A proposito dei 24 CF

Con la legge n. 59 del 1997 “Delega al Governo per il conferimento di funzioni e compiti alle regioni ed enti locali, per la riforma della Pubblica Amministrazione e per la semplificazione amministrativa”, abbiamo una vera e propria rivoluzione e trasformazione del sistema scolastico italiano, in quanto viene attribuita alle scuole l’autonomia scolastica, cioè la capacità da parte delle scuole di operare nell’interesse del proprio contesto e dei suoi allievi. Autonomia significa adottare un modello policentrico, sviluppando le proprie capacità progettuali, attraverso forme di innovazione didattica, ponendosi a servizio della propria comunità locale.
La recente legge 107/2015 conosciuta come “La Buona scuola”, si pone l’obiettivo di dare piena attuazione alle norme previste dall’autonomia, cioè la garanzia della libertà di insegnamento; il pluralismo culturale; la progettazione di interventi di educazione e formazione che mirano allo sviluppo della persona; interventi progettati e attuati che rispondano alle esigenze delle famiglie e ai bisogni degli allievi. Il fine di tutto ciò è garantire il “successo formativo”.
Ma come garantire questo successo formativo? Ponendosi in rapporto con una popolazione scolastica eterogenea, portatrice di bisogni educativi speciali, di disturbi specifici di apprendimento, di diverse abilità. Il docente in questo panorama ha quindi prima di tutto un compito educativo prima che istruttivo, necessario per garantire un percorso di istruzione e formazione nel rispetto dell’individualità degli allievi. Ecco perché secondo le ultime disposizioni del decreto salva precari è necessario che ogni docente provveda all’acquisizione dei 24 CF in discipline psicologiche, pedagogiche, sociologiche, facenti parte delle cosiddette scienze umane.

Sostengo che sia un dovere avere una base di formazione nelle scienze umane, le scienze dell’uomo. Lo sostengo come docente e come educatrice, perché oggi la scuola ci richiede ulteriori competenze e compiti, non solo come docenti ma soprattutto come educatori. La richiesta dei 24 CF ha suscitato diverse opposizioni tra i vari docenti, creando divisioni e malcontenti. Ma oggi il docente deve necessariamente avere uno sguardo diverso nei confronti degli allievi. Io sono una di queste docenti: ho scelto di riconoscere l’individualità di ogni allievo, di lavorare con ognuno di loro attraverso una progettualità che permetta loro di tirar fuori il potenziale che hanno in sé.
Compito difficile e anche faticoso, ma che se si vive il proprio ruolo professionale con passione, sa che oggigiorno è necessario, e che alla fine è l’unico modo per raccogliere buoni profitti e instaurare efficaci relazioni con il contesto classe.

 

 

 

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