Il talento gagliardo e appassionato di una giovane donna

 

Voce potente, accompagnata da lucida consapevolezza tecnica, duttile sensibilità scenica, personalità intraprendente e spigliata: lei è Martina Serra, giovane e talentuoso mezzosoprano di Cagliari che lo scorso dicembre ci ha deliziati in Hänsel und Gretel nel ruolo della strega cattiva. L’abbiamo incontrata per farvela conoscere meglio. E la freschezza contagiosa dei suoi sorrisi ci ha conquistati subito.

 

Martina, quando e come nasce la tua passione per la musica?
È stato un colpo di fulmine. Tutto è partito da una foto, vista all’esterno di una scuola di musica quand’ero ancora bambina. Ritraeva un bambino che suonava il pianoforte e io ho pensato dentro di me “voglio suonarlo anche io!”. Così all’età di sei anni ho iniziato – per mia iniziativa – a studiare pianoforte. Poi, sempre per caso – forse per vocazione – verso gli undici anni mi sono appassionata al canto lirico. Ma ero troppo giovane e ho dovuto aspettare di crescere un po’: a sedici anni mi sono iscritta al conservatorio e mi sono dedicata interamente al canto, accantonando completamente lo studio dello strumento.

 

Poi ti sei diplomata e hai raccolto importantissimi riconoscimenti. Come li hai vissuti?
Sì, certamente! Per la mia formazione ho seguito diversi corsi di perfezionamento e Masterclass. Dopo il diploma,  conseguito nel 2014, ho iniziato a lavorare in teatro, debuttando nel 2016: è da lì che sono arrivati i primi, inaspettati riconoscimenti. Tra i più recenti c’è senz’altro la borsa di studio, vinta a Cagliari, per andare a frequentare la Masterclass all’Accademia Renato Bruson di Busseto. Dove, a marzo 2019, ho vinto il premio Maria Callas, consistente in una borsa di studio per proseguire il corso presso la stessa Accademia. Mi fa piacere ricordare anche l’importante ammissione all’Accademia del Teatro alla Scala: quest’anno infatti lascerò la mia città per trasferirmi a Milano, così da poter frequentare i corsi di perfezionamento della prestigiosa istituzione. Questi sono risultati che innegabilmente mi colmano d’orgoglio e che rappresentano la migliore ricompensa ad anni di sacrifici e di studio costante.

 

Sacrificio e studio: quanto è impegnativo fare la cantante lirica?
In termini di tempo lo studio non ha un peso eccessivo: tra le due e le quattro ore al giorno, a seconda degli impegni, del ruolo da “mettere in gola”. Quel che incide di più nella quotidianità di un cantante è l’aspetto psicologico. Quando preparo una parte, ad esempio, mi scopro a pensarvi continuamente, cercando di approfondire e limare gli aspetti interpretativi. Il canto è come una ossessione. Una meravigliosa ossessione che non ti abbandona mai. Inoltre nel mio caso bisogna tenere conto del mio essere mamma. In questo mi reputo molto fortunata, perché i miei genitori e mio marito mi aiutano davvero tanto a conciliare due ambiti così importanti della mia vita. Di fatti la maternità non ha sottratto e non sottrae neppure oggi troppo spazio alla musica.

 

Quali sono le cantanti che ascolti? Quali rappresentano un modello per te?
Io adoro le cantanti del passato. I miei punti cardinali sono rappresentati da Giulietta Simionato e da Ebe Stignani. A loro però aggiungo Franco Corelli. Che non è evidentemente un mezzosoprano: ma si tratta di un cantante da cui traggo continui insegnamenti. Confesso che imparo molto anche da voci diverse, molto diverse dalla mia. E vi presto grande attenzione. Tra i cantanti contemporanei prediligo la georgiana Anita Rachvelishvili, che sta avendo un successo straordinario in tutto il mondo. Ne apprezzo soprattutto l’uso delle sfumature e del colore, che arricchiscono straordinariamente le sue capacità vocali, senza però trascurare volume e proiezione. E il pubblico sta dimostrando di apprezzare molto questa sua impostazione, completa e ricca nella modulazione.

 

I giovani e la musica lirica. Tu, giovanissima e appassionata cantante, cosa faresti per avvicinarli a questa esperienza?
Credo che si debba cambiare il canale con cui comunichiamo con loro, mettere l’opera in tv non è certo l’unica soluzione. Dovremmo sforzarci di entrare nel loro mondo e portarvi dentro l’opera, provando ad intercettare il loro interesse: penso a quanto successo raccolgano in Europa numerosi flashmob dedicati alla musica colta. Penso che occorrerebbero investimenti maggiori, nei teatri, nelle scuole, in progetti educativi e formativi. È un tema complesso e delicato. Sul quale gravano miopia e trascuratezza, soprattutto nel nostro paese.

 

Il 2019 si è chiuso da poco e ti ha portato grandi soddisfazioni. Per il 2020 che cosa ti auguri?
(Sorride) Mi auguro di farcela! Ho numerosi progetti ed impegni, spero di portare avanti tutto ciò che ho messo in cantiere. Sono molto determinata e lavorerò per riuscirci. Perché il talento da solo non basta, occorrono costanza, disciplina e tenacia.

 

 

 

Foto di Alexandra Mascia 

© Riproduzione riservata

© Riproduzione Riservata - Sardegna Società