ritmi solenni de su passu de su componidori  accompagnano la posa della lignea maschera, i cui lacci verdi vengono ulteriormente fissate sulle fasce. 

La sistemazione del velo ricamato, la cucitura della camelia rosa sullo stesso e la posa del cilindro sul capo segnano la conclusione di un rito sacro.

Ecco su componidori, il Re di Oristano, in tutta la sua bellezza. La trasformazione è completata.

In piedi, su quel tavolo, accogli gli omaggi dei presenti, gli applausi, le preghiere invocanti San Giuseppe. E come protetto da una luce divina il tuo destriero, bardato di coccarde rosee e celesti, si avvicina a te. Lo accarezzi per tranquillizzarlo o, molto più probabilmente, per placare il battito frenetico del tuo cuore. In un attimo di lucidità, gli monti sopra, senza toccare il suolo. Non ti è concesso poggiare i piedi se non al momento della svestizione.

Un religioso silenzio assiste alla scena e nel mentre il presidente del gremio ti affida sa pippia de maju, un doppio mazzo di viole mammole e pervinche, simbolo della primavera alle porte. E tu ne sei il garante. Lo sollevi a mezz’aria benedicendo e salutando coloro che fino a pochi attimi prima ti hanno affiancato durante tutto il rituale.

«Santu Giuseppi t’assistada!»

Ti avvii verso l’uscita, dove ad attenderti ci sono su segundu e su terzu cumponi, tutti i cavalieri e una folla immensa festante. Tra un saluto e una benedizione, il corteo può avviarsi alla volta del sagrato della cattedrale per dare inizio alla corsa alla stella.

Sei ben consapevole del ruolo affidatoti. Il gremio ha riposto in te la massima fiducia e farai di tutto per non tradirla. Sei la più alta autorità il cui compito sarà condurre i giochi e dare il massimo per la riuscita della corsa.

Perché la Sartiglia rappresenta la fortuna tentata dai cavalieri nel cogliere la stella.

Durante tutto il percorso, i trombettieri e i tamburini, vestiti di tutto punto, scortano la tua persona fino al punto designato. Le grida di gioia, le musiche, la presenza dei figuranti abbigliati secondo i canoni della tradizione sarda e spagnola, la folla che ti acclama dai lati della via. L’imponenza dei cavalli, l’eleganza dei cavalieri, l’esplosione di colori delle bardature. È impossibile non esserne rapiti.

Fai il tuo ingresso e dopo aver aperto ufficialmente la corsa con un triplice incrocio di spade con il Secondo apri i giochi, affrontando per primo la sorte.

Tre squilli di tromba e una rullata.

La via è libera. La maschera priva di ogni espressione non permette ai spettatori di comprendere ciò che si anima dentro di te. Osservi con attenzione il percorso di fronte, ti isoli dal caos circondante, il respiro si fa più pesante. La mano destra stringe con forza l’impugnatura della spada, in modo da placare quella leggera tensione. Quella sinistra tiene ben salde le redini. La stella a sei punte di attende, pronta per essere trafitta. Il destriero risponde ai tuoi movimenti e con un colpo di tacco parte al galoppo. Sei proteso in avanti, con l’arma che fa da prosecuzione del tuo braccio, segui il ritmo del tuo compagno diventando un unico essere. I secondi sembrano ore. Una corsa infinita e poi ecco: il tripudio della folla.

Hai colto il simbolo, hai esaudito il desiderio di tutti. Il gremio dei Falegnami, così come parenti e amici, possono essere orgogliosi. Onore a su componidori! Hai reso memorabile una giornata che gli oristanesi non dimenticheranno.

Avanzi lungo la strada mostrando il trofeo che danza sull’elsa della spada, mentre i tamburi e le trombe si mischiano agli applausi.

La fortuna ha accompagnato il Re di Oristano, il destino ti ha sorriso.

Concedi la tua spada ai tuoi compagni, i quali, uno dopo l’altro portano a casa varie stelle. Ma ancora una sfida attende te e il tuo secondo: quella finale, la più difficile ed emozionante. La discesa con su stoccu, l’asta di legno laccato di oro e di bianco. Eppure, sei riuscito nell’impresa. Onore a te, cavaliere, dalla scintillante maschera.

Le discese sono terminate. Ti rechi di nuovo sul sagrato della Cattedrale di Santa Maria Assunta per riconsegnare la lancia di legno e riprendere sa pippia per benedire i partecipanti, il pubblico, a cui hai donato istanti indimenticabili, e chiudere ufficialmente la corsa.

È un momento solenne, magico. Una profonda commozione segna i volti della folla. La Sartiglia racchiude in sé una storia lontana, una tradizione radicata nei cuori degli oristanesi, e non solo.

Rappresenta un incontro, una condivisione, una partecipazione. Chi non la vive non potrà comprendere i sentimenti e le sensazioni che invadono ogni fibra del proprio essere.

 

 

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FOTO DI Simon Ska Photography

BIBLIOGRAFIA

  • http://francamugittu.scrivere.info
  • https://www.sartiglia.info/ Fondazione Oristano.
  • Gianfranco Casu, Istanti di colore e tradizione per le vie di Oristano. SarGea di Gianfranco Casu, 2011.
  • Roberto Ripa, Michele Masala, La Sartiglia, Cagliari, Edizioni R&DT, 2004.

 

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