Il Turismo sostenibile tra cammini e percorsi

Il 2019 è stato un anno davvero intenso e ricco di eventi che rimarranno impressi nelle pagine della storia del mondo. Come di consueto, proprio fra le pagine di una delle riviste più lette e seguite al mondo, la statunitense Time, abbiamo appreso il nome della persona dell’anno scelta dal tabloid, l’attivista ambientalista svedese Greta Thunberg (2003, 16 anni), ideatrice del noto movimento Fridays for future, che ha chiesto ai governanti del pianeta di occuparsi seriamente del cambiamento climatico, adottando politiche più incisive per ridurre le emissioni di anidride carbonica (tra i principali gas serra)

Anche il 2020 si prospetta come un anno di battaglie sul clima e rivendicazioni sulla sostenibilità ambientale. Uno fra i tanti comparti interessati al cambiamento sarà di certo il turismo, specie per l’impatto economico destinato a crescere esponenzialmente nei prossimi decenni, favorito dallo sviluppo dei trasporti e comunicazioni, così come una sua “branca” che l’Organizzazione Mondiale del Turismo (United Nations World Tourism Organization – UNWTO) ha definito col termine “turismo sostenibile”. Ma di cosa si tratta nello specifico? Secondo la UNWTO è quella modalità del turismo capace di «soddisfare le esigenze dei turisti di oggi e delle regioni ospitanti prevedendo e accrescendo le opportunità per il futuro. Tutte le risorse dovrebbero essere gestite in modo tale che le esigenze economiche, sociali ed estetiche possano essere soddisfatte mantenendo l’integrità culturale, i processi ecologici essenziali, la diversità biologica, i sistemi di vita dell’area in questione». I prodotti turistici sostenibili sono dunque quelli che agiscono in armonia con l’ambiente, la comunità e le culture locali, in modo tale che essi siano i beneficiari e non le vittime dello sviluppo turistico.

Quasi profetico sullo sviluppo del green tourism fu, nel 2016, l’allora - ed anche attuale - ministro del MIBACT (Ministero per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo) on. Dario Franceschini che proclamò l’Anno Nazionale dei Cammini d’Italia cogliendo al balzo la visione del Consiglio d’Europa e della UNWTO. Il progetto incentivò gli itinerari culturali percorribili a piedi, grazie ad un nuovo approccio al modo di viaggiare e diverso dalle classiche rotte turistiche attraversando rovine millenarie, percorrendo storiche vie religiose e commerciali, borghi medievali, antichi impianti industriali, immersi nel verde e nel silenzio della natura.

L’obiettivo è quello di percorrere l'Italia «a passo lento, riscoprendo un patrimonio diffuso fatto di arte, buon cibo, paesaggio e spiritualità», come affermò allora il ministro Franceschini, poiché «carattere originale ed essenza del nostro paese». Oggi, nel sito del ministero, alla voce “Cammini d’Italia”, è possibile avere informazioni precise sui percorsi, i servizi disponibili e le modalità di raggiungimento dei luoghi.

È proprio in questa cornice che la Sardegna si è inserita, con vari progetti e iniziative, negli itinerari e percorsi turistici minerari dismessi che rappresentano una proposta innovativa del turismo sostenibile. La più grande community del trekking italiano “Cammini d’Italia” ha lanciato un sondaggio sul suo sito camminiditalia.org incoronando come migliore percorso il cammino minerario di Santa Barbara che si sviluppa nella subregione storica del Sulcis-Iglesiente per oltre 500 km attraversando 30 diversi comuni. Circa tremila i pellegrini censiti negli ultimi due anni lungo l’itinerario che può essere percorso anche per brevi tragitti, con tanto di credenziali e iscrizione.

Il percorso isolano ha guadagnato ben 1212 preferenze tra i quasi seimila utenti che hanno espresso un voto su 98 diversi cammini. Nel podio, al secondo posto, il cammino di San Francesco di Paola, in Calabria, con 1082 preferenze e al terzo la via Francigena, con 343 voti, già percorso europeo che dal Sud dell’Europa arriva a Roma attraverso parte della penisola.

«Per il Cammino minerario di Santa Barbara (visita il sito www.camminodisantabarbara.org) si tratta di un prestigioso risultato che, a soli tre anni dalla costituzione della Fondazione CMSB, che ha dato avvio alla sua operatività – ha commentato Giampiero Pinna, geologo e presidente della Fondazione, con una nota nel sito internet - premia l’impegno di tutti i sindaci del territorio che hanno creduto nel progetto e della Regione Sarda che lo ha sostenuto. Ma, soprattutto, è un risultato che va ascritto all’impegno di un gruppo di lavoro coeso, motivato e professionale e ai giudizi positivi finora espressi dai tanti pellegrini-escursionisti italiani e stranieri che finora lo hanno percorso». Attraverso i luoghi di culto dedicati alla patrona dei minatori, l’obiettivo è quello di far riscoprire gli antichi percorsi delle miniere costituiti dai sentieri battuti dai minatori per recarsi nei luoghi di lavoro e dalle ferrovie realizzate in passato per il trasporto dei minerali grezzi, lungo i quali è conservato un patrimonio inestimabile che racconta la nascita e lo sviluppo dell’industria nel Sulcis Iglesiente.

In foto il Cammino di Santa Barbara con il suggestivo panorama del Pan di Zucchero

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