Sanremo 2020: “Facciamo un passo indietro”

Sanremo è stato vinto da Diodato con il brano “Fai Rumore”. Detto questo possiamo cominciare, partendo proprio dal rumore perchè come sempre accade quando si parla del Festival della Canzone Italiana, ciò che realmente fa clamore è estraneo alla musica in senso stretto. Anche per questa settantesima edizione, la tradizione è stata rispettata ma forse toccando, volutamente o meno, malamente o meno, tematiche talmente delicate, una fra tutte quella della disparità di genere, da suscitare reazioni contrastanti e divisive tra chiunque. L’origine di tutto, già dalla presentazione ufficiale del Festival alla stampa, è da imputare ad un atteggiamento e da alcune specifiche frasi del conduttore designato per questa edizione, Amadeus, pronunciate con poca, o forse troppa astuzia. Il conduttore, attorniato dalle sue undici co-conduttrici, avrebbe detto in riferimento ad una di esse, Francesca Sofia Novello, fidanzata di Valentino Rossi, che una delle motivazioni per cui è stata scelta “oltre ad essere molto bella”, motivazione in evidenza anche per le altre dieci co-conduttrici, ha avuto “[…] la capacità di stare vicino a un grande uomo stando un passo indietro“. Da questa specifica frase, sicuramente sfortunata, si è dato il via a quello che si può definire “Festival del Monologo”, di cui la maggior parte del mondo femminile (e non) della televisione italiana ha voluto dire la sua, passando per i social, o per interviste, o sfruttando lo stesso mezzo televisivo e la stessa manifestazione canora, dimostrando quanto possano essere scottanti certe tematiche specialmente nel nostro paese. Non mi soffermerei molto su quanto accaduto durante le serate del Festival, sarebbe ipocrita da parte mia avere la presunzione di riuscire a descrivere l’indescrivibile senza cadere nella tentazione di approfondire ogni singolo intervento, di definirne molti come scontati, altri come decisamente ridicoli e mal posti, stucchevoli o bellissimi, quindi non nominerò Benigni, Diletta Leotta, Bugo e Morgan o altri. Mi limiterò solo a dire che la disparità di genere in Italia è palpabile in ogni area, specialmente nel mondo del lavoro dove l’evidenza del fatto è matematicamente valutabile con un semplice paragone salariale.

Sanremo è stato all’insegna del NO alla violenza di genere, a supporto di chi ha bisogno, o almeno diciamo che ci ha provato. Non credo quindi che Amadeus sia un sessista misogino, forse d’ora in avanti però farebbe meglio a scriversi un canovaccio più ricco, da rileggere e correggere molte volte, soprattutto se il compito è quello di presentare alla stampa il festival di Sanremo che, dalle polemiche pre, durante e post, ha sempre tratto nutrimento. Ma diciamolo chiaramente, applichiamo un pochino di teoria del complotto: il festival è stato letteralmente incentrato sull’avere la figura femminile in primo piano, cosa buona e giusta a prescindere dal fatto che forse alcune cose potevano essere evitate, quindi Amadeus: hai giocato un’ottima partita, che senza un Talento con la T maiuscola come Fiorello, non avrebbe avuto gli stessi risultati. In ogni caso, non è una novità per Sanremo l’avere come punto focale la figura femminile, e per capirlo è bene prendere alla lettera Amadeus e fare un passo indietro, ma nel tempo, arrivando sino al 1951, anno in cui in Liguria si tiene la prima edizione del Festival della Canzone Italiana. In queste settanta edizioni la figura femminile ha sempre avuto un ruolo chiave nella kermesse sanremese. 11 le conduzioni piene: Lilli Lembo e Giuliana Calandra nel 1961, Maria Giovanna Elmi con Stefania Casini, Beppe Grillo e Vittorio Salvetti nel 1978, Loretta Goggi con Sergio Mancinelli, Mauro Micheloni ed Anna Pettinelli nel 1986, Rosita Celentano e Paola Dominguin con Danny Quinn e Gianmarco Tognazzi nel 1989, Raffaella Carrà con Megan Gale, Enrico Papi e Massimo Ceccherini nel 2001, Simona Ventura nel 2004 con Paola Cortellesi, Maurizio Crozza e Gene Gnocchi, Antonella Clerici nel 2010, nel 2018 il duo Michelle Hunziker e Claudio Baglioni, nel 2019 Virginia Raffaele con Claudio Bisio e Claudio Baglioni, senza tener conto di vallette e co-conduttrici. Passiamo poi alle voci vincitrici, ben 25 nomi con vittorie plurime, partendo da Nilla Pizzi per poi arrivare ad Arisa, passando per Iva Zanicchi, Giorgia, Emma Marrone e tantissime altre interpreti che hanno reso grande il festival.

La vera protagonista “femminile” del festival, da sempre è un’altra, capace di scalzare dal trono qualsiasi contendente: la reale protagonista è la Canzone appunto. Magari durante la rassegna non sembra esserlo, ma lo diventa nei fatti e nei ricordi che restano impressi di ogni edizione. I protagonisti non sono i cantanti che interpretano (e in questa edizione di interpretazioni ottime e da dimenticare ne abbiamo avuto diverse), tantomeno la conduzione dell’una o dell’altra edizione o le polemiche promozionali che ci allietano nei pre serata ad avere il ruolo principale nel Festival, ruolo che assume anche portata internazionale dato che la canzone vincitrice, dal 1956 (eccezion fatta per il periodo tra il 1998 e il 2010), ottiene il diritto di rappresentare l’Italia all’Eurovision Song Contest, che trae ispirazione proprio dal festival italiano e vede fronteggiarsi canzoni provenienti da tutta Europa. Ovviamente sarebbe ipocrita pensare che questa predominanza della canzone rispetto al contorno risulti ad oggi evidente come agli inizi, negli anni la distinzione canzone-cantante è diventata un aspetto più per gli addetti ai lavori che per il pubblico, ma ricordarlo ci permette di capire che infine è il messaggio contenuto nei brani presentati (quasi tutti) a poter dare spessore e non solamente la popolarità o meno dell’artista interprete, che ne diviene vettore. Riassumendo, possiamo dire che, come ogni anno Sanremo resta in massima parte uguale a se stesso, dove conduttore, brani, interpreti, gossip, abiti, polemiche, sono elementi fondanti ed eterni. Per concludere in bellezza, è d’obbligo ricordare che la vera certezza di Sanremo, capace di emozionare nel modo più genuino che ci sia, è solo una: il Maestro Beppe Vessicchio! Inimitabile!

 

Vi saluto, a presto.

 

© Riproduzione riservata

© Riproduzione Riservata - Sardegna Società