Per un nuovo Brahms

Stasera al Lirico un concerto dedicato ai Trii del compositore tedesco

 

La tradizione ce lo raffigura come un uomo appartato e schivo, uno scapolo dai modi un po’ ruvidi che non ha mai voluto rinunciare alla propria libertà. Con una vita povera di grandi eventi. Eppure, sotto questa immagine sbiadita, ci sono prima di tutto il Brahms musicista e compositore. È lì che si coglierebbe la reale sostanza estetica e musicale della sua produzione, schivando il pericolo di un facile biografismo. Infatti, oltre questi tratti della personalità dell’amburghese, schematici e riduttivi, tutto il resto in lui è musica ed è nutrito di musica. Non si tratta banalmente di accantonare aspetti pure importanti della vicenda umana di un artista, ma di sondarne il linguaggio creativo. Recuperando in esso la chiave che ci schiuda il senso profondo della sua arte.

Tramontata la polemica sul suo rapporto con l’eredità di Wagner e Liszt da un lato, e con il classicismo viennese dall’altro, si è finalmente corretto il giudizio che lo faceva un musicista attardato e restauratore. Oggi la fisionomia di Brahms ha infatti contorni più netti: la sua posizione storica – intrinsecamente ambivalente – è tradizionalista ma con fortissimi slanci progressivi.

Perciò, a voler scoprire quelle componenti intime e quasi nucleari della scrittura brahmsiana, si deve volgere lo sguardo soprattutto sulla musica da camera, nella quale si è riconosciuto precocemente il baricentro della sua opera: con essa si apre e si chiude la sua vicenda di compositore, in essa sgorga la sua più originale vena creativa, quell’incantato lirismo elegiaco, spesso immerso in pensose atmosfere autunnali.

E proprio là, nel regno di quella che fu una autentica vocazione, ci condurranno questa sera alle 20.30 i protagonisti del secondo appuntamento della Stagione concertistica 2020 del Teatro Lirico. Sul palco, con un programma monografico dedicato ai Trii di Brahms, si esibirà il Trio di Parma (a Cagliari già nel 2011 e nel 2018): il violoncellista Enrico Bronzi, il violinista Ivan Rabaglia, il pianista Alberto Miodini. A loro si aggiungerà Alessandro Carbonare, primo clarinetto dell’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia. Verranno eseguiti il Trio n. 2 in do maggiore op. 87, il Trio n. 3 in do minore op. 101 – entrambi per violino violoncello e pianoforte – e in chiusura il Trio in la minore op. 114, per clarinetto violoncello e pianoforte.

Una serata che si preannuncia di rara intensità e di notevole spessore artistico, con un solido programma. Perché getterà luce nuova su un artista ancora enigmatico, insondabile. Un Brahms sempre nuovo, da riascoltare, da amare.

 

 

Nella foto di Francesco Fratto il Trio di Parma

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