I Cieli di Sangue: il cammino della rovina

Trama: I regni di Sunju e di Kaewang sono in lotta da secoli, solo un’alleanza matrimoniale potrà salvarli dal logoramento. Eppure, non tutti i principi sono favorevoli a riporre le armi. Mentre le dispute dilagano nella corte di Sunju, perpetrate da quattro fratelli mossi da reciproci rancori, nel regno di Kaewang sbocciano le prime incomprensioni tra il principe e la principessa gemelli, divisi dalla successione al trono. Oltre la muraglia che separa i due regni dai territori selvaggi un potere spietato è racchiuso tra le mani di una piccola tribù del deserto, quello dei Cieli di Sangue. Chi riuscirà a ottenerlo, garantirà la supremazia del proprio regno.
Tra alleanze, inganni e omicidi, ognuno dei pretendenti al trono tenterà di conquistare ciò che desidera.

 

Ritorno al fantasy con un romanzo scritto a quattro mani da due autrici italiane. Ad attirarmi è stata l’ambientazione davvero molto originale: si tratta infatti di un mondo che ricalca un fittizio medioevo orientale. Cina, Corea e Giappone sono miscelati in un mix irresistibile e rendono la narrazione davvero intrigante e particolare.

La storia ruota attorno alle due famiglie reali di due regni in conflitto, Kaewang e Sunju, e per mantenere la pace viene proposto un matrimonio. Eunji, principe di Sunju, per capriccio decide di non voler sposare Aerum, principessa di Kaewang, e la umilia presentandole una donna – una dama di corte – come sua futura sposa. L’accordo matrimoniale salta ed è il fratello di Aerum, Yong, a sposare la prima principessa di Sunju, Mi-sun. Alla storyline si aggiungono anche altre due coppie altrettanto interessanti: Song e Saran e Shin e Yuki.
Da questo momento in avanti il destino delle coppie si snoderà e prenderà strade differenti, per poi congiungersi verso il finale.

Il libro è scritto molto bene, è scorrevole e c’è il giusto equilibrio tra le parti; non ci sono sequenze da ampliare né da tagliare e, soprattutto, non si nota il cambio di stile tra le due autrici. Scrivere a quattro mani non è facile, eppure loro sono riuscite ad amalgamarsi creando uno stile unico e armonioso.

Le descrizioni sono precise e poetiche, permettono al lettore di immergersi in un universo che profuma di antico oriente. Anche i personaggi sono molto ben delineati, nonostante siano tanti ciascuno di loro ha un modo di pensare e di agire differenti e si entra subito in empatia.

Ci sono comunque degli aspetti negativi che vorrei sottolineare. Benché il testo sia nel complesso molto buono, ci sono delle pecche. Innanzitutto, alcune scene e azioni risentono di un’ingenuità di fondo che, visto l’epoca in cui è ambientata la storia, andrebbero evitate. Si tratta di inesattezze facilmente eliminabili. In secondo luogo, mi aspettavo di trovarmi di fronte a un romanzo sulle lotte per il potere e il possesso del trono, invece tutto ciò è passato in secondo piano a favore delle storie d’amore che vengono snocciolate pian piano nel corso della narrazione, ma che lo rendono di fatti simile a un Harmony. Solo verso la fine qualcosa si smuove in questo senso e ne sono rimasta piacevolmente colpita, spero che il secondo volume possa regalarci più azione.

Consiglio questo libro a chi ama l’oriente e ha il desiderio di innamorarsi di personaggi e ambientazioni ben costruite.

 

 

 

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