Al centro della storia portatori di speranza

I giovani nella Chiesa certamente non mancano. Da giovane, per me è sempre una gioia vederli in un contesto ecclesiale, perché sono la prova che la fede non è un’esclusiva delle persone più avanti negli anni. I giovani sono anche segno di speranza, di una Chiesa sempre giovane come Gesù (“Gesù Cristo sempre giovane”, titolo del secondo capitolo dell’Esortazione Apostolica “Christus Vivit”, di Papa Francesco). Questa è una ricchezza che siamo chiamati a custodire e a far crescere. I giovani, così come la speranza, vanno fatti crescere, appunto. Oggi stiamo facendo questo? Alla fine del paragrafo 25 della “Christus Vivit”, troviamo uno spunto significativo su cui riflettere: “Ogni giovane, quando si sente chiamato a compiere una missione su questa terra, è invitato a riconoscere nella sua interiorità quelle stesse parole che Dio Padre gli rivolge: «Tu sei mio figlio amato»”.

Coinvolgendo i giovani contribuiamo ad alimentare in essi questa chiamata e questa consapevolezza di essere amati dal Padre. Allora capiamo che nessun giovane può sentirsi escluso. Non è sempre facile, però sarebbe bene che ci si adoperasse affinché ogni ragazzo/a delle nostre comunità non si senta tagliato fuori. Questo vale sia per i giovani che fanno parte di un movimento, di un’organizzazione, di un oratorio ecc, sia per quelli che, per svariate ragioni, non partecipano in nessuno di questi modi alla vita parrocchiale. I nostri ragazzi si allontanano troppo spesso dalle nostre realtà e tutti possiamo dare il nostro apporto affinché ciò non accada. Facciamo sì che nessuno di loro si perda, facendoli sentire parte fondamentale della Chiesa, perché essere annunciatori del Vangelo significa anche questo.

 

 

 

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