Ho una pulce nel letto

Ogni viaggio da me condotto e vissuto un mondo alla volta, ha sempre recato con sé una miriade di ricordi, aneddoti, storie, ombre e colori da cui poter tessere le trame di un bel racconto. Tutto questo è anche marcato da quegli oggetti e immagini che riempiono le mensole della mia stanza. Tra queste c’è una foto che oggi attira maggiormente la mia attenzione. È la foto dell’ultimo gruppo di volontari con cui ho fatto un’esperienza in Romania, la scorsa estate. Siamo sei, ricordo bene il luogo e il momento dello scatto, siamo sorridenti e dietro di noi un grande cartello con scritto Roman. Sì, eravamo all’ingresso della città o forse all’uscita, dipende dai punti di vista. Un attimo prima eravamo in un campo rom. Di questa esperienza ti racconto una cosa curiosa: tutte le sere, al rientro dal campo, riprendevamo fiato, magari davanti a un buon caffè, sotto la tettoia della casa in cui eravamo ospiti. Non c’era grande bisogno di parlare, lasciavamo che, come la luce del sole che tramontava, anche le immagini del Servizio appena vissuto, dei bambini, delle famiglie, dei sorrisi, scivolasse in fondo al cuore. Tutti in silenzio a guardare il nulla, dove in realtà si scorgeva tutto. Poi, dopo qualche minuto, quel silenzio mutava in da farsi. Ad un tratto si potevano vedere sei ragazzi tutti assorti e indaffarati a fare una cosa ben precisa. Uno dopo l’altro, tutti eravamo concentrati ad ispezionarci gambe e braccia alla ricerca di punture di pulci! Si esatto le pulci. Se qualcuno trovava su un braccio una piccola brugola subito chiedeva all’altro: “Pulce?” “Nah quella è zanzara”, “E questa?”, “Sì quella è pulce”. Già le pulci: un piccolo inconveniente che si corre quando si vivono certe esperienze e in certi ambienti, ma nulla di grave o di non risolvibile con una risata.

Proprio qualche giorno dopo il rientro, da questa esperienza, nel cuore della notte, non so perché, mi sono svegliato, ho guardato l’ora, erano le quattro del mattino, troppo presto per alzarmi, allora mi sono voltato, ritrovandomi a pancia in su e, a un tratto, ho sentito un pizzico nella schiena. Ho pensato ci fosse qualcosa nel letto che poteva pungermi, ho acceso la luce, ho controllato e niente. Dopo alcuni minuti di nuovo lo stesso pizzico, mi sono fermato un attimo a riflettere e in un baleno ho realizzato: da quel campo rom mi ero portato un souvenir. Ho una pulce nel letto! È proprio una pulce, se fosse stata una zanzara, al voltarmi di schiena, l’avrei schiacciata, e poi il morso è diverso: quello della pulce è lungo e intenso, come un ago che ti entra nella pelle. E sì proprio così. Ormai sono passati mesi e con la pulce siamo diventati buoni amici, gli ho persino dato un nome: Tudor.

Ma perché vi parlo della mia amica pulce? Perché di questo souvenir? Potevo parlarvi delle scatolette che ho vicino alla scrivania dove in uno c’è la terra rossa del Madagascar, in un’altra l’erba di un prato di Betlemme, in un'altra ancora la cenere di un falò in Thailandia. Beh, ormai mi conosci, ormai sai che dai miei ragionamenti parto sempre dalle cose più disparate. C’è tempo per gli altri racconti. Ormai sai che qualunque cosa in questo mondo mi consegna qualcosa e la pulce, nel suo piccolo, una sera qualcosa mi ha consegnato. Mi ha dato lo slancio, come il suo saltare, verso una riflessione interessante: mi ha fatto pensare alla speranza. La speranza è come un morso di pulce che non riesci ad acchiapparla ma ogni tanto ti pizzica e ti dice "Ehi io ci sono". Non la scacci via facilmente la speranza, non è come una zanzara, se provi ad acciuffarla balza via, ma c'è, eccome se c'è! Nei momenti più inaspettati, più silenziosi e più bui, come per me quella notte, ci si presenta innanzi e il suo morso destabilizza. Come destabilizza? E sì, perché quando arriva la notte più fitta nulla sembra levarci via da questa discesa, invece la speranza scombina, in bene, le nostre attese. La speranza mi ha consegnato una frase bellissima che, chi mi conosce bene sa che ho fatto diventare il motto della mia vita: "Quando non ce la faccio più, ce la faccio ancora un pochettino". Penso anche che quando abbiamo bisogno della speranza, potrebbe essere difficile individuarla nel caos, nella vista generale delle nostre stanze, proprio come individuare una minuscola pulce. Bisogna fermarsi un attimo e centimetro dopo centimetro cercarla nella nostra camera, o meglio nella nostra vita. E tutto si divide tra una costante ricerca di speranza e dall’altra una paziente attesa che questa ci punga. E per far questo ormai sai meglio di me che l'unico sistema è vivere ogni circostante e ogni intima parte, un mondo alla volta.

 

 

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