Da cuoco a Frate, 28 anni fa moriva Fra Nazareno da Pula

Il frate dalla parola buona, il frate delle caramelle

 

Fra Nazareno, al secolo Giovanni Zucca era figlio di Giuseppe e di Faustina Pibiri ed era nato a Pula il 21 gennaio 1911, sesto di nove figli (sei maschi e tre femmine). Apparteneva ad una famiglia «distinta per censo e per esemplare condotta cristiana», come scrisse il Parroco Don Francesco Demontis, nella lettera di presentazione del giovane al P. Guardiano dei Cappuccini di Cagliari. Inizialmente fu contadino e poi militare, emigrò in Africa e lì si sistemò gestendo un esercizio commerciale di ristoro e di accoglienza. Con l’arrivo degli inglesi, perse tutto e fu fatto prigioniero. Visse in prigionia alcuni anni distinguendosi per rettitudine, amor di Patria e fermezza di carattere.

Ritornato in patria, logoro nel fisico e prostrato nello spirito, ebbe bisogno di ricovero in ospedale e di lunga convalescenza. Trovò poi lavoro, come fattorino, alla SATAS, società di trasporti automobilistici. Di «condotta esemplare cristiana e civile, non ha mai dato motivo di lagnanza presso nessuna autorità, si è mostrato sempre amante del ritiro e della pratica religiosa», scrive il Parroco di Pula nei certificato di buona condotta e, nella lettera di presentazione al P. Guardiano di Cagliari, aggiunge: «il suo comportamento dimostra di avere ferma vocazione e credo voglia decidersi sul serio». E sul serio Giovanni Zucca si decise e, in data 23 dicembre 1950, scrisse ai P. Provinciale dei Cappuccini «chiedendo umilmente di essere accolto in qualità di fratello laico in seno al Suo Ordine avendo grande desiderio di abbracciare la vita di S. Francesco, ad imitazione del B. Ignazio». Ruolo grande e importante in questa sua decisione ebbe P. Pio da Pietrelcina e accanto a P. Pio Fra Nazareno sarebbe voluto restare. Fu però lo stesso Padre Pio a non permetterglielo, perché — disse — il suo posto era fra i Cappuccini della Sardegna. A Sanluri, il 23 settembre 1951, dalle mani del P. Maestro P. Innocenzo Demontis, ricevette il santo abito dei Cappuccini e assunse il nome di Fra Nazareno, nome che per lui era tutto un programma. A Sanluri, un anno dopo, il 24 settembre 1952, emise la prima professione, sempre nelle mani di P. Innocenzo, e tre anni dopo, il 29 novembre 1955, quella perpetua, nelle mani del P. Emilio da Quartucciu, Guardiano del Convento. A Sanluri era rimasto in quegli anni con la mansione di cuoco: molto apprezzato e stimato dai Confratelli sia per le grandi doti di professionalità che per l’amore e la dedizione con cui condiva ogni suo agire. Dopo Sanluri, lo troviamo questuante a Sassari, poi ad Iglesias, Cagliari, ancora a Sanluri, finché, nel luglio del 1977 viene trasferito a Sorso, ove rimane per una diecina d’anni. Ovunque visse, man mano che gli anni passavano, ogni giorno di più si impose all’attenzione della gente che a lui si recava dalle varie parti dell’Isola. Da Sorso, spesso, col permesso dei Superiori si recava a Cagliari e a Pula, esercitando ovunque «con grande dignità il suo ministero di orante e di consolatore degli afflitti in mezzo al popolo di Dio», come disse Mons. Alberti nell’omelia della Messa Esequiale. Il bisogno della campagna e l’amore al ritiro lo spinsero a chiedere ai Superiori di poter vivere periodicamente in campagna, a “Peincareddu”, prima, a Is Molas, poi, sempre in agro di Pula, in case di proprietà dei familiari.

A Is Molas la sorella Emanuela, con la collaborazione di amici, aveva fatto costruire in terreno di sua proprietà una casetta ove lui potesse ritirarsi in località «Sa guardia è su Predi», dal clima dolce e mite e con possibilità di dedicarsi anche al vecchio amore del lavoro dei campi. In quella casa, Fra Nazareno ha trascorso l’ultimo periodo della sua vita terrena, attendendo alla preghiera, al lavoro, all’accoglienza ed ascolto delle persone che, numerose, a lui ogni giorno accorrevano, provenienti da tutte le parti dell’Isola e anche da luoghi lontani. Accanto a quella casa, i suoi amici stanno erigendo una chiesa che ricorda quella di N.S. delle Grazie a S. Giovanni Rotondo, cara a Fra Nazareno. In quella chiesa troveranno definitivo riposo le sue spoglie mortali, com’egli desiderava ed espressamente chiese, anche poco prima che morisse. Fra Nazareno accoglieva i pellegrini con un sorriso, talvolta con un rimprovero, ma sempre con grande semplicità e cordialità. In quel luogo spesso avveniva lo «scambio» dei dolori: i fedeli li portavano a lui e lui se li caricava su di sé, ed essi ritornavano a casa sereni contenti e leggeri. Da quel luogo, come detto, partì per non farvi più ritorno, la mattina del 26 gennaio del 1992 per recarsi, in ambulanza, all’ospedale Santissima Trinità. Da vero frate minore «come forestiero e pellegrino in questo mondo», dopo aver vissuto lontano dai propri fratelli gli ultimi suoi anni di vita, Fra Nazareno ha trascorso fuori del Convento anche gli ultimi giorni e ha accolto sorella morte non nella sua cella, ma in una fredda camera del reparto di Rianimazione dell’ospedale in compagnia di sofisticate apparecchiature elettroniche che l’hanno «aiutato» a prolungare la sua lunghissima agonia.

Muore il 29 Febbraio del 1992. Il 29 Dicembre 2019 si è conclusa la fase diocesana del processo di beatificazione.

 

 

 

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